La procura di Taranto nega ancora una volta il dissequestro del milione e 700mila tonnellate di acciaio a cui il 26 novembre la Guardia di finanza aveva apposto i sigilli. La procura ha infatti trasmesso l’ennesima istanza dell’Ilva al gip Patrizia Todisco chiedendo anche questa volta di dichiararla inammissibile perché non sono ancora giunti dalla Corte costituzionale né il dispositivo né le motivazioni in base alle quali la Consulta ha dichiarato legittima la legge “salva Ilva”, che consentirebbe all’azienda anche la commercializzazione dei prodotti. I pubblici ministeri, però, hanno deciso di sbloccare l’acciaio acquistato nel dicembre 2011 dalla società irachena Scop. Come già avvenuto per la Snam rete gas, infatti, la procura ionica ha deciso di dissequestrare il materiale tutelando l’acquisto in buona fede della società irachena. Un contratto che prevede la fornitura di circa 64mila tonnellate di acciaio per un valore complessivo di poco superiore ai 20 milioni di dollari.

Intanto il lavoro degli inquirenti sull’inchiesta ‘ambiente svenduto‘ prosegue. Nella bufera giudiziaria ora è ufficialmente coinvolto anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno. Nella richiesta della proroga di indagini firmata dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani, compare per la prima volta anche il nome del primo cittadino. Per lui le ipotesi di reato sono di abuso e omissione di atti d’ufficio sulla base, secondo indiscrezioni, di un esposto presentato tempo fa dal consigliere comunale Aldo Condemi nel quale si portava la magistratura a conoscenza delle misure che il sindaco Stefàno non avrebbe preso a tutela della salute dei cittadini.

Il primo cittadino afferma di aver appreso la notizia dagli organi di stampa e in un comunicato precisa che “a tutt’oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione in tal senso, ed ove ciò dovesse accadere, prontamente lo renderò noto alla città. Il mio stato d’animo – ha aggiunto Ippazio Stefàno, eletto lo scorso anno per il secondo mandato – resta assolutamente sereno, convinto come sono di aver assolto ai miei doveri di sindaco nell’esclusivo interesse della città, a difesa della quale ed in tempi non sospetti presentai un circostanziato esposto all’autorità giudiziaria sui fatti ambientali della grande industria. Sono dunque pronto ad essere ascoltato dai magistrati per fornire loro tutti i dovuti chiarimenti in ordine ai fatti a me eventualmente contestati”.

Il sindaco Stefano era già finito sulla graticola per una telefonata intercettata dalla Guardia di finanza di Taranto con l’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, finito in carcere il 26 novembre scorso con le accuse di associazione a delinquere insieme con alcuni membri della famiglia Riva, finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e corruzione in atti giudiziari. Quel 29 luglio 2010 fu Archinà a chiamare Stefàno per chiedere di fissare il referendum cittadino sulla chiusura dell’Ilva il più tardi possibile. “La data la più lontana possibile” chiese Archinà ottenendo un primo “va bene” dal sindaco per poi motivare la richiesta dicendo “per farci lavorare un po’ tranquilli” e ricevendo una nuova rassicurazione dal sindaco “tranquilli!!! va benissimo ciao Girolamo”.