Girava su Youtube da circa un anno e mezzo con il titolo “via D’Amelio, video inedito’’, e nessuno se n’era accorto. Le immagini sono nitide, ma su quell’iPad le hanno viste la mattina del 14 maggio solo i pubblici ministeri Nico Gozzo e Stefano Luciani e il testimone d’eccezione, il colonnello Giovanni Arcangioli: lo ritraggono nell’inferno di via D’Amelio, il pomeriggio del 19 luglio del 1992, insieme a due sottufficiali dell’arma e la borsa di Paolo Borsellino, appoggiata sugli avambracci di uno dei due, il maresciallo Calabrese, in servizio allora al nucleo operativo. 

Per la prima volta un video svela un passaggio di mano della borsa di pelle marrone prelevata dall’auto del giudice ucciso, dalle mani del colonnello Arcangioli, incriminato e poi prosciolto dal furto dell’agenda rossa, a quelle (anzi, alle braccia) di uno dei suoi uomini. È questo il momento più significativo della deposizione in aula, a Caltanissetta, al processo Borsellino quater del colonnello Arcangioli, protagonista ieri di uno sfogo condito da una serie di ‘non ricordo’: “Sono passati 20 anni e io di via D’Amelio ho due ricordi: l’odore e la desolazione. Poi ho solo dei flash”. Arcangioli non ricorda da chi ha preso la borsa e a chi l’ha consegnata. Ha detto di averla aperta “forse alla presenza di Ayala, ma non posso esserne sicuro al punto da affermarlo sotto giuramento’’ e di aver dato disposizione di rimetterla nella vettura, sostenendo di averne parlato al suo superiore, l’allora capitano Minicucci. 


video di Silvia Bellotti e Giuseppe Pipitone

Il video, inedito, non è stato ancora acquisito dalla procura di Caltanissetta che non ha deciso se citare il nuovo testimone. Postato nel novembre del 2011 su Youtube, la procura ha scovato il fimato grazie a una segnalazione confidenziale. In mattinata è stato mostrato in aula ad Arcangioli, che deponendo come teste è stato protagonista di un lungo sfogo: “Sono 8 anni che vivo in questa situazione che ha distrutto me e la mia famiglia con gli attacchi di giornali e tv’’. Arcangioli si è lamentato del fatto che, in questi anni, sia stato ritenuto strano che lui non avesse scritto una relazione di servizio sull’episodio: “Non ritenevo, probabilmente sbagliando, quel reperto di interesse, e non viene ritenuto strano che l’operatore di polizia la relazione l’abbia fatta dopo 6 mesi”. 

L’allusione è all’ispettore della polizia Maggi, che intorno alle 18.30 prelevò la borsa dal sedile posteriore della blindata, dove nel frattempo era stata riposizionata, per portarla in questura. Maggi verrà sentito alla prossima udienza, prevista il 20 maggio, ed il giorno dopo, il 21, proseguirà la deposizione del giudice in pensione Giuseppe Ayala: anch’egli presente sul luogo della strage pochi minuti dopo l’esplosione, ha già deposto in aula ieri mattina. Ayala ha confermato la sua versione sulla borsa, consegnata, ha detto, ad un ufficiale dei cc in divisa (“e non era quella estiva’’) ma ha fornito nuovi e inediti dettagli, in qualche caso contraddicendosi, sul suo arrivo in via D’Amelio (“in auto’’), sulla collocazione della borsa (“sul sedile’’ e non sul pianale come aveva detto prima) e sulla presenza di sua moglie a casa al momento dello scoppio della bomba.

da Il Fatto Quotidiano del 15 maggio 2013