Sono otto gli italiani fra gli 87 ‘ambasciatori’ Ue capi delegazione nel mondo. Numericamente, non è male, considerando che i Paesi dell’Unione sono 27. La scorsa settimana, l’alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza Catherine Ashton, una sorta di ‘ministro degli esteri’ dell’Ue, ha rinfoltito la presenza italiana nella diplomazia europea, nominando Alessandro Palmero e Cesare de Montis alla guida rispettivamente delle delegazioni in Paraguay e nel Kirghizistan.

Palmero e De Montis vanno ad aggiungersi a – in ordine alfabetico – Paola Amadei (in Giamaica dal 2011), Filiberto Ceriani Sebregondi (in Tanzania dal 2011), Aldo dell’Ariccia (in Zimbabwe dal 2010), Attilio Pacifici (in Liberia dal 2009), Roberto Ridolfi (in Uganda dal 2010) e Ettore Sequi (in Albania dal 2010). La mappa è stata tracciata da Valentina Pavarotti su EurActiv.it: 

Oltre agli 87 capi delegazioni nazionali, vi sono cinque ambasciatori a rappresentare l’Ue presso organizzazioni internazionali come l’Onu  (a New York e a Ginevra), l’Unesco, l’Organizzazione mondiale del commerci, l’Unione africana. Tra questi cinque, ci sono le italiane Mariangela Zappia, presso l’Onu a Ginevra, e Maria Francesca Spatolisano, presso l’Unesco.

Con i numeri, dunque, siamo a posto. E come qualità dei diplomatici italiani schierati sul fronte europeo, almeno per come li conosco, pure. Il problema, magari, è la qualità dei posti loro toccati: nessun Paese del G8 extra Ue e neppure del G20, nessun Brics, nessun interlocutore dell’Unione emergente politicamente e/o economicamente; e neppure nessun centro vitale di interesse italiano, eccezion fatta forse per l’Albania, dove la presenza europea di un diplomatico del valore di Sequi appare, però, quasi ridondante, avendo già l’ambasciata italiana un suo peso. E, nel contempo, abbiamo una presenza nell’Africa australe sproporzionata alla nostra attenzione per quell’area.

Ecco, dunque, un terreno d’azione per il ministro degli Esteri Emma Bonino, che ha la grinta giusta per farsi ascoltare e pure l’opportuna conoscenza dei meccanismi comunitari: aumentare e ricalibrare il peso specifico della diplomazia italiana al servizio dell’Unione europea, magari scambiando due scartine con una briscola.

Un esercizio in cui l’interlocutore della Bonino sarà, soprattutto, lady Ashton, cui spetta la nomina dei capi delegazione, scegliendoli tra i funzionari europei o il personale diplomatico dei Paesi Ue – lo prevede il Trattato di Lisbona -. A quel posto da oltre tre anni, la baronessa laburista non s’è mai fatta notare né per la forza né per la tempestività delle sue posizioni: finora, in Italia aveva sempre trovato ministri ‘morbidi’; ora che gliene tocca uno spigoloso la musica potrebbe forse cambiare.