“Figuriamoci se mi metto a fare questi baratti”. Arrivato a Reggio Emilia, Stefano Rodotà, candidato Presidente della Repubblica si rifiuta di parlare di politica, ma rompe ogni indugio quando qualcuno ipotizza che perso il Quirinale, possa essere lui il prescelto per formare un governo. “Nella scena pubblica c’è spazio per tutte le opinioni – continua – anche le meno attendibili. Io nel caso tornerei a fare quello che ho sempre fatto”. Nel giorno più lungo, tra votazioni e trattative, il professor Rodotà sceglie una sala piena di persone e una lezione magistrale per parlare di diritti. E’ l’ospite più atteso a Reggio Emilia, per l’apertura del Festival “Le giornate della laicità”, invitato in tempi non sospetti e ora catapultato al centro della scena pubblica. Lo accolgono i giornalisti, e un centinaio di persone che in piedi applaudono il candidato Presidente della Repubblica.

Alla fine un collaboratore gli passa un Ipad con la notizia della quarta votazione in Parlamento e gli scappa un sorriso: “Sono curioso certo. Per il resto state tranquilli che non ho sentito nessuno. Addirittura mia moglie dice che qualcuno ha chiamato mia figlia per farle pressioni su un mio ritiro. Io non ne so niente”. E scoppia in una risata. “Ora però fatemi cominciare. Sono qui perché avevo preso l’impegno da tempo e io mantengo la mia parola. Mi occupo da tanti anni di questi temi e volevo essere qui a parlarne. Lo sapete che sono un maniaco di diritti”. 

E ai giornalisti che chiedono un commento sulla giornata politica risponde scusandosi: “Lo so che non è molto laico chi si rifiuta, ma io sono obbligato a difendere non la mia sfera privata, bensì le mie scelte. Sono sempre molto chiaro su questo e motivo le ragioni”. Il professore si riferisce al comunicato stampa diffuso durante la mattina, con il quale ringraziava per la candidatura promossa dal gruppo 5 Stelle. “Per questo ora rispettate per favore il mio silenzio”. Ad accogliere il professore, le bandiere del Movimento per l’acqua pubblica, cittadini che ancora sperano che le votazioni possano portare Rodotà al Quirinale. Ma nemmeno la manifestazione d’affetto fa vacillare il giurista che comincia con la presentazione del libro: “Il diritto di avere diritti”. Una lunga esaltazione di laicità e costituzione, analizzando articoli e principi fondamentali della carta italiana: “La laicità è la regola della convivenza. Ho scritto questo libro perché avvertivo un problema”. Il titolo è rubato, dice, preso in prestito dalla filosofa Hanna Arendt: “Anzi, lei diceva il diritto ad avere diritti, mentre io l’ho reso ancora più perentorio. Arendt diceva che il diritto ad essere riconosciuti come parte dell’umanità dev’essere garantito dall’umanità stessa”. Parole importanti, che il professore mette alla base della sua riflessione.

Diritti fondamentali, dalla salute all’inviolabilità della persona umana. Rodotà legge la costituzione passando per i punti che riconosce più importanti e innovativi. Sceglie l’art. 3, tra i tanti, come esempio per la tutela della dignità sociale: “In quel passo così importante, la costituzione rompe lo schema e afferma che io devo essere riconosciuto dagli altri degno”. E continua parlando di scuola pubblica: “La scuola è organo costituzionale, diceva Calamandrei. Nell’ultimo anno ho incontrato non meno di 12 mila studenti: un’emozione unica girare per le palestre e vedere ragazzi che per tre ore non lasciano la sala”. E conclude: “Ieri sera in un talk show ho visto che sono stato attaccato per essere il primo firmatario del referendum di Bologna contro il finanziamento pubblico alle scuole private. Ne parlavano come fosse una colpa, sono rimasto senza parole”.

di Martina Castigliani