La benedizione di Lula all’erede politico di Chavez. Un aiuto prezioso arriva dal Brasile a Nicolas Maduro, il candidato governativo alla presidenza del Venezuela nelle elezioni del prossimo 14 aprile. Si tratta di un appoggio esplicito e per niente scontato, considerato l’atteggiamento accorto della diplomazia brasiliana rispetto alle vicende interne venezuelane. E’ un regalo di Lula, sempre molto influente nella politica continentale, al candidato indicato come suo successore ideale dall’ex presidente venezuelano, morto dopo una lunga malattia il 5 marzo scorso.

“Non voglio interferire nella politica venezuelana – dice con voce commossa Lula durante in un video diffuso a sorpresa la notte scorsa a Caracas – ma non posso non offrire la mia testimonianza a nome del Mercosur, del quale il Venezuela finalmente fa parte. Una sola frase riassume tutto ciò che penso: Maduro presidente è il Venezuela che Chavez sognava”.

Per Maduro le parole di Lula sono una manna dal cielo. I voti della borghesia venezuelana gli sono preziosi per vincere. E la porzione non piccola della classe media di Caracas non vincolata alla destra, che in Venezuela è una destra estrema estranea a posizioni liberali, ha guardato con interesse negli ultimi anni al vicino Brasile in grande boom economico. Prezioso, quindi, il regalo pre-elettorale di Lula. Non a caso l’attivissimo ambasciatore venezuelano a Brasilia, Maximilien Arvelaiz, che dell’ex presidente brasiliano è molto amico, è stato a lungo con Lula la settimana scorsa.

“Ho conosciuto bene Maduro quando era ministro degli Esteri del Venezuela – dice Lula accorato nel video – lui e Chavez avevano le stesse idee riguardo al destino del nostro continente e la stessa concezione riguardo alle sfide in difesa dei più poveri“. “La decisione di eleggere il nuovo presidente spetta esclusivamente al popolo venezuelano – conclude Lula – sono sicuro che Maduro come presidente sarà capace di raggiungere gli obiettivi che Chavez si era dato”. Un super spot politico che arriva mentre Maduro e il suo sfidante, il candidato dell’opposizione Henrique Capriles, si stanno coprendo di insulti a distanza.

Capriles, sconfitto alle presidenziali dello scorso ottobre da Hugo Chavez con uno scarto di poco più di un milione e duecentonovantamila voti, è il primo candidato unitario della destra venezuelana degli ultimi dieci anni. Non ha grandi chances di vittoria, ma sta puntando tutto sullo slogan “Maduro no es Chavez” nella speranza che il confronto con la figura del leader venezuelano scomparso giochi in sfavore del candidato governativo invece che in suo vantaggio. Per non cedere terreno ha scelto di aprire anche lui l’ultima settimana di campagna prima del voto a Barinas, la provincia venezuelana profonda in cui Chavez è nato e dove Maduro ha costituito una sorta di simbolico quartier generale. L’atmosfera non è delle più serene. “Il piccolo borghesuccio capriccioso tornerà nel suo castello di New York a piagnucolare”, grida Maduro. “Ricordati che non sei Chavez”, risponde Capriles, convinto che questo sia il tasto da suonare fino al giorno del voto.