La casta si tiene la cassa e continua a temporeggiare. Il testo sul taglio del finanziamento pubblico ai partiti torna in commissione. Lo ha deciso l’Aula della Camera con 184 voti di differenza approvando la proposta del presidente della commissione Affari costituzionali Francesco Paolo Sisto (Pdl). E la discussione del disegno di legge subisce l’ennesimo rallentamento.“Non faremo passi indietro sull’abolizione”, aveva promesso il primo ministro Enrico Letta a maggio e luglio 2013. Poi la discussione a inizio agosto e il nuovo rinvio a settembre, ma alle parole non sono seguiti i fatti e la Camera ha chiesto una nuova discussione per “lavorare proficuamente nel merito”. Contrari Movimento 5 Stelle e Lega Nord che contestano alla maggioranza delle larghissime intese (Pd, Pdl, Sel e Scelta Civica) di volersi “tenere il malloppo”.

L’odissea del testo sul finanziamento pubblico ai partiti comincia con gli annunci del primo ministro Enrico Letta su Twitter e passa per “il primo imbroglio” del governo delle larghe intese: l’abolizione in realtà è mantenimento dei fondi fino al 2017, ma riducendone progressivamente l’entità. Procedimento a cui si era ipotizzato di affiancare un nuovo sistema, il due per mille: i contribuenti che non dichiarano esplicitamente di voler destinare i propri soldi all’erario, finanziano automaticamente i partiti. Un punto fin da subito il Pdl ha proposto di eliminare. Ma il rebus restano soprattutto i 150 emendamenti presenati, molti dei quali in contrasto tra di loro. La discussione fissata per il 7 agosto era stata rimandata a dopo il 10 settembre. Una gara al rinvio fino ad arrivare ad oggi.

“La decisione – ha detto Sisto – è condivisa da una larga maggioranza tranne che dal M5S e dalla Lega Nord nel comitato dei 9 e ha la finalità di conferire il mandato ai relatori a condizione di tornare quanto prima in aula”. A votare contro al rinvio, voluto per esaminare alcuni emendamenti presentati, sono stati Movimento 5 Stelle e Lega Nord. A esprimersi a favore sono stati Pdl, Pd, Scelta Civica, Sel.

“La maggioranza delle larghissime intese”, commenta su Facebook il deputato M5S Riccardo Fraccaro e segretario di presidenza alla Camera, “rinvia ancora una volta il ddl sul finanziamento pubblico ai partiti. La casta vuole tenersi stretto il malloppo o il governo cade! Il MoVimento 5 Stelle darà battaglia”. Anche l’ex capogruppo Roberta Lombardi scrive: “In aula i partiti stanno ancora una volta rinviando l’esame del disegno di legge sulla (finta) abolizione del finanziamento pubblico, giù le mani dal malloppo”. Dalila Nesci rilancia e su Twitter lancia un hashtag ad hoc: #nonvoglionomollareilmalloppo. Così Riccardo Nuti, capogruppo alla Camera: “I partiti sono ostaggio dei clan del rinvio”.

Il rinvio è stato chiesto dalla maggioranza per “consentire di lavorare proficuamente nel merito”. Sel e Pd permettono di rallentare i lavori e “valutare meglio gli emendamenti presentati”. Un rallentamento ulteriore dei lavori che non convince nemmeno la Lega Nord. “Abbiamo notato”, ha detto Matteo Bragantini, vicepresidente dei deputati del Carroccio, “negli ultimi mesi, che c’è sempre un motivo per rinviare la discussione e per cominciare le votazioni. Se veramente la maggioranza intende portare avanti questa riforma, ci auguriamo che il provvedimento sia al primo punto della settimana prossima. Altrimenti vuol dire prendere in giro i cittadini. La maggioranza dica chiaramente qual è la sua posizione e dimostri con i fatti di essere contraria al finanziamento pubblico dei partiti”.