Nessun appoggio al segretario del Pd a meno che non rinunci ai rimborsi elettorali. Il Movimento 5 Stelle torna a sfidare Pierluigi Bersani. ”Non lo farà mai. Nel caso lo facesse sarebbe il primo atto di un cambiamento vero, reale, provato. Faccia questo gesto e poi ne riparliamo”. Vito Crimi, capogruppo al Senato del M5S, intervistato dalla web tv del Fatto Quotidiano, ribadisce la posizione già postata su Twitter da Beppe Grillo alcuni giorni fa. Per Crimi, che ripete invece il no a una “fiducia in bianco a gente come Bersani”, non c’è stato rispetto degli elettori del Movimento “perché siamo stati accusati di qualsiasi cosa, dal fascismo, al comunismo”. 

Il capogruppo inoltre contesta il segretario del Pd, perché “non mi sembra – dice – di aver visto all’interno degli otto punti di Bersani, che poi sono diventati 200 punti, delle posizioni nette”. L’unica condizione per aprire al dialogo è che il leader democratico firmi “la lettera che gli abbiamo proposto dal blog di Grillo di rinuncia ai rimborsi elettorali“, anche se è convinto che “non lo farà mai”. In caso contrario, però, “sarebbe il primo atto di un cambiamento vero, reale, provato”. I risparmi nella politica e nelle istituzioni sono sempre stati centrali nel programma dei 5 Stelle e anche il presidente del Senato Pietro Grasso e Laura Boldrini hanno deciso di tagliare i propri emolumenti. Un segno per Crimi che “stanno vincendo i cittadini”, ma “era un’azione da fare” e “chiunque fosse stato” nominato alla presidenza “l’avrebbe fatto” perchè “il messaggio di sobrietà è passato”. Quanto agli stipendi dei parlamentari grillini, “chiediamo ai giornalisti 3 mesi di tempo. Veniteci a chiedere, conti alla mano, quanto abbiamo preso e poi ne riparliamo”. All’indomani del termine delle consultazioni, Crimi ha poi ricordato che il M5S non intende  “fare un nome per il governo” perché, spiega, “il fatto di concentrarsi di un nome indirizza la linea del partito o del movimento”.

Sull’incontro istituzionale con il capo dello Stato specifica che ”la proposta l’abbiamo fatta concreta: abbiamo detto che il M5S è disponibile a governare su venti punti di programma. Napolitano ci ha chiesto: a un governo Bersani dareste l’appoggio? Abbiamo detto no. Ieri ho passato il tablet con i venti punti del programma M5S a Napolitano – racconta – Non gliel’ho dato in mano, l’ho poggiato sul tavolo. Immagino che quei punti li conoscesse bene. Era preparato. Aveva un malloppo di roba in una cartella, quindi era preparato”. E ricorda che il nome dei 5 Stelle verrà fatto “nel momento in cui qualcuno dice che le nostre idee si possono portare avanti”. Bocciato anche il sì a un eventuale esecutivo guidato da Gustavo Zagrebelsky. “Bisogna capire chi porta Zagrebelsky, dove e come lo circonda – prosegue il capogruppo al Senato -. Il suo come quello di altri che vengono citati, è un nome assolutamente stimato e impeccabile, ma messo lì e circondato da questa politica e da questo Pd, non so fino a che punto sarebbe un cambiamento”. Poi si domanda “perchè si cerca di addossare la responsabilità di riesumare Berlusconi al M5S”, visto che “noi ci siamo adesso, non c’eravamo ieri. E’ da 20 anni che Berlusconi viene seppellito e riesumato in senso metaforico dal Pd e non dal M5S”. Ritiene inoltre che “Pd e Berlusconi non è che siano molto distanti” e governare insieme “è quello che hanno fatto più o meno in questi anni, alternandosi”.

Sul sostegno alla rielezione di Napolitano al Quirinale, il senatore puntualizza che “il nostro candidato presidente vorremmo votarlo, deciderlo insieme”, ma si tratta di un tema “per il quale cercheremo il massimo coinvolgimento. Gli iscritti al Movimento voteranno on line, come per le parlamentarie, la nostra proposta alla presidenza della Repubblica”. 

Nel corso della diretta arriva anche il mea culpa per il comportamento con la stampa. Durante un’intervista a Radio Luiss mandata in onda giovedì a La Zanzara su Radio 24, aveva infatti dichiarato: “I giornalisti e le tv li sto rifiutando tutti perchè mi stanno veramente sul cazzo, cercano solo il gossip”. Sul FattoTv, poi, arriva il dietrofront: “Chiedo scusa a tutti i giornalisti bravi e seri, che sono davvero tanti. Stavo tornando di sera a piedi e sono stato fermato da due ragazzi che mi hanno detto che erano studenti e non sapevo stessero già registrando. Mi è scappata la frase che i giornalisti in queste giornate hanno forse esagerato. In questi giorni sui giornali escono cose offensive per la categoria di giornalisti per come sono scritte – sottolinea il senatore M5S – Ad esempio hanno scritto che una persona” che sostiene una relazione tra vaccini e omosessualità “sarebbe da me conosciuta, quando invece mi è sconosciuta”.