Sono state concepite per evitare salti di corsie sulle strade e autostrade o per evitare pericolose uscite di strada sulle rotabili in montagna, ma nella progettazione si è tenuto conto solo dell’esistenza dei mezzi a quattro ruote. Così, da sempre, le barriere di metallo che chiamiamo guard rail, rappresentano un pericolo mortale per chi viaggia su due ruote. Le associazioni dei motociclisti, come l’Ancma o Motoclisti Inc…olumi lo denunciano da sempre: un corpo libero che finisce contro le protezioni attuali può subire lesioni mortali, ribaltando lo scopo per cui sono state create. Per i motociclisti, quindi, una banale scivolata può avere conseguenze letali.

Del vecchio problema si è fatto carico il Movimento Cinque Stelle che aveva presentato attraverso il deputato Michele dell’Orco (e altri 6 colleghi) una risoluzione per impegnare il governo ad affrontare il problema. Una proposta che è riuscita a mettere d’accordo, per una volta, tutti i partiti, con l’approvazione all’unanimità alla Commissione Trasporti della Camera. La soluzione tecnica esiste: guard rail di nuova concezione prevedono una fascia in materiale plastico o gomma, più deformabili del metallo, e di colore giallo per una maggiore visibilità, che copre la parte bassa della barriera. Si dovrebbero anche vietare le strutture con spigoli, lamiere taglienti e discontinue pere facilitare lo  scivolamento dopo l’impatto. Esiste un protocollo per l’omologazione, l’ EN 1317 che rispetta lo standard europeo, ma ha il colpevole difetto di non considerare l’esistenza di moto e ciclomotori. A questo si aggiunge la risoluzione 319 del 2010 del Consiglio d’Europa che prevede l’inserimento di crash test specifici per le due ruote a cui subordinare l’approvazione dei guard rail. Ma a giugno del 2011 la proposta di un nuovo standard risolutivo generale è stato ridotto a semplice specifica tecnica, peraltro non ancora emanata.

Le statistiche rivelano che in caso di incidente le lesioni mortali alla colonna vertebrale non avvengono con il primo impatto, ma dopo la caduta, quando il motociclista viene sbalzato dalla moto colpendo le strutture di metallo ai lati della strada o infilandosi sotto la barriera. In qualche caso i guard rail ‘assassini’ hanno portato perfino alla condanna dei progettisti per omicidio colposo, com’è accaduto nel 2009 nel territorio del Comune di Castelverde su un tratto della statale Paullese. Un automobilista era morto nella sua auto letteralmente tagliata in due dopo l’impatto contro una barriera non a norma installata dall’amministrazione provinciale: due funzionari vennero condannati a quattro mesi di reclusione. Una diversa omologazione che tenga conto del traffico moderno e delle sue diverse componenti è, per il firmatario M5S, una necessità improrogabile, tenendo conto dell’impressionante numero di vittime che ogni anno si contano tra i centauri. Secondo le statistiche ben il 30% degli incidenti mortali riguarda i conducenti di mezzi a due ruote, dai ciclomotori alle moto di grossa cilindrata.