Una resistenza durata sei giorni, poi la decisione di mollare. Il ministro alle Pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili Josefa Idem ha presentato le sue dimissioni al Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, che le ha accolte. “Come ministra – ha commentato – ho tenuto duro in questi giorni perché in tanti mi avevano detto che questi momenti fanno parte del ‘gioco. La “persona” Josefa Idem, già da giorni invece, si sarebbe dimessa a causa delle dimensioni mediatiche sproporzionate della vicenda e delle accuse aggressive e violente, nonché degli insulti espressi nei suoi confronti”. Un confronto necessario, alla luce della difficile situazione della ministra. “Quando sono salita dal Presidente Letta avevo già maturato la decisione di dimettermi, ma ho comunque voluto condividere con lui l’attenta valutazione del quadro venutosi a creare ed esporgli la scarsa rilevanza di quanto imputatomi. Confermo quindi le mie dimissioni, augurando buon lavoro al Presidente del Consiglio, al quale rinnovo la mia più profonda stima”. 

Il caso era esploso il 19 giugno scorso, quando ilfattoquotidiano.it aveva pubblicato i documenti dell’accertamento anagrafico e dunque tributario del ministro. A volerlo era stato li sindaco Pd di Ravenna Fabrizio Matteucci, dopo che un consigliere Pdl aveva fatto un’interrogazione. Quattro anni di Ici non pagata su quella che veniva fatta passare come seconda casa e ristrutturazioni abusive sulla stessa abitazione. L’accertamento di illecito datato 11 giugno segnalava questi problemi che all’improvviso hanno messo sotto i riflettori la vita e la condotta della campionessa di canoa. A indagare ora è la Procura locale che ha aperto un fascicolo contro ignoti. 

Josefa Idem era stata eletta in Senato come capolista del Pd in Emilia-Romagna. La canoista, oro alle Olimpiadi di Sydney nel 2000, era arrivata prima alle primarie del Partito Democratico della provincia di Ravenna con 9.382 preferenze. Era stata la donna più votata in regione alle primarie. In un primo momento, allo scoppio dello scandalo, il premier Enrico Letta aveva garantito fiducia e sostegno al suo ministro, dicendo: “Mi fido di quello che ha detto“. Un appoggio che si è andato via via indebolendo, fino alla rottura di domenica sera quando, intervistato da Lucia Annunziata aveva mostrato alcune perplessità: “Guarderemo insieme le carte e decideremo cosa fare”.

Ma la difesa del ministro tedesco ha vacilla su molti punti. Innanzitutto la casa – palestra Jajo Gym, quella che Idem sui giornali e in pubblico ha continuato a definire una struttura ad uso personale “come una biblioteca in casa di un maestro”, quando invece all’interno c’era un’Associazione sportiva dilettantistica a nome di Maurizio Patanè che gestiva la struttura. “Un protocollo di intesa” stabilito dal marito nel 2008 che però prevedeva un pagamento di 600 euro al mese di affitto. E soprattutto, il punto più delicato, la Jajo Gym era un’attività commerciale a tutti gli effetti con tanto di pagina Facebook e sito internet promozionali e formule di corsi e allenamenti a pagamento. Una serie di irregolarità scoperte nel corso dei giorni, dopo che la ministra aveva sempre negato tutto. 

Uno degli ultimi punti invece, riguarda il pagamento dei contributi a carico del Comune di Ravenna. Dieci giorni prima di essere riconfermata come assessore, il 25 maggio 2006, Josefa Idem si era fatta assumere dal marito come unica dipendente dell’associazione Canoa Kayak Standiana. In questo modo, subito dopo la nomina è entrata in aspettativa, riuscendo a farsi pagare i contributi Inps dal comune. 

Nel corso dei giorni il caso da locale è diventato lentamente politico. Iniziato tutto con un’inchiesta del giornale locale “La Voce di Romagna”, è poi continuato con gli interventi del consigliere Pdl Alvaro Ancisi e Pietro Vandini del Movimento 5 Stelle. In parlamento, Nicola Morra, capogruppo al Senato per i grillini ha presentato una mozione di sfiducia insieme alla Lega Nord e Fratelli d’Italia. Nel frattempo, il tentativo di Idem di resistere, ma le intenzioni e la buona volontà di “riparare alle irregolarità” non sono bastate. “Sono una persona onesta”, aveva dichiarato a caldo. Poi le polemiche cresciute come una valanga e la decisione di lasciare.