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L’ok del governo a un resort extralusso anche a Ostuni nonostante i no di Soprintendenza e Regione. Ambientalisti ricorrono al Tar, Bonelli: “Meloni vende la costa agli stranieri”

Il progetto della Four Seasons, la catena che ha tra i principali azionisti Bill Gates, è finanziato anche da un'immobiliare israeliana. I pareri negativi superati attraverso l'autorizzazione Unica Zes, Zona economica speciale
L’ok del governo a un resort extralusso anche a Ostuni nonostante i no di Soprintendenza e Regione. Ambientalisti ricorrono al Tar, Bonelli: “Meloni vende la costa agli stranieri”
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Via libera al resort extralusso in un’area incontaminata, nonostante il parere negativo di Regione e Soprintendenza. Succede a Ostuni, in Puglia, come è successo a Tavolara in Sardegna. Un progetto da circa 100 milioni di euro che reca il marchio Four Seasons, la catena alberghiera di lusso che ha tra i principali azionisti il magnate statunitense Bill Gates. Finanziato anche da Omnam Investement Group, immobiliare israeliana fondata da David Zisser che recentemente ha tentato, senza riuscirci, di realizzare un altro mega resort di lusso sulla Costa Ripagnola, in Valle d’Itria. “Siamo di fronte a un nuovo scempio annunciato. In un’area paesaggisticamente integra e di grande valore ambientale. Per questo motivo presenterò un’interrogazione parlamentare su questa vicenda”, ha denunciato Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

L’autorizzazione

Una vicenda nazionale, a tutti gli effetti. Una questione politica, indiscutibilmente. La struttura commissariale che fa capo al governo ad ottobre 2025 autorizza un grande complesso turistico-alberghiero e commerciale in contrada Mogale, a sud di Ostuni. Senza tener conto dei pareri sfavorevoli di Regione e Soprintendenza. Contrarietà superate attraverso l’autorizzazione Unica Zes, Zona economica speciale, il procedimento semplificato e accelerato per realizzare nuovi insediamenti industriali, produttivi e logistici nelle 8 regioni del Sud Italia, tra le quali la Puglia appunto, oltre a Marche e Umbria. Per questo motivo varie associazioni, tra cui Libero Comitato per la salvaguardia della Costa di Ostuni, Legambiente, Italia Nostra comitato nazionale e Geos Ostuni a gennaio 2026 presentano ricorso al Tar contro la concessione della Zes. Ma anche su un “rilevante consumo di suolo” in una zona sottoposta a molteplici vincoli, tra cui quello della “Costa del Comune di Ostuni” e le tutele del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.

Il resort

Per capire meglio, un po’ di geografia e qualche numero, sull’area e sul progetto: verso monte l’arteria costiera adriatica che collega Bari e Lecce; dall’altro la linea costiera e al centro terreni privi di qualsiasi costruzione. Solo dune e zone retrodunali nelle quali crescono il giglio di mare, l’eringio marittimo e l’ammofila. Specie vegetali che costituiscono anche una difesa naturale all’erosione. Insomma, un tratto di costa incontaminata. Particolarmente attraente. Così ecco che nel 2020 la società Merletto srl, con sede a Roma, diventata proprietaria dei terreni e propone una variante al piano di lottizzazione, per la realizzazione di un resort di lusso a 5 stelle. “Situato in un paesaggio rurale e idilliaco, vicino alla storica città di Ostuni, il resort sul mare offrirà agli ospiti comfort, privacy e l’opportunità di vivere le vere tradizioni della regione”, viene spiegato sul portale Mohari. “Con 29 residenze, e accesso ad ampie strutture tra cui piscine coperte ed esterne, offerte farm to table focalizzate sulla fattoria agricola, una spa e centro fitness, spazi per eventi e matrimoni e beach club indipendenti”. Per un totale di 49 fabbricati dislocati su circa 8,8 ettari.

Bonelli: “La destra consegna pezzi di costa a investitori stranieri”

“Questa destra, nemica dell’ambiente, sta consegnando pezzi di costa italiana incontaminata a investitori stranieri e speculatori immobiliari, in nome di una crescita che in realtà arricchisce pochi e devasta il territorio per tutti”, denuncia Bonelli, che aggiunge: “Siamo di fronte all’ennesimo caso in cui la Zes Unica viene trasformata in una scorciatoia per aggirare i vincoli previsti dalle leggi ordinarie, in un’area che ricade peraltro in una zona di protezione faunistica”.

I no di Regione e Soprintendenza

Insomma la questione ruota proprio intorno all’Autorizzazione Unica che non avrebbe tenuto in alcun conto dei pareri contrari della Regione e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Che esprime parere negativo una prima volta a dicembre 2024 affermando che la realizzazione del progetto “costituirebbe un importante elemento di pressione antropica e urbanizzazione per l’area che conserva ad oggi un altro grado di ruralità e naturalità, determinando un considerevole consumo di suolo”. Non è tutto. Il paesaggio subirebbe “un’alterazione irreversibile del carattere morfologico e funzionale del sistema rurale costiero dell’agro di Ostuni, fondato sul rapporto tra gli insediamenti rurali permanenti, più o meno storicizzati, e i mosaici dei territori rurali e storico culturali di interesse paesaggistico”. Senza contare l’interferenza diretta ad alcune “cavità ipogee datate, nella documentazione specialistica archeologica, genericamente ad età medievale”. Parere “contrario” ribadito a maggio 2025. Quanto alla Regione, la sezione Urbanistica, a luglio 2025 esprime delle osservazioni negative rilevando che l’intervento sottrae superfici, non è conforme al Piano Regolatore Generale e non rispetta il Piano Paesaggistico Territoriale. Osservazioni ribadite ed integrate a settembre dello stesso anno. Aggiungendo che il resort ricadrebbe nell’area di protezione faunistica “Oasi Villanova-Punta Penna Grossa”.

Le associazioni ambientaliste ricorrono al Tar

Criticità ribadite dalle associazioni ambientaliste che sono ricorse al Tar. Puntando tuttavia sull’utilizzo improprio della normativa sulle Zes. Dal momento che la procedura semplificata sarebbe stata utilizzata per una operazione immobiliare e non per un progetto con ricadute occupazionali certe. Non è tutto. Le associazioni denunciano che la struttura di Missione Zes si sarebbe sostituita alle competenze del Comune di Ostuni in materia urbanistica. Non solo: l’autorizzazione sarebbe stata rilasciata condizionata alla futura acquisizione della Valutazione di Impatto Ambientale. Infine, mancherebbero nella documentazione presentata analisi finanziare e cronoprogrammi, elementi imprescindibili per la procedura Zes. In attesa del Tar le associazioni continuano a ribadire la estrema delicatezza della questione. Recentemente alcuni attivisti di Goletta verde di Legambiente hanno esposto nell’area del progetto uno striscione sul quale campeggiava “Giù le mani dalla costa”. Per Bonelli, la soluzione esite. “Chiedo al Governo di disporre la revoca dell’Autorizzazione Unica. Non è accettabile che si proceda in questo modo su un territorio così delicato”. L’appello rimarrà inascoltato?

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