Le ammucchiate portano male. E se a stabilirlo sono le urne siciliane, laboratorio politico permanente, qualcosa vorrà pure dire. In Sicilia il modello delle larghissime intese, che parte dal Pdl e arriva al Pd passando da Rosario Crocetta, fallisce clamorosamente. Specialmente a Ragusa, che da oggi è diventata la Parma del sud. Il capoluogo ibleo è infatti il primo Comune dell’isola espugnato dal Movimento cinque stelle.

Federico Piccitto, ingegnere trentasettenne appassionato di basket, è il primo sindaco che il Movimento di Beppe Grillo riesce ad eleggere a sud di Roma: dalla storica vittoria di Federico Pizzarotti a Parma è passato un anno esatto. Ed è proprio pochi giorni dopo il successo nella città ducale, che a Ragusa Piccitto aderisce al Movimento cinque stelle: oggi, dodici mesi dopo, è diventato il primo cittadino della città iblea.

Sonora la sua vittoria: ben il 70 per cento dei consensi, quando a votare è andato un cittadino su due. “Io mi immagino il ruolo del sindaco più come un capo progetto, perché coordinerò il dialogo con le altre forze che ci hanno sostenuto sulla base del programma” commenta il neo sindaco di Ragusa a ilfattoquotidiano.it. Piccitto è il primo esponente del M5S che ha raccolto il sostegno ufficiale di un partito tradizionale, Sinistra ecologia e libertà. Per lui però si sono espresse ampie fette del centro sinistra, come dimostra il caso di Valentina Spata, dirigente dei Giovani democratici, espulsa dal partito dopo essersi espressa pubblicamente per il candidato di Grillo.

E mentre il capoluogo ibleo festeggia la nuova era a Cinque stelle, è rimasto attonito Giovanni Cosentini, il candidato sindaco del centrosinistra, battuto a sorpresa al ballottaggio. Cosentini, già seguace di Totò Cuffaro con cui intrattiene un vasto scambio epistolare dal carcere di Rebibbia, era sostenuto da una coalizione che partiva dal Pdl, passava dal Cantiere popolare di Saverio Romano e dall’Udc, e arrivava fino al Pd e al Megafono, la lista personale del governatore Crocetta. Una mossa inutile e deleteria quella della grande ammucchiata, dato che Cosentini ha raccolto appena il 30 per cento dei consensi, gli stessi voti incassati al primo turno, quando Piccitto si era fermato al quindici.

A testimoniare come le larghe intese siano state bocciate dagli elettori siciliani (leggi il blog di G. Pipitone), c’è anche Siracusa dove Giancarlo Garozzo è il nuovo sindaco, superando di tre punti Ezechia Reale, sostenuto da alcune liste civiche di centrodestra. Garozzo era il candidato del Pd e del Megafono, e dopo il primo turno ha allargato la sua coalizione soltanto all’Udc. I neo scudo crociati in Sicilia continuano ad essere l’ago della bilancia, sia in Parlamento regionale (dove sostengono la maggioranza di Crocetta), che nelle amministrazioni cittadine, dove l’alleanza con i democratici ha premiato quasi ovunque, in un turno elettorale segnato dall’astensione: proprio la città di Archimede registra il record più negativo di sempre con sette elettori su dieci che hanno preferito rimanere a casa, mentre la media regionale racconta di un’affluenza che si è fermata al 46 per cento.

Spazzato via quasi ovunque invece il Pdl, per un ventennio prima forza politica sull’isola. I tempi però sono cambiati e Angelino Alfano deve oggi fare i conti con un partito ridotto in pezzi proprio nella sua isola: a Siracusa il candidato ufficiale del partito del predellino, pupillo di Stefania Prestigiacomo, è rimasto fuori dal ballottaggio, mentre a Ragusa l’appoggio dei berlusconiani al centro sinistra ha sicuramente inciso sulla disfatta di Cosentini. Come dire che oggi ciò che toccano gli azzurri sull’isola è destinato a sicura sconfitta.

Pdl fuori dal primo turno anche a Messina (leggi il blog di R. Orioles), dove il ballottaggio è stata una lotta all’ultimo voto tra due candidati di centrosinistra. A contendersi la fascia di primo cittadino il candidato del Pd Felice Calabrò, fedelissimo del ras delle preferenze e della formazione professionale Francantonio Genovese, e l’attivista Renato Accorinti, sostenuto da una lista civica che raggruppava una serie di associazioni cittadine. Alla vigilia i pronostici erano tutti per Calabrò che aveva mancato di un soffio la vittoria già al primo turno, mentre Accorinti aveva raccolto il 23 per cento dei consensi. La città peloritana però ha regalato una bella pagina alla recente storia siciliana. E al ballottaggio è stato premiato a sorpresa proprio Accorinti, professore di educazione fisica che si muove soltanto in bicicletta. In città è conosciuto soprattutto per le battaglie contro il Ponte sullo Stretto, promosse dalla scritta “no ponte” che porta stampata perennemente sulle t-shirt. Adesso potrà estenderla anche alla fascia di primo cittadino.

Twitter: @pipitone87