Il disastro di Fukushima sembra già dimenticato. E’ questa la conclusione di Greenpeace dopo un’indagine sulle centrali nucleari europee. Molti dei 132 reattori nucleari presenti nell’Ue, più altri 5 in Svizzera, restano profondamente insicuri e tre minacciano l’incolumità del nostro Paese. Dopo la tragedia di Fukushima, nel 2011, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno progettato una serie di “stress test” per rassicurare i cittadini europei sui pericoli che potevano derivare dalla presenza dei reattori nucleari. Uno studio per condurre a piani d’azione nazionali in grado di fronteggiare le possibili criticità emerse dagli stress test. Ma i risultati sono sconfortanti.

Nel maggio 2012, Greenpeace ha commissionato uno studio per un’analisi indipendente dei risultati degli stress test e adesso, un anno dopo, uno degli autori di quello studio, il fisico Oda Becker, ha prodotto un nuovo rapporto, Updated review of EU nuclear stress-tests, che sottolinea come i piani d’azione nazionale siano palesemente insufficienti ad affrontare i problemi evidenziati dagli stress test. “A dispetto di investimenti anche ingenti – si legge nel rapporto – numerosi aspetti importanti e ben noti non sono stati affrontati e alcune delle questioni che pure sono state affrontate saranno risolte tra anni, lasciando quindi i cittadini europei esposti nel frattempo a rischi”.

Tra le centrali menzionate nel rapporto di Greenpeace ce ne sono due – Krsko in Slovenia e Muleberg in Svizzera – che minacciano anche la sicurezza italiana per ragioni comuni: i terreni sismici sui quali sono costruite e il pericolo di inondazioni.

A Krsko sono in corso lavori per migliorare la resistenza alle inondazioni, ma quando saranno conclusi, solo nel 2015, non basteranno a far ritenere la centrale al sicuro. Anche la centrale di Muleberg è in area sismica e soggetta a inondazioni: non ha un adeguato impianto di raffreddamento in caso di emergenza e i lavori per rendere sicure le piscine di raffreddamento del combustibile nucleare non si concluderanno prima del 2017. Nel rapporto si evidenzia anche come l’impianto sia troppo vecchio “da chiudere senza ulteriori discussioni” sentenzia Greenpeace. I pericoli per l’Italia non finiscono qui, c’è un’altra delle centrali “a rischio”, quella di Mochovche, in Slovacchia, di proprietà dell’italiana Enel, che non gode di ottima salute: esposta a rischio di terremoti fino a quando, nel corso del decennio, non saranno realizzate adeguate protezioni.

Grazie all’esito del referendum del 2011, l’Italia ha scongiurato il rischio nucleare in casa propria, anche se la partita per la messa in sicurezza delle nostre ex centrali da parte della Sogin appare complicata. Tuttavia il trattato Euratom pone il nucleare sotto l’esclusiva competenza di singoli Paesi: possiamo solo fare gli scongiuri e toccare ferro.