E’ il 22 giugno 2012, l’estate incombe, e l’amministrazione italiana si avvia a chiudere i battenti ma a Palazzo Chigi si lavora freneticamente al varo del famoso Decreto Legge Crescitalia, uno dei tanti provvedimenti d’urgenza del Governo dei Professori, fatto di belle parole e tante promesse, destinate a restare tali.

L’Italia “aspirante-digitale” e l’Europa – che guarda, ormai, all’Italia con preoccupazione sempre maggiore – si aspettano che il Governo inserisca nel nuovo provvedimento una serie di misure per la digitalizzazione del Paese, promesse dall’ex premier e dall’ex ministro per lo Sviluppo economico sin dal giorno dopo il loro insediamento ed elaborate da una coreografica cabina di regia per l’agenda digitale italiana.

Ma a Palazzo Chigi non sono pronti. Hanno dimenticato un dettaglio. Le misure per la digitalizzazione del Paese hanno bisogno di una copertura finanziaria che non c’è e, quindi, bisogna rimandare tutto, almeno, a settembre.

A questo punto, qualcuno, ha un’ideona.
Nascondere l’incompetenza, il pressapochismo e l’approssimazione con la quale ci si è preoccupati di dare al Paese un’agenda digitale con un annuncio roboante, a costo zero e, anzi, apparentemente ad alto potenziale di risparmio.

L’idea, rivoluzionaria – in un Paese che ha più enti, Autorità, tavoli tecnici, cabine di regia ed Agenzie che scuole – è quella di istituire una nuova Agenzia a cui affidare l’attuazione dell’Agenda digitale.  Nessuno, così, potrà dire che il Governo si è dimenticato dell’Agenda.

Detto, fatto. Bastano un pugno di caratteri inseriti in fretta e furia nel Decreto per istituire la nuova agenzia dei miracoli digitali, battezzata – per la verità con poca fantasia – Agenzia per l’Italia digitale. 

Ma non basta.
Si stanno chiedendo al Paese sacrifici importanti e nessuno giustificherebbe la creazione di un nuovo costoso carrozzone pubblico.

Per far posto all’Agenzia per l’Italia Digitale si sceglie, quindi, di smantellare, dalla sera alla mattina e senza attendere neppure il “primo vagito” della neonata creatura, DigitPA –  già AiPA e poi CniPA, sulla scena dell’informatizzazione della pubblica amministrazione sin dal 1993 – e la “modernissima” Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, nata solo nel 2005. 

Competenze e funzioni dei due enti cui – in uno slancio di straordinario ottimismo o di folle incoscienza – si aggiungono anche quelle del Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei ministri sono trasferite, con effetto immediato, alla neonata Agenzia anche se quest’ultima avrà, naturalmente, bisogno di tempo per organizzarsi.

Poco tempo, però, dice il Decreto che stabilisce che, entro trenta giorni, dalla sua entrata in vigore – e, quindi, in piena estate – il Presidente del Consiglio dei Ministri e una pletora di ben quattro ministri, procedano alla nomina del Direttore Generale dell’Agenzia e che, nei quarantacinque giorni successivi – e, dunque, prima che l’estate sia finita – venga approvato lo Statuto, rendendo così la neonata creatura pienamente operativa.

Persino un ragazzino straniero alla sua prima gita in Italia avrebbe capito che si tratta di “scadenze promozionali e da proclama politico” assolutamente irrealizzabili perché mai un premier e quattro ministri, in piena estate, si sarebbero accordati sulla nomina di un super dirigente della pubblica amministrazione e, poi, sulle regole di funzionamento della nuova Agenzia.

Il ragazzino in questione avrebbe, naturalmente, visto giusto.

I termini per la nomina del Direttore Generale dell’Agenzia vengono prima prorogati ripetutamente come si fa con una cambiale a garanzia di un debito che proprio non si riesce a pagare e poi lasciati scadere senza, tuttavia, adempiervi.

Bisognerà, infatti, attendere il 30 ottobre perché il Governo nomini Agostino Ragosa Direttore Generale e l’8 marzo perché venga firmato lo Statuto della neonata Agenzia.

Ma siamo solo all’inizio di una lunga epopea istituzionale perché è notizia dei giorni scorsi – peraltro ampiamente prevedibile – che lo Statuto dell’Agenzia, dopo aver a lungo giaciuto sui tavoli della Corte dei conti, è stato richiesto indietro dal governo al quale i giudici contabili, anziché dare parere negativo, hanno, per cortesia istituzionale, bisbigliato all’orecchio che c’è qualcosa che non va.

Si ricomincia da capo, dunque.

Siamo quasi ad un mese dal primo compleanno – almeno sulla carta – della neonata Agenzia eppure, benché nata come una delle tante “misure urgenti per la crescita del Paese”, l’Agenzia dei miracoli digitali deve ancora emettere il primo vagito e, specie ora che in cabina di regia siedono quattro ministri diversi da quelli che l’hanno concepita, non è dato sapere se e quando ciò accadrà.

Frattanto però, con un gesto di irresponsabilità e follia istituzionale, si sono smantellati, da quasi un anno tutti gli Enti che – bene o male – nell’ultimo ventennio si sono occupati dell’informatizzazione del Paese.

Ce n’è abbastanza perché, quella dell’Agenzia per l’Italia digitale, sia considerata una delle pagine più vergognose della politica dell’innovazione nel nostro Paese.

Una pagina tanto buia che l’ex premier Monti e l’intera cabina di regia per l’Italia digitale tirata fuori dal cilindro di un governo che ha giocato a fare il prestigiatore istituzionale fino ad esaurire colombe e conigli, dovrebbero prendere carta e penna – perché è lecito dubitare sappiano persino usare un computer – e chiedere scusa al Paese per aver allontanato ancora di più il nostro futuro digitale.

Frattanto il neo-premier, Enrico Letta, non ha altra alternativa – al punto in cui siamo – che attaccare l’Agenzia al respiratore prima che i quattro Ministri che dovrebbero coordinarne l’attività, inizino a contendersene leadership e poltrone il che – considerata l’inedita composizione politica del nuovo Esecutivo – avverrà, purtroppo, molto presto.

E’ davvero una vergogna che un Paese che è già fanalino di coda europeo in termini di attuazione dell’agenda digitale si ritrovi senza un’Agenda e senza qualcuno che sia responsabile di scriverla ed aggiornarla.