Nel giorno in cui giura il governo Samaras bis, che fa storcere il naso ai mercati e alla gran parte della stampa internazionale – il tedesco Die Welt e l’inglese  Financial Times già ritornano a parare di “Grexit” – i liberi professionisti greci si scoprono zavorrati da una nuova tassa. Anziché rifarsi sugli evasori della Lista Lagarde o sulla casta politica che non accenna a rinunciare a benefit e lauti stipendi, infatti, la tassazione per commercianti, persone fisiche o giuridiche che sono stati attivi durante l’esercizio 2012 passa dal 30% ad una forbice che può arrivare sino al 100 per cento.

Una mannaia, quindi, sull’unica voce che produce pil in Grecia: il turismo. Si tratta di una delle mosse disperate con cui il ministero delle Finanze, guidato dal confermato Iannis Stournaras, tenterà di coprire il buco da due miliardi e rotti di mancate entrate per l’erario e che rappresenta uno degli scogli con la Troika dei creditori internazionali. Che entro una decina di giorni dovrà sciogliere di nodi per dare il nulla osta all’ulteriore tranche di aiuti continentali da otto miliardi di euro attesa per agosto, mentre in giornata è arrivato il via libera dell’Efsf (l’European financial stability facility) all’esborso di 3,3 miliardi di euro ad Atene come seconda rata della vecchia tranche di maggio.

E così la griglia delle nuove tasse sta facendo sobbalzare albergatori e ristoratori: sono previsti 800 euro per i soggetti che esercitano attività commerciale e hanno la loro sede nelle zone turistiche e nelle città o villaggi con popolazione fino a 200.000 abitanti, mille per le persone giuridiche che esercitano imprese commerciali e hanno la loro sede nelle città con popolazione superiore ai 200.000 abitanti; 650 euro per i singoli commercianti e liberi professionisti. E 600 euro per ogni altro ramo commerciale. La nuova tassa sul commercio (una sorta di prelievo tout court) non si applica alle organizzazioni non-profit e alle persone il cui reddito deriva da attività di servizio individuale. Sgravati, e qui sta l’aspetto più assurdo dell’intera questione, aziende e liberi professionisti che esercitano la loro attività esclusivamente in villaggi con una popolazione  fino a 500 persone e un massimo di 3.100 isole, a meno che non siano siti di interesse turistico. Ma proprio la stragrande maggioranza delle isole hanno un riscontro turistico, voce che da sola incide per il 20% del pil nazionale.

Insomma un autogoal che viene segnato dai difensori ellenici nella propria porta, proprio quando sull’uscio si stanno presentando ancora una volta i rappresentati di Bce, Ue e Fmi: “assetati” di duemila licenziamenti nel settore pubblico entro agosto, proprio il numero dei dipendenti della tv di Stato Ert e di altri 20mila entro la fine del 2013. Intanto ha giurato il nuovo governo greco targato conservatori e socialisti. Quarantatre ministri, con vicepremier e superministro degli esteri il leader dei socialisti Evangelos Venizelos, lo stesso  che era in carica negli anni della crisi 2009-2011 e che è rimasto coinvolto in scandali come la Lista Lagarde. 

Ma l’esecutivo Samaras II nasce già con un record: ancora prima di giurare, si dimette viceministro della salute Sophia Voltepsis. Pare non gradisse fare il numero due di Adonis Gheordiadis, altro personaggio politico molto discusso e coinvolto in scandali pesanti, come la presenza di sua moglie nella Lista Lagarde, particolare che l’inchiestista greco Kostas Vaxevanis, il primo a pubblicare l’elenco, rivelò durante la sua intervista concessa pochi mesi fa al ilfattoquotidiano.it. La nuova ma vecchia squadra di Samaras (confermati sei ministri) è attesa ora dalla fiducia in Parlamento, dove saranno necessari 151 sì. Ma la maggioranza composta da Nea Dimokratia e Pasok può contare in totale su 153 deputati. Un altro voto al cardiopalma?

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