Attività di sensibilizzazione nelle scuole, formazione del personale ospedaliero e delle forze dell’ordine, rifinanziamento dei centri anti-violenza, potenziamento dei consultori e dei centri di ascolto e una mappatura di tutti gli edifici pubblici abbandonati per l’apertura di case protette. A pochi giorni dalla ratifica alla Camera della Convenzione di Istanbul, le donne scendono di nuovo in piazza.


video di Irene Buscemi 

L’1 giugno alle ore 16 a Ostia (qui l’evento su Facebook) un corteo attraverserà le strade del quartiere diventato teatro di due femminicidi a cavallo di aprile e maggio: quello di Michela Fioretti, l’infermiera uccisa a colpi di pistola dall’ ex marito e quello di Alessandra Iacullo, ammazzata dall’ex fidanzato reo confesso.

I preparativi nelle foto postata su Facebook da Giorgia Celli, una delle organizzatrici di "Mai più"

Obiettivo, chiedere un’assunzione di responsabilità politica allo Stato, ma anche rafforzare il patto tra le donne per dare luogo esperienze nuove e metterle in rete con quelle più consolidate, a cominciare dalle realtà che hanno sottoscritto la Convenzione No more, da cui prende il titolo la manifestazione.

“Vogliamo fare rete – afferma Nicoletta Guelfi dell’associazione Punto D, una delle realtà promotrici della manifestazione – e unirci ai singoli ma anche alle realtà che da anni sono impegnate nel contrasto della violenza”. E in tante hanno raccolto l’appello: dalla Casa delle donne all’Unione delle donne italiane, da Solidea e Arcilesbica a Se non ora quando e Differenza Donna. “Abbiamo obiettivi condivisi – prosegue Nicoletta – e insieme vogliamo rivendicarli, a cominciare dalla pianificazione a lungo termine di politiche finalizzate alla prevenzione e alla protezione delle vittime, oltre che alla persecuzione dei colpevoli”.

“Il 21 aprile scorso, con il flash mob ‘Un fiore per Michela e le altre’, iniziava in questo municipio quel percorso che ci avrebbe portato a scendere in piazza oggi – afferma l’avvocata Virginia Giocoli – Cosa è cambiato da quel 21 aprile? Le donne hanno fatto rete ma dal punto di vista istituzionale tutto è rimasto come prima. Nel frattempo è stata uccisa un’altra ragazza, sempre nel nostro municipio, e non c’è stata alcuna presa in carico istituzionale del problema, nessun accenno alla volontà di aprire un centro antiviolenza, nessun tavolo di confronto con le realtà locali che in prima persona vivono le difficoltà maggiori. Da qui la scelta di organizzare una grande manifestazione in un quartiere di periferia, con il coinvolgimento delle scuole e delle studentesse che leggeranno dei brani tratti da ‘Ferite a morte‘, lo spettacolo di Serena Dandini. Perché è proprio dai territori, dalle periferie, dai singoli municipi, che vogliamo ripartire”.

“Molte donne ci chiedono se vogliamo dare un colore alla manifestazione – afferma Giorga Celli, una delle organizzatrici – Mettiamoci qualcosa di rosa, fucsia o lilla, il colore simbolo della Convenzione di Istanbul. Ma anche qualcosa di rosso, per ricordare Franca Rame e il suo impegno per le donne. E poi rompiamo il silenzio con fischietti, tamburelli, pentole. E tante parole”.