Ogni volta che vedevo una pala eolica mi chiedevo di chi fosse. Il vento, come il sole, è un elemento naturale. Se l’acqua è un bene comune, perché il vento non lo è?

Il sole riscalda me come te, e dunque è mio ed è tuo. Invece le energie rinnovabili il cui fatturato fino al 2020 è stimato intorno agli 80 miliardi di euro è divenuto un business per pochi. Lo stato ha lasciato depredare e ha obbligato i cittadini a una tassa supplementare perché alcuni si arricchissero.

“…E’ una foresta di pale. Dovunque ne trovi, che ti afferrano l’occhio e lo gonfiano di pensieri. Dietro di te c’è una pala, davanti a te c’è una pala. Ti giri e quelle ti seguono. Negli anni anche le procure della Repubblica si sono incuriosite di queste foreste. E le carte hanno presto iniziato a circolare tra gli uffici calabresi come un pendolo impazzito. Dalla procura di Catanzaro a quella di Paola, da Paola a Cosenza. Da Cosenza ancora a Catanzaro. Perquisizioni e intercettazioni, qualche arresto, qualche annuncio di arresto. Sotto la lente d’ingrandimento le attività degli assessori regionali, le mani leste dei mitici sviluppatori, la connivenza, vera o presunta, dei dirigenti del settore delle Attività produttive…. Quando la deregulation si sposa con i soldi facili,nasce l’inquinamento morale: un brodo primordiale dove si sviluppa tanto l’interesse quanto il conflitto di interessi. Il geometra dell’ufficio tecnico comunale contro il vigile urbano che ha terreni opzionati. Tifoserie di consiglieri per l’uno o per l’altro progetto. L’equilibrio democratico di piccole comunità improvvisamente alterato dal luccichio dell’Eldorado.”

“Pensai alla parola parco. Anche l’uso di questa parola è l’emblema di una sconfitta culturale legata all’era dell’immagine che può trasformare una centrale elttrica in un elemento fiabesco. Questi “parchi” finti finiscono per cannibalizzare i parchi veri, cioè le aree protette, con i vincoli urbanistici abortiti o rimossi per fare spazio ai nuovi “parchi”. Lo stile è quello collaudato della speculazione edilizia, ma cambia lo strumento, ora incontestabile.”

(Brano tratto da Controvento di A. Caporale, Mondadori 2011)