Il  meteorite, che esplose nel cielo vicino a Chelyabinsk, in Russia il 18 febbraio scorso, “potrebbe essere stato un componente di un gruppo di asteroidi che rappresenta ancora una minaccia per la Terra”. E’ quanto scrive in un articolo su Nature Maggie McKeee che cita un nuovo studio sul corpo celeste, che provocò centinaia di feriti. Ci sarebbero sui “fratelli” della condrite ordinaria “prove sono circostanziali”. Anche se solo osservazioni approfondite potranno contribuire a confermare quella che allo stato è solo una tesi.  

I frammenti del sasso cosmico, compreso fra 15 e 18 metri e dal peso di circa 10.000 tonnellate, sono stati analizzati già ampiamente dai ricercatori. Per una serie di circostanze non si era potuto vedere l’oggetto avvicinarsi al nostro pianeta, ma è stato possibile comunque ricostruirne la orbita.  Che ora “i ricercatori potrebbero usare per dare la caccia di asteroidi di pari livello su un percorso simile” spiega a Nature Carlos e Raúl de la Fuente Marcos l’Università Complutense di Madrid.  

I ricercati hanno eseguito calcoli complicati e “simulazioni di miliardi di possibili orbite” per trovare quelle che più probabilmente potrebbero comportare una collisione con il nostro pianeta. Sono stati individuati 20 oggetti cosmici, di dimensioni variabili da 5 a 200 metri di diametro, che saranno descritti in un articolo che sarà pubblicato nel Monthly Notices della Royal Astronomical Society.

I ricercatori ritengono che questi corpi siano pezzi di un asteroide frantumatosi negli ultimi 40 mila anni. E che la frantumazione possa essere stata innescata da stress provocato da sbalzi di temperatura. Come l’asteroide “genitore” anche gli altri frammenti rocciosi potrebbero un giorno avvicinarsi alla Terra. Il condizionale è d’obbligo perché l‘attrazione gravitazionale dei pianeti può influenzare il percorso di ogni asteroide. “Quindi, anche se le orbite di questi oggetti erano molto simili a prima” potranno cambiare completamente in futuro. 

Il miglior candidato a un incontro ravvicinato con il pianeta Azzurro è di 200 metri di larghezza asteroide chiamato 2011 EO40, la cui orbita è stata calcolata in soli 34 giorni: un tempo troppo breve per determinare la posizione in futuro, ha spiegato a Nature Jon Giorgini, un analista del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California. C’è poi chi come David Nesvorny, del Southwest Research Institute di Boulder (Colorado) che invita alla prudenza sostenendo che la somiglianza delle orbite sia “casuale”. 

L’articolo sul sito di Nature