Riceviamo e pubblichiamo la replica di Sergio Morandi, AD Medoilgas Italia, al post Trivellazioni in Abruzzo, 10 motivi per dire no a ‘Ombrina’ del 19 Giugno 2013.

Gentile Maria Rita D’Orsogna, in questo post lei mi nomina 10 volte. Occorre quindi che mi presenti ai lettori. Sono Sergio Morandi, nel 1979 ho conseguito la laurea in Scienze Geologiche e a partire dal 1981 ho lavorato in diverse compagnie petrolifere. Dal 1997 al 2004 sono stato anche docente incaricato di sismica applicata all’Università della Basilicata. Dal 2007 sono amministratore delegato di Medoilgas Italia, una società petrolifera basata a Roma, sede operativa della Mediterranean Oil & Gas Plc, che ha sede a Londra. Operiamo principalmente nel bacino del Mediterraneo e in particolare in Italia, dove la nostra presenza contribuisce ad aumentare il livello di concorrenza nel settore, il che, mi creda, non è sempre semplice.

Ho la responsabilità di guidare un team di professionisti di cui sono orgoglioso: italiani, con un’età media inferiore ai 40 anni, e con capacità tecniche che personalmente reputo eccellenti.

Ci occupiamo di ricerca e produzione di idrocarburi: gas e petrolio. Il nostro è un settore con elevati livelli di rischio, non di carattere ambientale ma finanziario. Ricercare giacimenti è un’attività molto costosa che nella maggioranza nei casi non porta ai risultati sperati, anche dopo avere perforato. In questi casi, come quando i giacimenti si esauriscono, si ripristina il sito alle condizioni originali. 

Nel 2008 abbiamo rinvenuto un giacimento importante: Ombrina, quello di cui lei parla nel suo articolo. Si tratta di un giacimento che non presenta complessità ed è quindi tecnicamente semplice da produrre, il che rende le operazioni estremamente sicure. Vale peraltro la pena sottolineare che l’Inail ha certificato che in Italia l’industria degli idrocarburi è la più virtuosa, in termini di infortuni sul lavoro, dell’intero comparto manufatturiero.

Il giacimento è importante in quanto, come lei ricorda, ha una capacità stimata di 40 milioni di barili, equivalenti a circa 4 anni del consumo petrolifero della Regione Abruzzo. Certo, se come fa lei lo si pone in relazione al consumo dell’intero Paese, questo tempo di riduce a poche settimane, ma è un ragionamento che ha davvero poco senso, in quanto se lo applicassimo ad esempio agli Stati Uniti, verrebbe fuori che qualsiasi giacimento di quel Paese soddisferebbe il fabbisogno nazionale per pochi giorni. E seguendo una simile logica si dovrebbe smettere di produrre pressoché ovunque, con effetti sociali insostenibili.
Il giacimento è importante anche in termini di crescita e sviluppo, in quanto darà vita a centinaia di nuovi posti di lavoro, determinerà un gettito fiscale stimato in quasi un miliardo di euro, contribuirà a ridurre la nostra dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di fonti energetiche (non la sua, che vive in America). 

Il suo articolo è ricco di gravi inesattezze, di paragoni strumentali privi di senso reale, di avventati allarmismi, di congetture sospettose. Citarli tutti stordirebbe il lettore, lasciandolo con un senso di confusione. Mi limito perciò a citarne solo alcuni: lei parla di 80.000 Kg di sostanze incenerite ogni giorno, laddove il quantitativo è centinaia di volte inferiore e il processo non è incenerimento; lei parla di royalties al 4% quando sa benissimo che sono di quasi il doppio per il petrolio e del 10% per il gas e che le royalties sono una componente minore dell’intero aggravio fiscale, che in Italia supera il 65%; lei definisce blandi i limiti di legge italiani per talune emissioni, omettendo di dire che sono in linea con le direttive europee e che le emissioni da lei citate per Ombrina saranno oltre 10 volte al di sotto dei limiti italiani, oltre ad essere a 12 km dalla costa e con una ricaduta su questa virtualmente pari a zero; lei parla di petrolio di qualità scadente come se, nel caso fosse di una qualità che più le aggrada, ciò modificherebbe la sua posizione.

Ha però ragione quando dice che io ho un tornaconto personale da questo progetto. Questo tornaconto è la consapevolezza di cercare di fare al meglio il mestiere per il quale sono pagato, garantendo un futuro all’azienda per la quale lavoro, nel rispetto delle comunità in cui opera. Si chiama lavoro, dr.ssa D’Orsogna, e fare di tale tornaconto un’accusa è altrettanto ridicolo che accusarla di avere un tornaconto personale dalla sua attività di docente.

Lei insegna matematica in una università americana, Paese nel quale è nata e ha scelto di vivere. Sia chiaro, chi si è laureato in una disciplina può anche diventare esperto di un’altra, con studi da autodidatta. Ma non sembra questo il caso. I suoi blog sono una dichiarazione di guerra alla produzione di idrocarburi ovunque nel mondo, spesso con motivazioni che di scientifico hanno ben poco e motivata da testimonianze alquanto curiose, come quella di un contadino che denuncia che alle sue mucche sono cadute le code per colpa dell’estrazione petrolifera. 

L’ambientalismo è una forza fondamentale della società civile. E’ però necessario che sia costruttivo, dando il giusto valore a tutte le esigenze della stessa società civile. Si chiama Sviluppo Sostenibile ed è quello in cui io credo, e con me i miei collaboratori. Dire di no a tutto, combattere la produzione di idrocarburi ovunque, senza se e senza ma e con argomenti tutti tesi al cieco allarmismo è solo pregiudizio e non è utile a nessun Paese. Certamente non serve al nostro Paese, e neanche al suo.

Sergio Morandi

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Signor Morandi, grazie della risposta.

Con la sua lettera lei ha cercato di far passere me per una pazza esaltata mentre lei si presenta come una persona pacata, responsabile e addirittura interessata allo sviluppo sostenibile. 
Un bel tentativo, finemente elaborato, ma non ci casca nessuno.

Chi mi conosce, chi mi legge, sa che sono una persona obiettiva, responsabile e indipendente. Sopratutto sa che non ho interessi personali in gioco, mentre lei sì, e tanti. Io non sono macchiata dal conflitto d’interessi, lei sì.

Non mi sono svegliata una mattina con una posizione preconcetta sul petrolio. Mi sono svegliata una mattina invece e ho scoperto che la mia regione stava per essere trasformata in un distretto minerario, da lei e dai suoi colleghi dell’Eni, senza che nessuno ne sapesse niente.

Anche se lei cerca ora di dipingere il suo progetto come una opera caritatevole per le sorti economiche della mia regione, lei sa benissimo che per l’Abruzzo si vuole invece applicare il modello Val D’Agri.
E io ci sono andata in Val d’Agri e tutto questo splendore e tutto questo progresso portato dall’industria petrolifera non l’ho visto. Ho visto invece la distruzione dell’agricoltura, tumori, inquinamento di aria e acqua, centraline di monitoraggio mancanti, pozzi di petrolio dietro gli ospedali, e ho visto gente che piangeva pensando a quello che i petrolieri gli avevano distrutto.

E no, non lo dice la D’Orsogna tutto questo. La D’Orsogna legge e si documenta, la D’Orsogna parla con la gente. Proprio il contrario di quello che fa la sua industria quando arriva in un territorio: riservatezza prima di tutto, perché la gente, meno ne sa e meglio è per voi. Vero?

Lei dice che Ombrina è sicura. Certo. Infatti prima che si verifichi un incidente tutti i pozzi sono sicuri. Non conosco nessun petroliere pronto a dire il contrario. Ma la nostra regione non solo non vuole incidenti petroliferi, non vuole neanche correre il rischio di averne uno. La nostra agricoltura, il nostro turismo, la nostra pesca, le nostre spiagge, il nostro modello di vita non si adattano all’industria petrolifera.  Lo capisce lei tutto questo?

Lasci decidere a noi il nostro futuro, lasci decidere a noi cosa è sostenibile e cosa non lo è e vada a imporre il suo modello di sviluppo e vada a fare la sua carità da un’altra parte.
Le sue promesse mirabilanti sulla creazione di posti di lavoro non hanno senso perché voi petrolieri contate quel poco che create ma non tutto quello, infinitamente più grande, che distruggete.
Come detto sopra, la Val d’Agri parla chiaro.

Quanto alla “coda di mucca”, non lo dice la D’Orsogna, lo dice un articolo peer reviewed. Sa cosa vuole dire? E’ così che si fa la scienza, è così che avanza il progresso e la conoscenza del genere umano. Si informi. Studi i venti d’Abruzzo, studi il mercato internazionale dello zolfo, controlli le tabelline incongruenti elaborate dai suoi tecnici, legga la letteratura sull’inquinamento prodotto dagli scarti petroliferi. Non segua il costume della sua azienda che organizza convegni-propaganda senza contraddittorio, per di più dentro una Università pubblica.

Lei parla di un team italiano. Bene, se questo team e’ italiano mi spiega perché la MOG è una società registrata a Londra? Sarà mica per qualche vantaggio fiscale? O forse in caso di incidente è più facile essere immuni da responsabilità? E invece di cercare di farmi passare per una sovversiva, perché non ci spiega i rapporti che la sua compagnia ha con i vari Ministeri?

Perché non ci spiega i rapporti intercorsi con il Ministro Corrado Clini e le frasi indirizzate a Clini:  “I danni elevatissimi che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri.”, e poi “Desideriamo esprimere un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo
al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore e auspichiamo un positivo completamento dell’iter di presentazione alle Camere per una sua definitive e rapida approvazione”.

Come detto, lei potrà continuare ad attaccare la mia persona e la mia professionalità finché vuole, ma alla fine, sono le idee, sono le informazioni che ho seminato con amore in questi anni che camminano e che cammineranno indipendentemente da me e da lei.

E in caso non le fosse chiaro, non è la D’Orsogna a dirle di no, è un popolo intero, maturo, informato, cosciente che democraticamente le sta dicendo che qui non vogliamo ne Ombrina né nessun altro impianto petrolifero.

A Pescara il giorno 13 Aprile c’erano 40mila persone contro i progetti della sua ditta, la più grande manifestazione della storia d’Abruzzo. Eravamo tutti lì per dirle, ancora una volta, che in Abruzzo lo sviluppo sostenibile si chiama turismo, si chiama agricoltura, si chiama parco della costa teatina, si chiama vita sana. Si chiama democrazia. Non si chiama petrolio e non si chiama certo Ombrina Mare.

Maria Rita D’Orsogna