“Trecento anni senza Gibilterra”. Ci si ricorda ancora bene del titolo in prima pagina del giornale El Mundo il giorno dopo l’anniversario del Trattato di Utrecht, firmato il 13 luglio 1713, quando la Spagna cedeva il mitico sperone roccioso, che si affaccia sullo stretto omonimo, alla Corona britannica. Da una parte la Guardia civil iberica pronta a riprendersi El Peñon (così chiamato dagli spagnoli), dall’altra i vecchi cannoni di Sua maestà Elisabetta II, puntati sul fronte a difesa del territorio che per gli inglesi è The Rock. I dissapori sono vecchi di decenni.

Adesso però “la ricreazione è finita” ha dichiarato minaccioso il ministro degli Esteri di Madrid José Manuel García Margallo, in un’intervista concessa domenica al quotidiano Abc. Il governo ha annunciato che sta pensando di introdurre una tassa di accesso al suolo britannico di 50 euro in entrata e 50 in uscita. Con buona pace dei cittadini della Rocca, sei chilometri quadrati per 30 mila abitanti che non vogliono saperne di diventare spagnoli. Come d’altronde avevano già detto chiaro e tondo all’ultimo referendum del 2002. E circa 2 mila pendolari che ogni giorno varcano la frontiera per andare a lavorare in suolo inglese.

Ad innescare l’ennesima crisi tra le due Corone dieci giorni fa era stata la creazione di una barriera artificiale con circa 70 blocchi di cemento armato gettati in mare davanti alla costa di Gibilterra. Londra infatti considera le acque della Rocca britanniche, mentre la Spagna, che sventola il Trattato di Utrecht dov’è scritto che la sovranità inglese riguarda solo il tratto di mare del porto, pensa che il resto della porzione di Mediterraneo sia sotto la sua competenza.

Frattanto però le misure britanniche, secondo il capo della diplomazia spagnola, hanno causato un danno enorme ai pescatori iberici. Così in tutta risposta le autorità spagnola avevano deciso di approfondire i controlli di frontiera in entrata e in uscita da Gibilterra, arrivando a causare fino a sette ore di coda ai caselli. La spiegazione è stata che Londra non ha mai aderito al trattato di Schengen. Senza contare il contrabbando di tabacco, che secondo Madrid, parte da quel territorio: 1,3 miliardi perduti nel 2011 dallo Stato iberico. Buona parte per colpa di La Línea de la Concepción, ultima città d’Europa, al confine appunto con la colonia britannica.

È stato allora che il Regno Unito ha prima chiamato a rapporto l’ambasciatore spagnolo a Londra, Federico Trillo, poi ha inviato alla Commissione europea una relazione dettagliata dove lamentava il comportamento spagnolo. Infine, dopo una prima stizzosa risposta, le autorità britanniche hanno mandato un comunicato in nottata specificando: “Abbiamo molti interessi in comune con la Spagna e vogliamo continuare ad avere una stretta relazione a tutti i livelli col governo”.

Non c’è dubbio, d’altronde, che Gibilterra sia un’anomalia, o quanto meno un anacronismo: è l’unica colonia ancora esistente in Europa. E al di là dell’essere una delle mitologiche Colonne d’Ercole, ha un peso economico specifico. The Rock è un Eldorado fiscale dove operano decine di banche e più di 50mila società off shore, con un centro finanziario moderno, un piccolo specchio riflesso della City londinese. Senza contare la crescita del settore turistico da quando, nel 1985, gli spagnoli hanno riaperto la frontiera. Prima infatti, con la politica del dittatore Francisco Franco, El Peñon era in poche parole off-limits. Quella stessa politica, come l’ha definita il primo ministro di Gibilterra Fabian Picardo, “retrogada e minacciosa”, paragonando le misure portate avanti da Madrid alle chiusure del regime franchista.

Il ministro iberico, nella stessa intervista pubblicata sull’Abc, ha aggiunto infatti che la Spagna potrebbe prendetendere altri accorgimenti, in qualità di stato membro dell’Unione europea, come controllare possibili “irregolarità fiscali” dei cittadini gibilterrini che hanno proprietà in suolo iberico, oltre la chiusura dello spazio aereo spagnolo ai voli diretti alla Rocca.

Le cose insomma sono cambiate col governo Rajoy: la Spagna ha abbandonato i colloqui trilaterali con il Regno Unito e Gibilterra, avviati sotto il governo Zapatero, e ha richiesto che si riaprano trattative sulla sovranità.

Negli ultimi mesi, Rajoy aveva inviato una serie di navi della marina spagnola nelle acque territoriali di Gibilterra. La pattuglia, che aveva il solo compito di fare un giro di ricognizione, aveva incrociato la Royal Navy britannica che gli aveva più volte intimato di lasciare le proprie acque territoriali minacciando serie ripercussioni.

Ma le due Corone si fanno da sempre anche qualche dispetto reale: fece scalpore l’assenza della famiglia Borbone al matrimonio di Carlo e Diana, e poi, anni dopo, la decisione dei principi di Galles di cominciare la loro luna di miele proprio da Gibilterra. L’anno scorso in occasione del Giubileo dei 60 anni sul trono di Elisabetta II, la regina Sofia aveva boicottato l’invito reale all’ultimo momento. Per di più senza ufficiali spiegazioni.

Il premier britannico David Cameron ha fatto sapere, per il tramite del suo portavoce, di essere “molto preoccupato”. Downing Street ha anche precisato che Madrid non ha presentato a Londra proposte di imporre un pedaggio da 50 euro per superare la dogana spagnola. “Stiamo cercando una spiegazione alle voci di stampa su questo argomento”, ha affermato il portavoce.

@si_ragu