“Devo ricostruire la Lega, l’hanno distrutta”. Umberto Bossi ha gli occhi lucidi. L’inseparabile mezzo toscano Garibaldi tra le dita, il vecchio Capo è seduto sul divano nel suo ufficio a Montecitorio. Guarda la foto accanto alla scrivania che lo ritrae assieme a Renzo. “Loro non c’entravano niente in questa battaglia”. Quel loro sono i figli, fra cui il Senatùr, oggi deputato, mette anche la Lega. “Renzo è in America, sta finendo gli esami. Ora posso e devo pensare alla Lega, me lo chiedono tutti. Aspetto il Congresso, mi candiderò prima che non ne rimanga più nulla”.

Quindi l’ipotesi di dar vita a un nuovo partito è stata accantonata o non è mai esistita?
Volevamo e potevamo farlo. Per recuperare i tanti che sono stati cacciati, allontanati, emarginati ingiustamente dopo aver dato la loro vita per la Lega. Una vergogna. Poi però ho preferito non spaccarla e ora tenteremo di riprenderla, Maroni non è riconosciuto come capo.

Belsito ai pm ha detto di aver spostato soldi in Tanzania su sua richiesta per finanziare un nuovo soggetto politico.
Belsito è uno stronzo. Quando abbiamo scoperto che aveva investito a Cipro, un anno prima di leggerlo sui giornali, lo abbiamo convocato. Io e Castelli gli abbiamo chiesto di dimettersi, gli abbiamo tolto le deleghe e abbiamo iniziato a controllarlo, ma lui ha cominciato a fare i suoi trucchetti. Un ingrato, anche lui. Ma ho scoperto di averne cresciuti molti di ingrati, non lo immaginavo. Ora che è in carcere prova a dare la colpa ad altri, ma racconta solo balle.

Tra gli ingrati c’è pure Maroni?
Ha trasformato i nostri ideali in burocrazia, non puoi collegare un progetto politico solo alle poltrone. E poi l’idea delle Regioni del Nord è bella, certo, ma come si fa? In Piemonte l’esperienza di Cota è finita, in Lombardia abbiamo vinto solo grazie a Berlusconi, in Veneto Maroni ha permesso a Tosi di fare troppi casini. Piemonte e Veneto ero riuscito a ottenerli da Berlusconi, era stato un miracolo; non avremo mai più nostri candidati presidenti in quelle Regioni. La macroregione è un progetto irrealizzabile.

Si rende conto di quel che significa ciò che dice?
Quello che vedo e sento. Maroni ha troppe poltrone e si dimentica delle cose. Io la base non l’ho mai abbandonata. C’è ancora tutta e aspetta che torniamo a essere la loro Lega. Il voto nei Comuni ha confermato che Maroni ha allontanato moltissimi nostri elettori. Sono stati lasciati senza punti di riferimento, non hanno ricevuto spiegazioni dei cambiamenti e sono lì ancora a chiedersi cosa è successo.

Il voto delle amministrative però sembra dire altro.
I nostri militanti sono tutti nel-l’astensionismo, i nostri uomini che si sono sentiti traditi dal progetto, traditi nell’ideale padano, l’identità scomparsa, cancellata.

Il Carroccio ha toccato il dato più basso di sempre, sfiorando il due per cento.
Non conta, si può ripartire. La base c’è ma vuole parlarci, vederci, sentirci. Sul territorio praticamente non esistiamo più da mesi. A Brescia è andato bene il vicesindaco , uno bravo, stimato e votato perché so che parla con tutti, me ne dicono un gran bene anche i vecchi militanti. Poi il vuoto.

Il sindaco sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini, costretto al ballottaggio ha dato la colpa anche a lei.
Sicuro non l’ha aiutato nessuno, anche lui è stato abbandonato, come tutti.

La Lega 2.0 di Maroni insomma ha già fallito.
Il rischio c’era, dobbiamo ripartire ed è arrivato il momento di farlo. Io ho digerito gli attacchi alla mia famiglia, le false accuse ai miei figli, l’ultima quella della barca di Riccardo: una fesseria pilotata, una bugia montata e fatta uscire mentre girava la notizia della mia nuova Lega.

Pilotata da chi?
Sono qui dentro da trent’anni, sono sopravvissuto a Berlusconi tenendogli testa: insomma ne ho viste parecchie e so quel che dico. Ho imparato ad aspettare i momenti giusti per parlare e per agire, c’è tempo.

Non crede che il movimento di Grillo abbia pescato nel vostro elettorato?
Qualcosa alle politiche sicuramente, la protesta era giusta. Poi però son rimasti delusi. I grillini sono come Maroni, senza sostanza, senza ideali, senza un progetto forte e vero.

L’ex ministro non sarà contento di quello che sta dicendo.
Sono cose che sa anche lui, fa politica con me da sempre, dietro. In via Bellerio avevo la fila di gente che mi chiedeva di cacciarlo. ‘Capo quello fa troppo di testa sua’, ‘Capo Bobo s’è montato la testa’, ‘Capo caccialo è un traditore’. Per anni è andata avanti questa processione, ma io l’ho sempre difeso. Dalla Lega non si caccia nessuno perché è una famiglia e figurarsi se cacciavo uno come lui che ha dimostrato anche al Viminale, come sempre, di essere molto bravo in alcuni incarichi.

Ma non in quello di leader?
Non è riconosciuto.

Se dovesse cacciarla dalla Lega?
A me? So che qualcuno glielo chiede, ma è mal consigliato.

E in Lombardia il segretario è Matteo Salvini.
Uno bravo, su cui scommettere. Non ha mai lasciato il territorio, i militanti, ci mette la faccia.

Al congresso sosterrà Salvini o davvero si candiderà lei?
Me lo chiedono tutti, io alla Lega ho dato la vita e continuerò a farlo. Io sono pronto.

 da Il Fatto Quotidiano del 31 maggio 2013