Facciamo finta che Renzi non sia Renzi e diamogli fiducia come leader di “sinistra” (e non di centrocentrocentrounpo’sinistraequalchescorzadidestra).

Se vuole convincere di non essere un furbetto cerchiobottista che dice tutto e il suo contrario, deve (dovrebbe) quantomeno):
1) Rifiutare l’appoggio dei Franceschini e dei Fioroni (Fioroooooooniiiiii). Se desidera davvero “rottamare” i gerarchi piddini, i primi da allontanare dal Politburo sono loro. Non puoi giocare alla guerra con chi è il primo a rifornirti le armi.
2) Scendere dal pero e ammettere che, se piaci tanto a Vendola e Migliore quanto a Briatore e Costacurta, o giochi al paraculismo o non dici nulla. O entrambe le cose. E magari (magari?) lo fai apposta.
3) Dire chiaramente che la decadenza da senatore senza se e senza ma di Berlusconi (che fino a ieri diceva di lui: “Renzi ha le mie stesse idee”) va votata subito, costi quel che costi, e non aspettando le calende greche.
4) Decidere se fare il sindaco o il segretario-Premier. Tutte e due non è possibile, per rispetto dei fiorentini (e degli italiani). Se lavori a metà servizio, non fai bene né l’uno né l’altro. E i fiorentini, a parlarci, non è che già adesso siano poi così entusiasti del Renzie Fonzie in Pieraccioni di Rignano sull’Arno.
5) Chiarire alcuni punti chiave: perché era contrario al referendum contro la privatizzazione dell’acqua? E’ o no favorevole alle unioni gay? Vuole dire una volta per tutte cosa pensa della riforma Fornero, di Marchionne (che tanto amava) e dell’articolo 18 di cui (cito) “non me ne po’ frega’ de meno”?
Al momento Matteo Renzi non è un politico: è una icona maanchista. Un Veltronino pacioccone e quasi-blairiano. Un vincente, non per le idee (vaghe) ma per la confezione (sfavillante) che le incarta. 
Un Berluschino, ultimamente munito pure di bandana bianca d’ordinanza. Francamente, passare non dico dalla padella alla brace, ma pur sempre dalla brace alla padella, non sarebbe poi ‘sto gran miglioramento.