Avanti tutta con la riforma costituzionale per arrivare all’elezione diretta del presidente della Repubblica. Silvio Berlusconi non pensa ad altro. Mentre il presidente del Consiglio Enrico Letta ha nominato i 35 saggi che dovranno accompagnare il percorso di riforma, il Cavaliere sembra non concepire una trasformazione dell’architettura dello Stato che prescinda da una forma di presidenzialismo (sia pure “alla francese”). Il leader del Pdl concede un’intervista a T9 per parlare del ballottaggio delle comunali di Roma, ma come al solito ne approfitta per prendersi la scena della politica nazionale. E in questo caso dettare anche la linea al governo: “Siamo riusciti a mettere insieme il centrodestra e il centrosinistra ponendo fine a una lunga guerra fredda, ad una guerra civile – dichiara – Abbiano un governo forte che può fare quelle riforme e che una sola parte non poteva fare”. Il Cavaliere definisce “svolta epocale” aver messo insieme centrodestra e centrosinistra: ora, dice, l’Italia si trova con “un governo forte anche nei confronti con l’Europa”. “Serve che questo Governo – insiste – vada a Bruxelles e dica: io faccio così. Non possiamo più accettare certi diktat, siamo noi che dobbiamo decidere ciò che è necessario fare per rimettere in piedi la nostra economia”.  ”E’ importante che ci siano le due parti che sostengono il Governo. E che possano varare la riforma della costituzione che possa portare il nostro paese alla elezione diretta del capo dello stato”.

L’altra questione di politica nazionale: Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle. Il leader del M5S, sostiene Berlusconi, “di stupidaggini ne dice molte, qualche volta dice anche delle cose di comune buon senso, peccato che poi le mischia con espressioni di una volgarità e di una violenza inaccettabile”. Secondo il capo del Pdl “il movimento di Grillo si è ridotto molto e credo che sia destinato a ridursi sempre di più perché con l’avvento dei candidati di Grillo in Parlamento, tutti hanno potuto vedere che questi signori sono di un’insipienza totale e sono dei semplici burattini telecomandati attraverso internet da Grillo e dai suoi atteggiamenti che non sono certamente quelli di una persona di buon senso”.

Poi entra al centro delle questioni del voto romano: secondo Berlusconi Gianni Alemanno ha lavorato bene, ma ha comunicato male. Ma Ignazio Marino, dice, “non ha gestito mai nulla” ed è un medico: in più non sa nulla della vita dei romani. Da qui all’appello agli elettori di Alfio Marchini di votare Alemanno. L’ex presidente del Consiglio si lancia anche in una promessa e racconta di una riunione con il ministro degli Interni (e segretario del Pdl) Angelino Alfano e lo stesso Alemanno, durante la quale si è deciso “di comune accordo di dare il via al poliziotto e al carabiniere di quartiere e anche all’utilizzo dei militari nelle periferie. 

Le parole del leader del Pdl sembrano avviare un nuovo duello a distanza con il sindaco di Firenze Matteo Renzi che chiede, prima di ogni riforma, la modifica della legge elettorale: “La politica – ha continuato – è un’esperienza fatta di ideali e di concretezza, e non è solo il chiacchiericcio quotidiano”, né quella del “presidenzialismo e semipresidenzialismo. Roberto Benigni diceva una cosa straordinaria: c’è il proporzionale all’italiana, il doppio turno alla francese, il cancellierato alla tedesca e il bagno alla turca. Che dà il senso dell’interesse dei cittadini verso queste cose”. “I cittadini – ha detto poi Renzi – chiedono una cosa semplice, tranquilla: che quando votano, chi viene votato possa fare quello per il quale è stato votato. Una legge elettorale semplice, come quella dei sindaci”.

Riforme, forse il disegno di legge in cdm già domani
Ancora passo sostenuto per l’iter delle riforme caldeggiato “in primis” dal Quirinale. Dopo la scelta della commissione dei 35 saggi, è in via di definizione il disegno di legge costituzionale che delineerà il percorso delle riforme sulle orme della mozione di maggioranza approvata in Parlamento. L’obiettivo, si apprende, sarebbe quello di anticipare il Cdm a domani (rispetto alla tradizionale convocazione del venerdì) per il via libera al provvedimento. In ambienti governativi si parla anche di un doppio Consiglio dei ministri, martedì e venerdì, per la prossima settimana. Domani intanto i 35 saggi saranno ricevuti al Quirinale per il “battesimo” della commissione davanti al capo dello Stato. 

Il Pd presenta proposta di legge per il semipresidenzialismo
Ma il semipresidenzialismo sembra fare presa. Se quasi è prevedibile il coro da parte del Pdl che fa da controcanto al proprio leader (per Gasparri “è una scelta irreversibile”), oggi si registra la proposta di legge costituzionale firmata da 14 parlamentari del Partito Democratico: “Siamo convinti da tempo che il semipresidenzialismo alla francese sia una opportunità nuova da inserire nel percorso delle riforme – ha spiegato Vinicio Peluffo – per recuperare il rapporto tra politica e opinione pubblica che deve passare non solo attraverso la soluzione delle priorità economiche ma anche nella proposizione da parte del Parlamento di un sistema nuovo ed efficace”. A controfirmare la proposta anche i colleghi Giachetti, Martella, Misiani, Amendola, Braga, Ferrari, Impegno, Leva, Manciulli, Nardella, Parrini, Quartapelle Procopio e Gozi. Da notare peraltro che nel gruppo sono rappresentate tutte le correnti: renziani, ma anche bersaniani come Misiani e prodiani come Gozi. Giachetti ha infatti precisato che sul tema il partito “non è diviso e ci può essere una discussione aperta”.

Ma alla presentazione della proposta di legge significativa anche la presenza di Andrea Romano, figura importante all’interno di Scelta Civica. Romano ha sottolineato come anche nel suo partito ci sono parlamentari favorevoli a questa riforma. Tra questi anche Irene Tinagli Stefano Dambruoso.

La proposta di riforma si compone in particolare di 11 articoli. Oltre all’elezione diretta, le altre novità sono un seggio alla Camera sicuro per lo sfidante non eletto, l’età del “quirinabile” è abbassata da 50 a 35 anni, l’incarico dura 5 anni e non più 7. La rielezione non è prevista. Il conflitto di interessi e la campagna elettorale televisiva devono essere regolati da apposite leggi. Il capo dello Stato, dal momento che sarebbe un uomo “di parte”, non sarà più il garante della magistratura e non presiederebbe il Csm: Palazzo dei Marescialli sceglierebbe il suo “capo” non tra le toghe, ma tra i componenti designati dal Parlamento. I poteri del presidente prevedono la nomina e anche la revoca del presidente del Consiglio, lo scioglimento delle Camere e l’indizione delle elezioni.