“Sapere che mio figlio è gay mi ha permesso di pensare a questa problematica in una maniera diversa che poi è quella di un padre che ama moltissimo suo figlio e vuole che  abbia le stesse opportunità di vivere una relazione che hanno suo fratello e sua sorella e che io e Jane abbiamo avuto per 26 anni”. Con queste parole, in qualche modo commoventi, un padre americano, giovedì ha annunciato pubblicamente di aver cambiato idea rispetto al diritto dei gay di sposarsi e godere degli stessi diritti (e doveri) di tutte le altre coppie). Commoventi perché quel papà, Robert Portman, senatore repubblicano dell’Ohio, era noto ai suoi elettori anche per la sua radicata e convinta opposizione alle unioni fra persone dello stesso sesso. 

“Sono giunto a pensare – ha  aggiunto il senatore – che, se due persone sono preparate a prendere un impegno per tutta la vita, un impegno che abbia a che fare con l’amore e con la cura reciproca, nel bene e nel male, il governo non dovrebbe negargli l’opportunità di sposarsi”. 

Una considerazione semplice che, però, talvolta, ha bisogno di un processo doloroso di riflessione e di tanto amore verso il prossimo per poter essere espressa ad alta voce. E non c’è nulla, evidentemente, di più “prossimo” per un padre che il suo stesso figlio. 

Un altro papà americano – questa volta anonimo – sempre ieri, ha pubblicato la nota lasciata sul frigorifero di casa con la quale comunicava al figlio che non c’era nessuna necessita che lui facesse “coming out”. “So che sei gay da quando avevi sei anni e ti amo da quando sei nato. La mamma ed io pensiamo che tu e Mike siate una bella coppia”. 

Una considerazione semplice, ancora una volta, come semplice sa essere l’amore di un padre per il proprio figlio. Poco importa chi quel figlio a sua volta ami, se ciò lo rende felice.

Questa semplicità di padri che, con parole d’amore, infrangono in un attimo le potenti barriere del pregiudizio e della discriminazione, è una boccata d’aria buona. Una boccata di speranza.