L’Associazione nazionale magistrati insorge contro la “delegittimazione dei giudici”. Non è solo l’ennesima puntata dello scontro tra politica e giustizia, perché i toni aspri del sindacato delle toghe sono una implicita risposta al presidente della Repubblica (e del Csm) Giorgio Napolitano, che ieri aveva esortato i magistrati ad avere “senso del limite” e a essere “meno difensivi” di fronte alle ipotesi di riforma della giustizia sul tappeto. “Ancora una volta siamo stati bersaglio di attacchi e insulti: non è una novità ma questi comportamenti sono diventati più numerosi e violenti, fino a giungere a una campagna organizzata di delegittimazioni“, ha affermato il presidente  dell’Anm, Rodolfo Sabelli, aprendo il comitato direttivo. “Noi siamo la magistratura che pretende rispetto e vuole le riforme nel rispetto dei principi della nostra Costituzione”, ha aggiunto.

Il comitato direttivo ha poi approvato un documento in cui chiarisce che la magistratura “ha sempre reagito con forte senso di responsabilità, senza spunti polemici e sovraesposizioni personali, alla campagna organizzata di delegittimazione che in modo sempre più insistente colpisce la magistratura nel suo complesso e i magistrati impegnati nella trattazione di delicati processi, evocando una contrapposizione inaccettabile rispetto all’esercizio della giurisdizione”. Lasciando sempre sottointeso l’intervento di Napolitano di ieri, l”Anm rimarca che giudici e pm hanno “sempre contribuito alla discussione sulle riforme con proposte e iniziative destinate a realizzare i principi costituzionali sulla giustizia e i magistrati tutti hanno collaborato attivamente all’attuazione delle riforme già varate, con spirito di servizio e senso del dovere. Proseguiremo costruttivamente su questo atteggiamento”.

Al consiglio direttivo è intervenuta anche Alessandra Galli, il giudice che ha presieduto il collegio della corte d’Appello di Milano che ha condannato Silvio Berlusconi nel processo Mediaset, sfociato poi nella condanna definitiva in cassazione per frode fiscale, aprendo il caso della decadenza da senatore del leader Pdl, sia sotto il profilo della legge Severino sia per l’interdizione dai pubblici uffici, la cui entità deve essere ancora rideterminata. “Siamo stati lasciati soli davanti a questi attacchi. Ci si chiede di imbavagliarci, ci si chiede di essere costruttivi – ha detto con un altro chiaro riferimento alle parole del presidente della Repubblica – si attende che i magistrati facciano qualcosa per la pacificazione, mentre altri tengono comportamenti che sono fuori dallo Stato di diritto”.

La magistratura, ha aggiunto Galli, “nel suo complesso ha tenuto in questi anni un un profilo corretto, l’appello del capo dello Stato è stato accolto e sono diminuiti i casi di sovraesposizione. A Milano abbiamo cercato di portare a termine i processi il più tranquillamente possibile. Ma non si può chiedere alla magistratura il silenzio assoluto”. Bisogna quindi “rompere questo circolo vizioso. Dobbiamo preoccuparci di come la magistratura può far passare risposte puntuali di fronte a critiche e valutazioni fatte prima che una sentenza sia depositata. Se restiamo zitti – ha ammonito – si crea una falsa costruzione della realtà che poi è difficile da smontare. Dobbiamo difendere a monte quello che siamo”. 

Non sono mancati i riferimenti precisi alla questione Berlusconi, che poi è l’epicentro dello “scontro fra giustizia e politica” che spesso Napolitano evoca in modo del tutto generico: “La situazione contingente continua a condizionare le riforme dopo i danni prodotti dalla stagione delle leggi ad personam“, ha detto ancora il presidente Sabelli. Che si è soffermato in particolare sul ddl Palma: “E’ stato presentato ed è stato discusso in commissione in Senato – ha detto – un ddl con nuove ipotesi di responsabilità disciplinare. Ci siamo già espressi in termini negativi in merito, escludendo questa ipotesi dalla revisione del codice disciplinare, non per pregiudizio ma perché queste misure potrebbero portare ad interventi punitivi e a una compressione della libera espressione dei magistrati”.

Secondo Sabelli misure di questo tipo sono il segnale che “la situazione contingente continua a condizionare le riforme”. Su questi aspetti è tornata con forza anche il vicepresidente dell’Anm, Anna Canepa, segretario nazionale di Magistratura democratica: “I magistrati pretendono rispetto e da tempo chiedono riforme della giustizia e le vogliono attuare. Ma dicono no alle leggi contro la Costituzione e alle leggi ad personam”.

La presa di posizione dell’Anm suscita le reazioni del critiche del Pdl: ”È grave e inaccettabile il comunicato col quale l’Anm replica di fatto al presidente Napolitano che aveva esortato la magistratura a superare la conflittualità con la politica e a non essere difensiva ma costruttiva sulle riforme”, dichiara fra gli altri la senatrice Anna Maria Bernini. “E’ inconcepibile – aggiunge la parlamentare – che l’Anm, incapace della minima autocritica anche rispetto ai comportamenti di singoli magistrati, respinga l’appello della più alta carica dello Stato fingendo di non esserne destinataria”.