La storica edizione dell’Emilia Romagna del quotidiano l’Unità rischia a breve la chiusura insieme a quella della vicina Toscana. Da settimane si parlava della possibilità di nuovi tagli, e della soppressione delle due uniche cronache locali del giornale, ora arriva la conferma e il Comitato di redazione ha deciso che venerdì 3 maggio l’organo di stampa che fu del Partito comunista italiano non sarà in edicola per lo sciopero di tutti i suoi giornalisti. ”Dopo anni passati a chiedere stati di crisi, a espellere i giornalisti più esperti, a bloccare l’ingresso dei giovani, dopo l’accordo sottoscritto per un contratto di solidarietà al 20 %, oggi si arriva al colpo finale con la richiesta di una solidarietà al 50 % e della chiusura di due cronache storiche come Firenze e Bologna, oltre alla riduzione a 20 pagine del quotidiano”, scrive in un comunicato il Cdr. ”Un quadro di netto ridimensionamento, che rende ancora più drammatica la situazione dei collaboratori, molti dei quali attendono da mesi di essere pagati”. A Bologna rischiano il posto una decina tra redattori e collaboratori. Questi ultimi non vedono uno stipendio da due mesi, e a questi vanno aggiunte 5 mensilità per ora mai pagate.

Non è la prima volta che negli ultimi anni le due redazioni locali rischiano di essere spazzate via dai tagli per salvare i conti. La prima crisi con una massiccia mobilitazione nel 2010, quando il Pd locale si mobilitò con una cena e con la sottoscrizione di 3 mila abbonamenti per salvare i lavoratori. Alla fine de 2011 le voci della chiusura a Bologna e Firenze del quotidiano, fece emergere addirittura un dissidio tra Beppe Grillo e il consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Andrea Defranceschi, il quale chiese a Vasco Errani di salvare la cronaca dell’Emilia Romagna e il lavoro dei suoi giornalisti.Il blogger genovese allora lanciò il suo anatema: ”Se non vende, chiuda i battenti e se qualche esponente del Movimento 5 Stelle la pensa diversamente non è un problema. Il Pdmenoelle lo accoglierà subito tra le sue braccia”.

In ogni caso in questi anni, nonostante le due edizioni locali siano rimaste aperte nelle due regioni rosse, i tagli e i sacrifici dei cronisti sono stati enormi. ”L’azienda sostiene di puntare allo sviluppo del web (mai osteggiato dalla redazione), ma contemporaneamente dimezza la forza lavoro”. I giornalisti prendono di mira anche la proprietà che dal 2008 aveva visto l’ingresso, inizialmente visto come salvifico, di Renato Soru, l’ex presidente Pd della regione Sardegna, che però già nel 2012 ha dismesso gran parte del suo pacchetto azionario nella holding che gestisce il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. ”Siamo consapevoli delle difficoltà che vive l’editoria, con il calo degli introiti pubblicitari, delle copie vendute in edicola e il drastico taglio del finanziamento pubblico. Una crisi oggettiva – si legge nel comunicato che annuncia lo sciopero – che non ha visto un’azione adeguata e tempestiva di contrasto e di rilancio del prodotto da parte della proprietà composta da Renato Soru, da Maurizio Mian, Matteo Fago e con una partecipazione simbolica, ma politicamente significativa del Pd attraverso la società Eventitalia”.

Il Pd in Emilia Romagna prova a fare le barricate e a difendere la redazione e insieme alla Cgil definisce un suicidio la scelta di chiudere proprio in un territorio come quello dell’Emilia Romagna: ”È del tutto evidente che la chiusura di due cronache storiche, come quelle di Firenze e Bologna, oltre a indebolire il pluralismo delle informazioni, privando i lettori di notizie relative alla cronaca locale, costituisce di fatto un piano di dismissione dell’intero quotidiano, tenuto conto dell’effetto di traino che le vendite in queste due aree storiche del centrosinistra ha sempre rivestito sul piano nazionale”, spiega Marco Lombardo, responsabile comunicazione del partito di Bologna. Solidarietà è arrivata anche dai parlamentari Pd Sergio lo Giudice e Andrea De Maria.

I giornalisti, le altre due redazioni sono a Roma e Milano, potrebbero fare anche altre giornate di sciopero: ”Chiediamo l’apertura di un confronto vero in mancanza del quale siamo pronti a tutte le forme di lotta’‘.

Alla notizia dello sciopero è arrivata anche la replica dell’amministratore delegato Fabrizio Meli: ”Dispiace che il Cdr e i giornalisti reagiscano con queste parole al piano industriale proposto dall’azienda. Dispiace che un progetto realmente innovativo, che intende proiettare l’Unità ai vertici italiani in termini di innovazione e capacità di generare numeri e revenues, venga cosi banalmente descritto. Certo, per ripartire sono necessari sacrifici. Ma forse disattenti, Cdr e giornalisti non sono consci della situazione socio-economica attuale ed evidentemente neppure dell’incredibile sforzo di azionisti e azienda per il rilancio del giornale”.