Se ti presto 100 euro e poi ne voglio 150, mi fai un pappone, ci ridiamo e passa. Se ti servono 10 mila euro, chiedi a Ciccio e alla fine rendi 12-13 mila.

Se vai in banca, spesso ti spolpano ed è “legale”. Sì, perché la banca è un’istituzione e tu sei un fesso; io di più. La banca compra un sacco di opere e tu non hai i soldi per l’affitto. La banca paga giornali, partiti e venditori di fumo, cioè gente che recita a soggetto e ti frega un paio di volte.

Non c’è speranza, ripeti, e ti sfoghi in rete: rovesci dati, saperi e bestemmie senza forza. In ultimo, tutto resta come sempre: se ti servono soldi, li chiedi a Ciccio o alla banca.

Ciccio ha un tasso fisso e pure i cani – gli pisciassero un giorno alla porta! – sanno che la mamma batteva in via Popilia e lui non piange mai. La banca, invece, ti mette il tasso che vuole, firmi carte con parole turche, ti sorridono e vedi cosce che sgambettano, nel mondo colorato dei prodotti finanziari.

La vita scorre, tra telefonini e una settimana all’anno a Benarivez, dove il sole non cuoce e solo il mare è salato. Poi arrivano i guai, e speriamo che non debba ricorrere a quei veleni che usano da un secolo per i mali del moderno. Se va bene, vecchio ti confondi con le cose, saluti e non crepi per colpa delle banche.

Dimenticavo: se non ci sbatti la testa, per te la banca è storta, ma l’ha detto Internet. C’è un signore, si chiama Antonino De Masi, cui la banca ha rubato più soldi di quanto avrebbe fatto Ciccio, a cui quel drago della Bce non ha mai dato un centesimo bucato. Il De Masi, vecchio amico del ragionier Patò, sta per spirare come imprenditore. Il 20 luglio chiuderà le sue aziende nel porto di Gioia Tauro, dove ad aprile pure la ‘ndrangheta, gelosa, ha dato un segnale a colpi di kalashnikov. Quarantaquattro, per la precisione.

Però non si confonda la storia dell’amico di Patò, che per Camilleri spirò, con una vicenda di pistole e gomorre varie. De Masi ha 101 dipendenti, tre banche gli hanno sottratto milioni di euro con tassi alle stelle e la Repubblica italiana – che riconosce, promuove e rimuove – non gli ha ancora versato un anticipo del mutuo antiusura, richiesto dal 2006. Tar e Consiglio di Stato gli hanno dato ragione 14 volte. L’uomo ha la scorta, non si sa mai che la ‘ndrangheta lo elimini prima della banca, ed è uno dei tanti imprenditori messi in ginocchio dal sistema che la banca foraggia coi bottini dei furti ai De Masi italiani.

Il Movimento cinque Stelle vuole una commissione parlamentare d’inchiesta sui crimini bancari, contestando la vigilanza di Banca d’Italia. Lo ha detto ieri la deputata Dalila Nesci in una conferenza stampa.

Forse l’economia può ripartire da qui. Ma chi voterà la commissione? Chiediamolo a Giorgio.