Mentre il mainstream neoclassico continua a predicare l’austerità ad ogni costo, il Giappone si prepara per la più grande operazione di creazione di liquidità dal dopoguerra ad oggi.

Il Giappone ha un debito pubblico di enormi proporzioni (rapporto debito/Pil 236%), ed un deficit (rapporto deficit/Pil 10%). Insomma numeri al di fuori dei parametri di Maastricht per intenderci. Eppure il Giappone non ha la minima intenzione di alleggerire il debito attraverso l’austerity.

Per i nipponici il debito non è un problema, come non è un problema l’aumento dell’inflazione (anzi nel caso nipponico fa parte della nuova strategia macroeconomica). Tutto ciò, perché il paese dal Sol levante ha due garanzie: la sovranità monetaria (quindi la possibilità di stampare moneta della Bank of Japan) e la protezione del debito pubblico dei cittadini(i cittadini e gli investitori interni detengono la quasi totalità del debito).

In questi giorni, il premier Shinzo Abe, ha avviato il suo piano di salvataggio: il governo tramite la banca centrale stamperà moneta (tanto da far passare la massa monetaria da 135mila miliardi a 270 mila miliardi entro il 2015) che servirà per comprare dalle banche i titoli di stato giapponesi (non solo i titoli a breve scadenza, ma anche quelli a medio e lungo termine). Il debito resterà invariato (perché il governo comprerà il debito già esistente) ed i tassi di interesse di qualsiasi scadenza si abbasseranno (grazie all’intervento statale). La grande iniezione di liquidità utilizzata per comprare i titoli farà da incentivo per gli investimenti (quindi le imprese e le banche una volta ricevuti i soldi dal governo li riutilizzeranno per la crescita). I soldi che verranno stampati faranno aumentare l’inflazione naturalmente, che per il Giappone non è un problema visto i precedenti deflazionistici. L’inflazione, di fatto, porterà al deprezzamento dello yen, che giocherà un ruolo importante nell’aumento delle esportazioni.

 L’ “Abenomics” può essere un importante macchina virtuosa per il Giappone e non solo, perché una strategia del genere è ciò che serve all’Europa, con una banca centrale capace di superare lo spauracchio di Weimar e i luoghi comuni in cui l’inflazione  è considerata un male assoluto. E’ vero, la strategia giapponese può scontrarsi con vari rischi, quali il mancato controllo dell’inflazione o la fuga di capitali, ma all’Europa non resta altra alternativa. Il rigore e l’austerity hanno fallito, l’Europa non può fallire con loro.