Di annunci ufficiali ancora non ce ne sono, ma il fatto che per la terza volta in due mesi il capo operativo della russa Gazprom, Alexei Miller, si trovi ad Atene per discutere della privatizzazione di Depa (l’azienda pubblica greca del gas) rappresenta più di un semplice indizio. Nell’Egeo, non da oggi, sono iniziate le grandi manovre per accaparrarsi gli idrocarburi presenti in maniera copiosa sin dal 1977 ma che da allora nessuno ha provato a sfruttare. Al contempo è maturata in maniera definitiva la consapevolezza che quelle risorse non possono non essere utilizzate. Quale migliore occasione, dunque, della privatizzazione di Depa, per rafforzare posizioni e dinamiche in un mercato altamente strategico come quello del gas?

Secondo quanto annunciato dalla parte russa al termine di un vertice svoltosi martedì alla presenza del premier greco Samaras, le due parti hanno discusso “l’eccellente cooperazione nel settore del gas e hanno espresso il loro interesse per l’ulteriore sviluppo di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa”. Come è noto, Gazprom non solo è coinvolta nel bando di gara per aggiudicarsi Depa (scadenza il 29 maggio), ma starebbe in procinto di presentare un’offerta che, di fatto, rafforzerebbe la gigantesca società russa anche in riferimento alle mosse del governo azerbaijano (attese nelle prossime settimane): se prediligere la fornitura di gas al gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline) che farà arrivare in Italia il metano tramite la Grecia e l’Albania, oppure al Nabucco West, che servirà l’Austria, transitando da Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria.

Un nodo non certo secondario, dal momento che investe interessi geopolitici precisi, con inevitabili riverberi che la decisione di Baku farebbe ricadere su Stati Uniti, Germania e Russia. Proprio Washington non vedrebbe di buon occhio un rafforzamento di Gazprom nel Mediterraneo, ma su questo il governo di Atene e i vertici della società di Stato per le privatizzazioni, il Taiped, hanno assicurato che la priorità è vendere al miglior offerente, considerata la situazione di emergenza finanziaria in cui il Paese si trova. E nonostante la copertine dei giornali tedeschi, Die Welt e Faz su tutti, insistano nel vedere il bicchiere mezzo pieno, mentre la disoccupazione ormai sfonda sistematicamente un record ogni tre mesi.

Al momento non è ancor chiaro se Gazprom abbia già registrato un accordo sulle richieste presentate da parte russa per le condizioni di gara circa il deposito cauzionale e del debito di Depa. Fonti ministeriali fanno trapelare che il pacchetto di discussioni con il governo riguarda anche la ridefinizione delle condizioni per la fornitura di gas naturale alla Grecia in virtù del contratto esistente, che scade nel 2016, con la gemella Despa che si occupa della distribuzione. Ma nell’annuncio preliminare di trattativa Gazprom sottolinea che la fornitura di gas naturale in Grecia è iniziata nel 1996 e secondo i dati delle consegne totali nel 2012 è stata pari a 2,5 miliardi di metri cubi.

Come se la società russa volesse, da un lato marcare il terreno e in qualche modo legittimarsi come partner naturale di questa partita. E dall’altro far mostra di un certo fastidio per l’avversione di Washington per il tramite di Bruxelles. É un fatto che Obama e Erdogan abbiano discusso a lungo di gas, dopo il vertice monotematico sulla Siria di pochi giorni fa alla Casa Bianca, come è altrettanto noto che lo stesso Presidente americano abbia conversato telefonicamente con Vladimir Putin dello stesso argomento.

Inoltre dalla crisi cipriota in poi, per la prima volta da decenni (ufficialmente), la flotta di punta della marina sovietica ha fatto ritorno nel Mediterraneo, con fregate e sommergibili. Certo, vi sono due punti critici su cui vegliare, la Siria e la Libia. Ma la partita per il gas che si sta giocando nel Mesogheios è di quelle che vanno seguite con attenzione e in cui tutte le mosse dei partecipanti hanno un peso specifico. E conseguenze chirurgiche.

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