Rivara Gas Storage non si arrende. Dopo il no definitivo del ministero all’Ambiente alla costruzione di un deposito gas nel sottosuolo della bassa modenese, la vicenda sembrava essere chiusa per sempre. A tornare all’attacco è invece la società inglese del gruppo Independent Resources che ha fatto ricorso al Tar per chiedere l’annullamento della delibera del 3 aprile scorso con cui il ministero dello sviluppo economico rigettava l’istanza di rilascio della concessione. 

Assume sempre più i contorni di un’odissea la storia del cratere colpito dal sisma del maggio 2012. Protagonisti i comuni di San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Medolla, Mirandola e Camposanto, tra zone rosse, macerie ed edifici da ricostruire. Perché se solo qualche giorno fa la lunga e annosa vicenda, iniziata con i via libera dei governi Prodi e Berlusconi, sembrava finalmente “chiusa”, grazie al “dietrofront” di Independent, prima, e allo ‘stop’ giunto dal ministro all’Ambiente Andrea Orlando, dopo, oggi invece, alla luce del nuovo ricorso al Tar (motivi aggiunti), torna l’incertezza.

Torna la paura per le trivellazioni in un’Emilia ancora gravemente terremotata, perché a pendere come una spada di Damocle sul capo di cittadini, comitati e sindaci non c’è solo quel parere favorevole al progetto espresso dalla Commissione Via lo scorso ottobre , che continua ad avere ‘peso’ nonostante il ministro Orlando l’abbia definito “caducato”, ma c’è anche l’iter giudiziario tuttora in corso, che dovrà valutare i procedimenti amministrativi della Regione Emilia Romagna e del ministero allo Sviluppo Economico. Entrambi volti a bloccare ogni tentativo di trivellazione in un’area “ad alto rischio sismico”. “Cosa deciderà il Tar”, si chiedono gli abitanti della bassa? Se ai ricorsi di Rivara Gas Storage seguissero sentenze favorevoli, che succederà?

Di nuovo, il quadro si complica. Non sono più sufficienti i ‘no’ al progetto espressi dalla Regione Emilia Romagna, per prima, poi dal ministero allo Sviluppo Economico e, infine, da quello all’Ambiente, ‘stop’ arrivato per ultimo e solo dopo il cambio di governo, che a Clini ha sostituito il giovane turco Orlando. “Noi cittadini – spiegano i comitati – vogliamo certezze. Vogliamo, da parte delle istituzioni, azioni legali atte a evitare in assoluto l’autorizzazione dell’impianto – raccontano le associazioni che, nella bassa, da 10 anni lottano contro il la costruzione del deposito da 3,7 miliardi di metri cubi di gas – e chiediamo anche che sia assunta un’esplicita e formale decisione negativa rispetto al procedimento Via”.

Quella valutazione arrivata a ottobre 2012 “del tutto inaspettatamente”, soprattutto perché proveniente da una Commissione intestina al ministero dell’Ambiente, che già allora, seppur non ufficialmente, si dichiarava contrario al progetto. Eppure la Via, introdotta in Italia in seguito alle norme transitorie che traggono origine dall’art. 6 della legge 394/86, e costituita da 50 membri ‘tecnici’ tra liberi professionisti ed esperti provenienti dalle amministrazioni pubbliche, aveva affermato che non è possibile provare una correlazione diretta tra i test e i terremoti, e che gli accertamenti sul campo sarebbero stati fondamentali per formulare un parere sull’impianto. Decretando così un ‘via libera’ indigesto a molti. Ai sindaci emiliani, in primo luogo, che ora pretendono un atto formale per annullarne l’effettività. Pretendono, insomma, di chiudere, “definitivamente”, la faccenda.

Sabato, per questa ragione e alla luce delle ultime novità, il sindaco di San Felice sul Panaro, Alberto Silvestri, ha voluto incontrare, con una lettera in mano, il ministro Orlando, per ribadire “una richiesta che viene dal territorio”: “Chiudiamo la vicenda. I nostri territori – ha dichiarato Silvestri – sono impegnati da un anno nella ricostruzione e vorremmo dedicare le nostre risorse a questo, e non a osteggiare un’iniziativa che già da tempo abbiamo giudicato inutile”.

Per quanto riguarda l’iter in corso al Tar, invece, i parlamentari del Partito Democratico, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari, sono “fiduciosi”: “L’atto contestato è quello della Regione, un atto che era obbligatorio e che è servito a bloccare il progetto – spiega l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Modena – Qualora il Tar dovesse esprimersi favorevolmente in merito ai due ricorsi non ripartiremo da capo: le istituzioni sono contrarie e se servirà un altro atto per dire ‘no’ al deposito di gas allora lo prepareremo. In ogni caso, Rivara Gas Storage troverà solo porte chiuse”.

Martedì, in commissione al Senato, Vaccari ripresenterà la questione al ministro Orlando, anche perché, almeno secondo il Movimento 5 Stelle, quella risposta data in question time dal titolare del dicastero all’Ambiente “non basta”. “Purtroppo – spiega Vittorio Ferraresi, deputato del Movimento 5 Stelle – non si può cantare vittoria finché l’iter del Tar non si conclude. Noi però seguiremo la vicenda passo dopo passo, e non ci fermeremo finché non verrà scritta, in via definitiva, la parola ‘fine’ su quel progetto”.