Quello dietro la testa di Federico Aldrovandi non è sangue, è un cuscino. L’agghiacciante dichiarazione arriva dalla bocca di Carlo Giovanardi, intervistato in diretta radio da La Zanzara. L’occasione della gaffe era stata offerta dalla manifestazione di ieri a Ferrara in solidarietà a Patrizia Moretti, dopo le polemiche per il sit in del sindacato di polizia del Coisp . Giovanardi si era già prodigato in passato in un clamorosa scivolone sul caso del diciottenne ucciso a Ferrara nel 2005. Quella volta, era il luglio 2007, nel corso di una trasmissione televisiva bollò Federico come “eroinomane”. E questo di fronte ai genitori presenti in studio, che cercarono di spiegare invano all’allora ministro per i Rapporti con il Parlamento in quota Udc, che quella circostanza non era suffragata da alcun riscontro processuale.

Ora il senatore Pdl scivola ancor più pesantemente e bacchetta il conduttore Giuseppe Cruciani: il ragazzo “non è stato massacrato, ma avete letto la sentenza?”. Domanda che andrebbe girata allo stesso Giovanardi, dal momento che nella sentenza di primo grado il giudice Caruso faceva notare che ognuna delle 54 lesioni disseminate sul corpo di Federico meriterebbe un processo penale. Il parlamentare viene quindi all’immagine della discordia, quella del giovane privo di vita scattata all’obitorio: “Quella foto che ha fatto vedere la madre è una foto terribile, ma quella macchia rossa dietro è un cuscino. Gli avevano appoggiato la testa su un cuscino. Non è sangue, ma neanche la madre ha detto che è sangue e neanche lo può dire, perché non è così”.

Non solo quel sangue è semplicemente un cuscino su cui qualche caritatevole ha adagiato il capo di Federico, ma va anche ricalibrato il concetto omicidio colposo nel caso io esame: “Ho capito che una persona è morta, ma anche in un incidente stradale muoiono delle persone. Anche quando un medico opera e per imperizia sbaglia con il bisturi e cagiona la morte di un paziente. Era una persona in stato di alterazione psicomotoria determinata anche dall’assunzione di stupefacenti, situazione di alterazione segnalata da cittadini e purtroppo per lui in questo scontro così duro, essendo lui anche una persona robusta, è accaduto l’imprevedibile”.

La replica della madre di Federico, reduce dalla testimonianza d’affetto di quattromila persone, non si fa attendere: “Lo coprirei di insulti. Adesso basta, querelerò anche lui”.

La Moretti viene chiamata a commentare anche un’altra notizia odierna, protagonista il magistrato di sorveglianza di Bologna che, a differenza di quanto disposto dall’omologo di Padova che aveva fatto uscire di cella Monica Segatto, ha rigettato la medesima istanza di detenzione domiciliare per Paolo Forlani e Luca Pollastri. Nella respingere la richiesta delle difese si parla di “mancanza di comprensione della gravità della condotta” e di “cultura della violenza, tanto più grave ed inescusabile, in quanto da parte di appartenenti alla Polizia di Stato”. Per Enzo Pontani, altro agente, l’istanza di detenzione domiciliare non risulta essere stata ancora esaminata. “È il minimo. Va bene. È giusto così”, si limita a dire Patrizia Moretti.

Sempre in tema Aldrovandi, è rimbalzata di nuovo dalle agenzie la notizia riguardante il ritorno in servizio dei quattro poliziotti condannati, una volta scontata la detenzione e passati i sei mesi di sospensione. Una notizia, già data dal Fatto oltre un mese fa, che solleva a sua volta un’altra questione: se da una parte il ministro Cancellieri continua a garantire alla famiglia di Federico che verrà adottato ogni provvedimento contro quelle che ha definito “mele marce”, come può la titolare del Viminale non sapere che la commissione disciplinare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza si è già espressa (e per la sospensione e non per la destituzione) e che di conseguenza, nonostante l’appello di Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, chi ha ucciso Federico tornerà a indossare la divisa? “Io non so se quella della commissione disciplinare sia la decisione finale, o se ci sia ancora spazio – aggiunge la madre -. Credo che si tratti di etica, qualcosa che va oltre le regole: si tratta di umanità il fatto che qualcuno che ha ucciso un ragazzo resti nelle istituzioni o meno”.