Si tratta di “un’espulsione elegante e diplomatica, come se non facessi più parte del Partito democratico“. Così Valentina Spata, dirigente dei Giovani Democratici e tra le fondatrici del Pd di Ragusa nel 2007, racconta al fattoquotidiano.it di come abbia appreso la notizia di “essere decaduta d’ufficio dagli iscritti del partito” dopo aver pubblicamente sostenuto, con un post sul suo profilo Facebook, che al ballottaggio della città siciliana avrebbe votato per il candidato del Movimento 5 Stelle Federico Piccitto invece del candidato Giovanni Cosentini, sostenuto da una grande coalizione che comprende il Pd, il Megafono del presidente Rosario Crocetta, l’Udc e pezzi del Pdl.

Valentina Spata ha spiegato la scelta di appoggiare il candidato pentastellato anche in una lettera pubblicata sul blog di Pippo Civati: “L’attuale segreteria cittadina, in occasione delle elezioni amministrative, invece di dar vita, come da nostra richiesta, ad una coalizione di centrosinistra con Sel ed alcuni movimenti civici già alleati nel 2011, ha preferito aderire alla coalizione della stessa giunta di centrodestra che da otto anni governa Ragusa”, si legge nel blog. “Dico di centrodestra – conferma la fondatrice del Pd Ragusa – perché Giovanni Cosentini è un ex punto di riferimento di Totò Cuffaro in Sicilia”. 

Nessun comunicato ufficiale, però, nessun richiamo o lettera le ha formalizzato l’espulsione. Lei ha comunicato il proprio voto via Facebook e proprio sul social network le è arrivata la notizia: “Ho litigato con uno dei dirigenti regionali del Partito (il coordinatore esecutivo Enzo Napoli, ndr) che sosteneva che fosse inammissibile che io votassi per il Movimento 5 stelle e di fronte alla mia risposta ‘Va bene allora espelleteci tutti perché non sono solo io a pensarla così a Ragusa’, ha affermato: ‘Non c’è bisogno di espulsione perché sei decaduta d’ufficio dal Pd”. Quello che ancora non è chiaro è se la pratica sia regolare. “Ancora non ho trovato la regola precisa nello statuto – ribadisce Spata – comunque lui sostiene che decado in automatico, come se non avessi la tessera, perdendo quindi anche la carica nel coordinamento cittadino”. Poi chiarisce: “La procedura però è più complessa, non posso essere espulsa dal partito democratico regionale ma si deve riunire l’organismo provinciale e deve esserci la maggioranza”.

Quello a cui tiene a precisare, però, è che non si tratta di un “caso Gambaro del Partito democratico”. “Il movimento 5 Stelle ha espulso Adele Gambaro perché ha attaccato Grillo, io ho contestato una scelta politica fatta in Sicilia che io non ho condiviso e che il partito democratico non può avallare. Ma io non sono andata contro il partito, sono andata a favore della mia coscienza“. Non risparmia però una frecciatina ai suoi: “Se il partito democratico critica l’espulsione avvenuta nel Movimento 5 Stelle, non può permettersi di attuare, anche se con metodi diversi, una cosa simile“.

E la giovane promette battaglia. “Rimango nel Pd finché non mi arriva una notifica scritta, poi mi appellerò ai miei legali. Per me sono ancora iscritta e andrò anche a votare al congresso. Non sono io che ho tradito il partito, sono altri”. Sono in molti che le hanno voluto manifestare la propria solidarietà: “Ho ricevuto tante telefonate, tanti messaggi e molti mi hanno detto che in caso di espulsione ufficiale darebbero la tessera indietro. Io, la mia, non la stralcio”. E in caso venisse ufficializzato l’allontanamento? “In caso non dovessi restare, farei un movimento politico nella mia città focalizzato sui problemi locali”. E anche se ha sostenuto il candidato del M5S non pensa di entrare a farne parte: “Per me all’interno del movimento c’è un problema di mancanza di democrazia e di organizzazione”. 

Da Enzo Napoli, però, arriva una secca smentita: “E’ un’idiozia, il caso non esiste”. E dà la sua versione dei fatti:”Io ho scritto un post sulla mia pagina Facebook dove affermavo di non capire come si potessero definire dirigenti e iscritti al Pd persone che sostengono al primo e al secondo turno candidati di Grillo”, sostiene Napoli. 

La “discussione incriminata” però si è svolta in privato. “Quello che ho scritto è una mia opinione che dicevo in forma privata –  ribadisce il dirigente Pd – e la mia opinione è che non ci sia bisogno di espellere nessuno. A mio avviso, però, è chiaro che quando uno pubblicamente non sostiene il candidato della lista del partito democratico, come tra l’altro è previsto dallo statuto, ci sia un fatto di decadenza d’ufficio. E’ successo in tanti altri casi, ma non sono io che decido chi è iscritto e chi decade. Lo fanno gli organi di Garanzia“.