Se a Verona dici “Vito Giacino”, dici “Flavio Tosi”. Il vicesindaco, avvocato, classe 1972, è infatti colui di cui l’imperatore leghista si fida di più nonché il suo probabile successore sulla poltrona più importante. Una fedeltà sigillata dall’addio al Pdl, dove era uno dei big regionali, per seguire Flavio nella trionfale avventura civica alla riconquista del palazzo comunale. Dalla scorsa amministrazione ha in mano alcune deleghe chiave della giunta: pianificazione urbanistica, edilizia privata ed edilizia economica popolare. Giacino è l’uomo forte dell’amministrazione che ha dato il via libera a molte opere pubbliche, tra cui la sistemazione del Ponte San Francesco per quasi 3 milioni, realizzate dalla So.ve.co Spa, holding imprenditoriale che dovrebbe realizzare, con altre imprese, anche il maxi-traforo delle Torricelle, osteggiato dalle associazioni veronesi.

Giacino e sua moglie, Alessandra Lodi, classe ‘79 e avvocato anch’ella, devono fidarsi molto della So.ve.co. Alessandra ha acquistato il 3 agosto 2011 da una ditta della costellazione aziendale, la Chievo 2000 Srl, una piccola unità immobiliare (foglio 124 particella 37 sub 65) in via Isonzo n. 11, che ha poi fatto confluire nel mega-attico al sesto piano in uno dei più quotati quartieri di Verona, Borgo Trento. Il 30 aprile 2010 la signora Lodi in Giacino ha presentato una denuncia di inizio attività per interventi edilizi (variante al progetto, demolizione e ricostruzione della copertura) proprio per quell’appartamento, comunicando che i lavori sarebbero stati coordinati dal progettista Alessandro Dalle Molle.

E, da qui in poi, le carte depositate in Comune raccontano un lungo rapporto lavorativo: il 2 luglio 2010 e il 9 settembre 2010 Alessandra Lodi presenta due Dia per gli ampliamenti e le ristrutturazioni permesse dal Piano Casa e per un impianto fotovoltaico; e il 12 novembre una variante in corso d’opera essenziale. L’8 giugno 2011 è la volta di una segnalazione certificata di inizio attività per altri lavori di ristrutturazione edilizia cosiddetta “leggera”. Il 23 novembre 2011, infine, altra Scia per un altro intervento di ristrutturazione edilizia. A realizzare tutti i lavori in via Isonzo 11 è sempre So.ve.co, la stessa impresa che vince le gare d’appalto e realizza i lavori del comune viceamministrato dal marito.

Dal punto di vista etico è opportuno che un amministratore pubblico di primo livello acquisti beni e servizi da uno dei maggiori beneficiari di appalti pubblici della città? L’abbiamo chiesto direttamente a Vito Giacino: “Per l’acquisto dell’unità, si trattava davvero di una parte insignificante, anche economicamente, e a essere sincero non sapevo nemmeno che la Chievo fosse partecipata dalla So.ve.co. Per le ristrutturazioni invece si trattava di lavori molto complessi e delicati, e ci siamo affidati all’azienda più rinomata e che ci ha fatto un buon prezzo, sempre di mercato ovviamente. Per puro scrupolo – aggiunge il vicesindaco – il 24 febbraio 2012 ho consegnato al segretario comunale tutta la documentazione, comprese le fatture dei lavori e dell’acquisto. Mai avuto a che fare con So.ve.co. durante il mio mandato”.

Sul totale dei lavori Giacino ha preferito non divulgare cifre che definisce “strettamente personali”, ma le fatture che ci ha mostrato velocemente si aggirano sul milione di euro. Un’altra grana per il vice di Tosi è una lettera anonima inviata a tutti i capigruppo del Consiglio comunale e che alcuni di questi hanno girato alla Procura di Verona e che si trova dunque agli atti. Il “corvo” accusa Giacino di “obbligare” le imprese che vogliono lavorare nel settore urbanistico ed edilizio ad affidare consulenze alla moglie.

Un’ombra il corvo la getta anche sul famoso attico di via Isonzo 11: “La progettazione è stata affidata ad alcuni professionisti, ing. Dalle Molle (commissione edilizia), ing. Casagrande (marito della dirigente Salerno e tecnico Soveco Costruzioni”.