La contromossa del Quirinale è stata mettere nero su bianco che parlare di “colpo di Stato” è “assurdo”, che le sentenze vanno solo “applicate”, che la solidarietà a Berlusconi si può dare in mille altri modi e non con i metodi decisi ieri dall’assemblea del Pdl. Quella del presidente del Consiglio Enrico Letta è definire il comportamento del Popolo delle Libertà “umiliante per l’Italia” e l’indicazione del percorso che seguirà nei prossimi giorni. Un percorso che – ha precisato il capo del governo – farà in modo trasparente, “davanti agli italiani”, cioè in Parlamento, “cosicché tutti possano prendersi le proprie responsabilità alla luce del sole”. Non si parla ancora di voto di fiducia, anche se resta una delle ipotesi che però sarà vagliata, appunto, insieme al presidente della Repubblica. Ma dalle parti del Pdl sembrano sordi: “Letta sbaglia – dice Renato Brunetta – E’ il Pd che umilia l’Italia”.

Letta, dunque, domani (27 settembre), appena atterrato di ritorno dalla visita ufficiale a New York andrà subito al Colle per fare un punto con Napolitano che d’altra parte ha sentito più volte in queste ore. Il capo dello Stato – ha sottolineato Letta – è “un punto di riferimento centrale per il nostro paese, una guida ferma. Condivido le sue parole dalla prima all’ultima”. Il presidente del Consiglio vuole insomma un chiarimento politico: “Capisco il disagio del Pdl, ma bisogna separare la vicenda di Berlusconi” dalle questioni del Paese “che non può permettersi di tornare indietro”. D’altra parte se i parlamentari del Popolo della Libertà confermassero le proprie intenzioni “dal ‘Muoia Sansone con tutti i Filistei‘” nessuno avrebbe da guadagnare: né il Pdl né Berlusconi né tantomeno l’Italia “che ha bisogno di stabilità politica”. “Sarò netto – ha aggiunto – nel ribadire gli elementi di comprensione rispetto al profondo disagio dentro il Pdl, tra chi ha vissuto in questi 20 anni” l’esperienza del partito, ma “è mio dovere separare le due questioni con nettezza, lo dirò anche in parlamento. Il nostro paese ha bisogno di non tornare indietro nell’instabilità, bisogna andare avanti”. Ma non rinuncia a ripetere le parole di Napolitano: “In Italia non c’è nessun colpo di Stato, c’è lo Stato di diritto”.

Le voci si rincorrono perfino su quando Letta potrebbe presentarsi in Parlamento: secondo alcune fonti già domani, secondo altre la prossima settimana. Sarebbe un modo, insomma, per parlamentarizzare una situazione che, seppure non abbia ancora nessun risvolto pratico, rivela nei fatti un problema politico (e di non poco conto). Chi ha sentito Letta lontano dai microfoni lo descrive come “imbufalito e stufo” di stare dietro ai continui cambi di atteggiamento nei confronti del Governo da parte di Berlusconi e del suo partito. Il presidente del Consiglio ha quindi aspettato che fosse il presidente della Repubblica il primo a intervenire, poi ha messo il carico. “Non parlo di dimissioni o di altra maggioranza, mi fermo qui. Voi correte troppo – risponde ai giornalisti – Abbiamo tante scadenze, abbiamo bisogno di un governo che affronti i problemi. Io so dove andare e lo dirò in Parlamento”. I tempi? Non entro il 4 ottobre perché l’eventuale decadenza di Berlusconi non c’entra. Ma le modalità dei chiarimento “sono necessarie a prescindere. Con l’approdo alla legge di stabilità si conclude una fase di avvio del nostro governo e della nostra azione e inizia la fase più corposa, perché dobbiamo scrivere il bilancio 2014, che sarà nostro, non sarà l’aggiustamento di bilanci scritti da altri”.

Da Parigi il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi si barcamena: “Credo che un momento di verifica sulla fiducia del Paese alla vigilia di appuntamenti tanto importanti sarebbe forse utile. Ma la decisione spetta al presidente del Consiglio. Credo che un governo come il nostro così eccezionale costituito da due grandi partiti non possa andare avanti ogni giorno vivacchiando”. “Forse – conclude Lupi – un momento in cui i due grandi partiti ribadiscano in Parlamento se abbiamo ancora la fiducia per fare cose concrete, il programma di uscita dalla crisi economica e per rilanciare il paese, forse potrebbe essere utile. Ma spetta al presidente del Consiglio decidere e non al sottoscritto”. D’accordo con una verifica anche il viceministro per l’Economia Stefano Fassina: “Serve un passaggio politico di chiarimento – dice – è giusto arrivare a un passaggio parlamentare in cui capire se ci sono le condizioni politiche per andare avanti. Al punto in cui siamo è necessario verificare se ci sono le condizioni per un governo utile per il Paese perché non farebbe bene al Paese prima che al Pd una situazione di stagnazione”. 

Il senatore del Pdl Maurizio Gasparri spiega, ma non chiarisce l’atteggiamento del Popolo delle Libertà: “Mi sembra naturale, è normale che il Governo voglia verificare le posizioni in campo. Letta sarebbe un ingenuo se non lo facesse e ingenuo non è”. Come si comporterà il Pdl? “Vedremo, faremo delle riunioni – risponde il vicepresidente del Senato – la nostra posizione è chiara, siamo convinti del sostegno manifestato a Berlusconi e delle criticità costituzionale che riguarda la retroattività costituzionale che riguarda le legge Severino”. Più chiaro il capogruppo di Montecitorio Renato Brunetta: 

“A essere umiliata è davverol’Italia, ma non da Berlusconi e dai parlamentari di Forza Italia, bensì dai compagni di partito di Letta che, in Giunta per le elezioni al Senato, calpestano la Costituzione e la democrazia, applicando al senatore Berlusconi retroattivamente la legge cosiddetta Severino”. Lo afferma in una nota il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta“Reagire all’ingiustizia – spiega – è ciò che di più nobile possa fare un eletto dal popolo. Non accettiamo di essere trattati da irresponsabili da chi assiste con indifferenza, o peggio con connivenza, alla premeditata eliminazione di un leader di popolo come Silvio Berlusconi”. Daniele Capezzone manda invece a dire a Letta “che l’Italia è umiliata dal giustizialismo. E su questo sconcerta che il Premier si mostri stupito e faccia come Alice nel paese delle meraviglie”.