Nella Striscia di Gaza governata dal 2007 da Hamas, è stata ratificata una nuova legge sull’educazione. Il Consiglio della Shura, a stragrande maggioranza islamista, ha votato sì alla segregazione di maschi e femmine nella scuola primaria e secondaria, e impedito agli insegnanti di istruire gli alunni di sesso opposto. “Hanno già iniziato a controllarci con tutti i mezzi possibili – afferma Nabila, ex-insegnante e studentessa all’Università di Aqsa – Ci monitorano quando parliamo con i nostri compagni e ci umiliano se non vestiamo secondo i loro dettami. Dei giovani sono stati pubblicamente rasati e ad alcune ragazze sono stati imbrattati i vestiti con bombolette spray”.

Nella Striscia e in Cisgiordania, le istituzioni scolastiche si suddividono in tre categorie. Le scuole private, spesso supportate da enti cristiani, contano un 5% degli studenti totali e la divisione di genere avviene dopo la dodicesima classe. Le scuole governative hanno i bambini segregati dal principio. Le scuole dell’Unrwa, l’Agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi, hanno, invece, classi divise dal quinto anno e istruzione garantita fino al nono anno di scuola. Sono queste due ultime istituzioni a dividersi equamente la fetta maggioritaria di alunni della Striscia.

Anche il sistema universitario si divide in istituti governativi, semi-pubblici e privati. I primi, come l’Università di Aqsa, rispecchiano le politiche del ministero dell’Educazione e hanno già introdotto l’uso obbligatorio del velo per le studentesse e la quasi totale segregazione dei sessi. I secondi, come l’Università di Azhar, sono supportati dai fondi dell’Autorità palestinese ma sono indipendenti nella scelta dei programmi. “Le scuole primarie e secondarie di Cisgiordania e Gaza dovrebbero essere omogenee perché il programma è deciso da un comitato congiunto – spiega Mukhaimer Abo Saada, professore di Scienze politiche all’Università di Azhar – In realtà, nella Striscia tutto si gioca sull’enfasi che gli insegnanti danno a certi temi, a discapito di altri”.

Dal 2007, in particolare, il governo di Hamas ha sostituito migliaia di insegnanti qualificati, allineati però con il partito di Fatah, con giovani senza esperienza dalle spiccate tendenze islamiste. “E’ così che mi sono vista rimpiazzare da un insegnante che non ha nemmeno conseguito un diploma”, dice Nabila con un sorriso amaro. “Quella scuola era tutto per me. Ho condiviso con i miei alunni l’angoscia delle sedie lasciate vuote dai bambini uccisi e ho fatto da scudo umano quando la scuola è stata invasa. Hamas mi ha tolto il lavoro, ma, soprattutto, la vita”. Non tutti gli insegnanti lasciati a casa dopo gli scioperi del 2007 hanno protestato come Nabila. Per molti è stato più facile restarsene a casa. Se Ramallah, infatti, continua a pagare i loro stipendi, la nuova classe insegnante è sovvenzionata dal governo islamista della Striscia.

La segregazione nel nuovo sistema educativo è concepita per evitare ogni tipo d’interazione uomo-donna, sia tra alunni, che tra insegnanti. Gli istituti privati si interrogano sulle conseguenze delle nuove normative sul loro operato e si rendono conto di non poter affrontare i costi di costruzione di scuole gemelle per l’altro sesso. Anche Hamas non avrà vita facile. I nuovi istituti statali dipenderanno, infatti, dalle casse di Gaza – la cui popolazione cresce con un tasso annuo del 4% – pesando non poco sulla sua amministrazione.

Per quanto riguarda le università, se ad Aqsa la divisione dei sessi è già presente, ad Azhar, invece, “non sappiamo cosa succederà,” scuote la testa Saada. A suscitare in lui questi timori è la polizia di Hamas: “Con la scusa di una disputa tra clan durante la quale uno studente è stato assassinato, la polizia è ora di stanza davanti ai cancelli. Temo che, con la nuova legge, le forze di sicurezza si sentiranno sempre più legittimate a fare pressioni”. Dal 2007, il mantenimento del potere di Hamas nella Striscia è infatti stato garantito dal suo apparato di sicurezza. Ma la recente presidenza dei Fratelli Musulmani nel vicino Egitto ha incoraggiato i ‘fratelli’ palestinesi a infiltrarsi sempre più capillarmente nelle istituzioni civili, in nome di una strategica islamizzazione dall’alto. E riformare l’educazione è il primo e decisivo passo.

di Costanza Spocci e Eleonora Vio