Pierluigi Bersani incassa la fiducia del partito. Il centrosinistra e il suo candidato a Palazzo Chigi hanno il diritto e il dovere di andare al Quirinale (che ha fissato le consultazioni dal 19 marzo) a proporre una soluzione per la complicata questione politica frutto delle elezioni. E la soluzione di Bersani è quella già anticipata nei giorni scorsi: il centrosinistra presenterà una piattaforma sulla quale cercare il massimo delle adesioni in Parlamento. Un programma di 8 punti (c’è il lavoro, c’è il rapporto con l’Ue e ovviamente tagli ai costi della politica e la legge sul conflitto d’interessi) sul quale tutti si dovranno “prendere le proprie responsabilità”. Di certo Bersani dice che non sono né praticabili né credibili accordi di governo con la destra. In realtà, tra i tanti interventi della direzione nazionale del Pd, spunta anche quello – come sempre di peso – di Massimo D’Alema che puntualizza che in realtà un discorso della destra si potrebbe anche fare. L’unico problema è Berlusconi. Ma senza Berlusconi, quindi? 

La giornata per il Pd è scivolata via (si fa per dire) dopo ore di commenti, dal palco, dei componenti della direzione del partito al discorso di apertura di Bersani. Molte posizioni favorevoli all’approccio del segretario, ma diversi distinguo sul dopo. Sull’eventualità, cioè, che il tentativo di Bersani fallisca. Voto? Governo tecnico? Governissimo? Per Stefano Fassina si deve per esempio tornare alle urne, perché un “governo del presidente” sarebbe un arretramento. Per Umberto Ranieri, invece, è la soluzione migliore, Michele Emiliano ribadisce che secondo lui il presidente del Consiglio deve essere indicato dal Movimento Cinque Stelle e il Pd lo deve appoggiare, Giuseppe Fioroni che il pericolo è “diventare grillini”, invece che attirare il loro sostegno.

Certo, in pochi sembrano fare autocritica per un risultato evidentemente sotto le aspettative. A parte Bersani stesso: il Movimento 5 Stelle “è segnato dall’uso sapiente della rete, ma l’elemento profondo si riferisce palesemente a una questione sociale” ha spiegato il segretario. I dati elettorali “parlano un linguaggio drammatico ma chiaro: c’è una sofferenza acuta nella base larga del consenso del Pd”. “Abbiamo cercato scelte in controtendenza – ammette – ma non sono state percepite”. Ma nessun altro sembra riflette sulle colpe del centrosinistra di un esito così deludente al voto. Ci provano solo Pippo Civati e Anna FinocchiaroIl deputato lombardo precisa: “Vorrei essere chiaro: abbiamo mancato un obiettivo clamoroso forse perché il Pd ha fatto troppo Pd, siamo stati troppo rivolti verso noi stessi, il tema principale campagna elettorale è stato l’alleanza con Monti”. A volte “facciamo gli arroganti – continua – e oggi sappiamo dal Sole 24 Ore che il programma economico di Grillo lo scrivono Fitoussy e Stiglitz che non sono proprio due stronzi”. “Alibi non ce n’è più uno che regga, giusto o sbagliato che sia e questo dovrebbe condurci a un cambio di atteggiamento” ha spiegato la senatrice siciliana. Bisogna mostrare in “questa esperienza di presentazione dei nostri punti di programma di avere un’impazienza rispetto alla soluzione di alcuni problemi, un’intolleranza verso l’idea che alcune situazioni restino uguali. Dobbiamo apparire una forza impaziente di giungere alla soluzione delle questioni sociali”.

Sullo sfondo l’atteggiamento quantomeno misterioso di Matteo Renzi, presente alla direzione del Pd, ma che è uscito senza intervenire. Stessa cosa ha fatto peraltro Walter Veltroni. Però le istanze del sindaco di Firenze (espresse in questi giorni su giornali e tv) non cadono nel vuoto: “Dichiariamo l’assoluta disponibilità ad un superamento dell’attuale sistema di finanziamento dei partiti, ma lo mettiamo in connessione con il funzionamento democratico dei partiti”. Le prossime settimane, dunque, procederanno sulla linea tracciata dal segretario (che ha ribadito che non esiste una “ipotesi B”). Il rischio resta quello che anziché il Movimento Cinque Stelle la fiducia arrivi con l’aiuto dell’altro gruppo forte al Senato, quello del Pdl. E che quindi i berlusconiani si prendano così il diritto di tenere il pallino in mano. 

Nel frattempo si preannuncia più o meno calma piatta finché ad aprile le Camere non si riuniranno in seduta comune per eleggere il presidente della Repubblica. Romano Prodi dal canto suo se ne tira fuori, afferma di non pensare al Quirinale e invita a dialogare, abbassando i toni. 

La cronaca ora per ora

Ore 18.26 – Pd: approvata la relazione di Bersani, solo un’astensione
La relazione di Pierluigi Bersani è stata approvata dalla direzione del Pd con una sola astensione. 

Ore 18.24 – Bersani: “Inaffidabile un governo con Berlusconi”
“Non è accettabile il governo con uno che quattro mesi prima delle elezioni se ne va e comincia a sparare a zero sulla realtà che lui ha provocato. Dobbiamo dirlo con molta chiarezza. C’è una totale impossibilità e inaffidabilità”. Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, in replica alla direzione del partito. “Pensate che cose di questo genere sarebbero una soluzione? Il Paese ha bisogno di altre paludi? Sarebbe mettere un coperchio su una pentola a pressione che rischia di esplodere”.

Ore 18.21 – Bersani: “Da noi solo ipotesi A. Ipotesi B non è all’ordine del giorno”

“Da questa riunione di ipotesi B non ne sono venute, e’ venuta avanti una ipotesi A”. Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, in replica alla direzione del partito. “E’ un sentiero molto stretto, o lo si supera e quindi si comincia con un governo che cambi le cose o il sentiero lo si sgomberera’ dalla nebbia. Ci sara’ il Capo dello Stato. Non ho sentito altre proposte” e nel governo del presidente per definizione non dobbiamo interferire.

Ore 18.12 – Bersani: “Sulla nostra proposta troveremo forsennati ostacoli”
“Sulla nostra iniziativa avremo forsennati ostacoli, la strada è in salita e dobbiamo trovare il sistema, se siamo convinti e io penso che siamo convinti, di far muovere questa iniziativa”. Così Pier Luigi Bersani, chiudendo la direzione, invita a promuovere la proposta del Pd per un governo di scopo.

Ore 18.12 – Bersani: “Stop al finanziamento dei partiti, ma si parli di trasparenza”
“Dichiariamo l’assoluta disponibilità ad un superamento dell’attuale sistema di finanziamento dei partiti, ma lo mettiamo in connessione con il funzionamento democratico dei partiti”. Lo dice Pier Luigi Bersani durante la replica alla direzione del Pd. “Noi abbiamo questa posizione – dice Bersani senza citare Grillo ma rivolgendosi al M5S – vuoi discutere di finanziamento? discutiamo anche di trasparenza di partiti che hanno responsabilità costituzionali e parlamentari”

Ore 18.07 –  Bersani: “Abbiamo mostrato cos’è un dibattito”
“E’ stato un dibattito ricchissimo, abbiamo mostrato cos’è un dibattito e non vedo particolari esigenze di repliche”. Così Pier Luigi Bersani valuta la direzione del Pd, nelle sue conclusioni.

Ore 17.55 – Bindi: “Non ci sono subordinate, il Capo dello Stato è il nostro interlocutore”
“Capisco e approverò la relazione del segretario. Credo che dobbiamo presentarci certamente, mi pare di capire, avendo escluso con forza ogni collaborazione con Berlusconi: anche a me piacerebbe una destra senza Berlusconi ma in Italia non si può. Questo è il nostro programma e ci sono valori non negoziabili” e “penso non ci sia una subordinata, questa è la principale”. Lo ha detto Rosy Bindi parlando alla direzione del Pd.

Ore 15.58 – Orfini: “Monti spazzato via dagli elettori, ora aprire a M5S”
“Mai con il Pdl e apertura ad una maggioranza che coinvolga il Movimento Cinque Stelle”. Lo dice Matteo Orfini durante la direzione del Pd. Orfini, che ha criticato la “subalternità” del Partito democratico all’agenda Monti, ha aggiunto che il partito democratico ha “un grandissimo bisogno di fare un congresso”. “Oggi i nostri elettori ci vogliono sentir dire ‘mai con il Pdl’ e vogliono sentirci dire ‘mai senza il Movimento 5 stelle”, ha detto l’esponente dei ‘Giovani turchi’. “Ci siamo ricongiunti con Nanni Moretti, – ha aggiunto – evviva. Ma senza rappresentare una parte del paese, quella dei ceti più popolari, e questo non ci ha aiutato a prendere qualche voto in più in quella parte del Paese che più soffriva. Abbiamo sottovalutato quel disagio sociale, perché su questo punto eravamo divisi”.

Ore 14.48 – Finocchiaro: “Nessun alibi, bisogna cambiare atteggiamento”
Anna Finocchiaro ha sollecitato il Partito democratico a cambiare atteggiamento dopo che le elezioni hanno chiarito che nessun alibi può essere portato a discolpa di alcune mancate riforme. “Se un esito c’è del risultato elettorale è che alibi non ne abbiamo più nessuno. Non abbiamo più un riparo in cui nascondersi, sperimentiamo come deboli appaiano i cittadini le nostre osservazioni, pur vere, che ‘non si è cambiato quello perché non avevamo la maggioranza'”, ha detto nel suo intervento alla direzione nazionale del Pd. “Alibi non ce n’è più uno che regga, giusto o sbagliato che sia e questo dovrebbe condurci a un cambio di atteggiamento”

Ore 14.40 – Veltroni lascia la direzione nazionale del Pd senza intervenire
Walter Veltroni ha lasciato la riunione della direzione nazionale del Pd. L’ex segretario del partito democratico non è intervenuto nel dibattito sulla relazione di Pier Luigi Bersani.

Ore 13.58 – Cinquanta iscritti a parlare. Replica di Bersani alle 18, poi voto
Sono più di cinquanta gli iscritti ancora a parlare alla direzione del Pd. Lo ha detto Enrico Letta che sta presiedendo i lavori. “Visto – ha aggiunto – che è giusto che tutti parlino l’orientamento è che la replica del segretario e il voto siano attorno alle 18”.

Ore 13.57 – Civati: “Arroganti e autoreferenziali, abbiamo perso così”
“Abbiamo mancato un obiettivo clamoroso perchè il Pd ha fatto troppo il Pd: siamo stati troppo rivolti a noi stessi”. Pippo Civati, in Direzione, ha proposto una dura autocritica sulla campagna elettorale dei democratici. “Il tema è stata l’alleanza con Monti e abbiamo parlato di populismo. Non riempi i bar sport così. Non puoi dare del populista a tutti. Abbiamo spesso fatto gli arroganti e ora scopriamo che il programma di Grillo lo scriveranno Stiglitz e Fitoussi, non proprio due stronzi”, ha spiegato il neo deputato. “Ora il nostro elettorato non accetterebbe uscite verso destra, e abbiamo bisogno di costruire un percorso radicale. Dobbiamo dirlo tutti. Sono combattuto sull’esito, ma sono convinto che si debba provare”, ha proseguito Civati secondo il quale anche con l’esperienza del governo Monti “ci siamo posti sulla difensiva e ci siamo raccontati una storia non coincidente con la storia del Paese. Da qui dobbiamo ripartire. Con uno spirito molto critico verso noi stessi e lo sguardo al Paese nella direzione giusta”.

Ore 13.29 – Fassina: “Il governo del presidente sarebbe un arretramento”
“Non credo che un governo del presidente possa migliorare il rapporto con il paese, farebbe arretrare ancora di più la democrazia, serve un atto di autonomia culturale e politica del Pd’’. Così Stefano Fassina, nel suo intervento in direzione, si dice contrario ad altre ipotesi rispetto alla proposta del governo di minoranza lanciata da Bersani.

Ore 13.05 – D’Alema: “Liberiamoci della malattia psicologica dell’inciucio”
“Vogliamo liberarci dalla malattia psicologica dell’inciucio?”. E’ l’invito di Massimo D’Alema alla direzione del Pd. D’Alema cita Gramsci che tacciava di “subalternità culturale” una classe politica incapace di compromessi. “Se c’è cosa sicura sulla Seconda Repubblica – ha detto D’Alema – è che non è mai stato fatto un accordo nè segreto nè pubblico e infatti non si sono risolti molti problemi”.

Ore 12.58 – D’Alema: “Un governo di unità nazionale è impedito da Berlusconi”
“Io credo che noi non possiamo rinunciare a fare un discorso alla destra e mi rammarico che non sia possibile una risposta in termini di unità nazionale. L’impedimento è rappresentato da Silvio Berlusconi”. Lo dice Massimo D’Alema alla Direzione del Pd sull’impossibilità di un governo di unità nazionale come eventuale risposta alla crisi post elettorale.  

Ore 12.57 – D’Alema: “Un 65enne che fa riunioni a porte chiuse e prende a calci i giornalisti appare nuovo”
“Cosa è il rinnovamento del partito?”. E’ la domanda, per Massimo D’Alema, che ora il Pd deve porsi con decisione. “Vedo venire avanti una visione subalterna del rinnovamento, se si è identificato il rinnovamento con la liquidazione di un gruppo dirigente”, ha detto D’Alema nel suo intervento alla Direzione del Pd. “Bene, io mi sono auto liquidato. Ma non ho avuto percezione che il ceto politico che avanza venga percepito come molto nuovo al di là degli aspetti generazionali -ha aggiunto D’Alema-. Noi facciamo molte cose nuove, ma un signore di 65 ani che fa riunioni a porte chiuse e prende a calci i gornalisti appare più nuovo di noi”.

Ore 12.53 – D’Alema: “Sono seriamente d’accordo con Bersani”
“Sono seriamente d’accordo con Bersani e dobbiamo affrontare questa crisi preoccupante e drammatica vista la situazione del paese. Dobbiamo guardare a questo passaggio, come ha detto Bersani, con il metro della storia più che della congiuntura politica: c’è una drammatica crisi della democrazia europea, che riguarda i paesi più deboli dell’Ue ma se guardiamo alla frammentazione dei quadri politici va molto al di là”. Così Massimo D’Alema, nel suo intervento in direzione.

Ore 12.45 – Puppato a Fioroni: “Non possiamo prescindere dai Cinque Stelle”
“L’azione da noi intrapresa è l’accelerazione doverosa alla politica italiana di cui noi siamo l’attore principale anche se non siamo riusciti in campagna elettorale a comunicare con razionalità e freschezza le innovazioni introdotte”. Così Laura Puppato, alla direzione Pd, condivide la proposta del governo di scopo, sottolineando, rivolgendosi a Beppe Fioroni più critico, che non si può prescindere dal M5s che “deve rappresentare, come noi, quella parte di politica che vuole guardare in faccia la realtà”.

Ore 12.44 – Fioroni: “No a mantra che dobbiamo diventare grillini”
No “al mantra che per prendere voti grillini dobbiamo diventare grillini” perchè altrimenti “non siamo mai nè carne nè pesce”. Lo ha detto il deputato del Pd Beppe Fioroni intervenendo alla direzione del Pd che pur appoggiando il tentativo del segretario ha evidenziato alcuni punti sui quali la piattaforma del Pd e quella del movimento cinque stelle non sono conciliabili a partire dalle ipotesi di Casaleggio su conflitti mondiali a quella della “decrescita felice” alla critica all’articolo 67. “E’ giusto stanarli ma sapendo che devono confluire su nostri 8 punti perchè è la parte praticabile di un programma”.

Ore 12.18 – Fassino: “Sì a proposta Bersani, Cinque Stelle si assumano la responsabilità”
“Condivido pienamente la proposta politica e programmatica” avanzata da Pier Luigi Bersani, “ora chiediamo agli altri di misurarsi con questa proposta”. Lo dice il sindaco di Torino, Piero Fassino, intervenendo alla direzione del Pd. “Condivido tutte e 8 le proposte – ha aggiunto l’ex segretario dei ds – ma a questo aggiungerei di sottolineare di piu’ il ruolo delle autonomie e aprire una stagione del tutto nuova nel rapporto tra Stato e enti locali”.

Ore 12.16 – Russo (segretario Trieste): “Le solite interviste fanno male”
Attacco frontale alla vecchia guardia in direzione Pd da parte di Francesco Russo, segretario provinciale di Trieste. Russo ha affermato che le interviste concesse subito dopo il voto “ci hanno fatto male” ed ha sollecitato d’ora in poi “voci nuove” per portare il messaggio del partito. Russo ha poi criticato la “campagna elettorale un po’ scellerata, siamo noi che non ci siamo spiegatie sono arrabbiato ancora adesso perche’ non siamo stati in grado di far emergere che noi avevamo candidati nuovi e idee forti e siamo stati invece percepiti come casta”. A questo proposito Russo ha chiesto a Livia Turco, che nei giorni scorsi ha riferito che sarebbe stata riassunta dal partito una volta cessato il suo incarico di deputata, di continuare a collaborare con il partito ma con una condizione: “entri al Pd solo dopo che avremo risolto la questione esodati”.

Ore 12.14 – Renzi lascia la sede della direzione del Pd: non prenderà la parola
Matteo Renzi ha lasciato la sede della direzione nazionale del Pd. Il sindaco di Firenze ha ascoltato la relazione del segretario Pierluigi Bersani ed i primi interventi tra cui quello di Dario Franceschini, e secondo quanto appreso non prenderà la parola.

Ore 11.52 – Ranieri: “No a Pd-M5S. Sì a un governo del presidente”
“Ci siamo posti in rapporto al Movimento 5 Stelle in maniera non convincente”. Lo dice Umberto Ranieri alla Direzione del Pd che finora è l’unico a non condividere l’impostazione proposta dal segretario Pier Luigi Bersani. “Prima con lo scouting e poi ritenendo che un buon discorso in Parlamento del presidente incaricato che assuma” impegni sulle richieste dei 5 Stelle “conduca Grillo a votare al fiducia. Questa è un’illusione. Grillo e Casaleggio lo hanno detto in tutti i modi, e anche in mdo insolente e non sempre dell’orgoglio si può fare a meno”. Quindi che fare? “Un governo del presidente che realizzi alcune riforme e porto il Paese presto a nuove elezioni”, dice Ranieri.

Ore 11.30 – Finocchiaro: “Bersani mi convince”. Civati: “Serve un altro nome per il premier”

Ore 11.23 – Bersani: “Bene dialettica nel Pd, ma se il partito è unito è una risorsa per l’Italia”
“Continueremo a decidere negli organismi ma chiedo che il Pd, pur nel vivo della sua dialettica, garantisca unità, un Pd che discute come sempre ma che è unito è una risorsa di cui l’Italia non può fare a meno”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani concludendo la sua relazione alla Direzione nazionale del Pd.

Ore 11.18 – Bersani: “Movimento Cinque Stelle dica che vuole fare, non faremo da bersaglio”
“Davanti al Paese ognuno si prenderà le sue responsabilità” e “anche chi ha avuto un consenso di 8 milioni elettori e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuole fare”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani evidenziando che il Pd non accetta un “accordo spurio” e non farà il bersaglio facendosi “sparare a palle incatenate”.

Ore 11.10 – Bersani: “Non praticabile un accordo di governo con la destra”
“Non riteniamo né praticabili né credibili accordi di governo tra noi e la destra”. Così Pier Luigi Bersani esclude, nel suo intervento in direzione, intese con il centrodestra per il governo. “Siamo pronti a corresponsabilità istituzionali” ma sul governo non sono “praticabili” accordi politici con il centrodestra, ha precisato il leader del centrosinistra.

Ore 11.09 – Bersani: “Domani propramma in Rete e apriamo un confronto”
“Per noi questi punti sono irrinunciabili per qualsiasi prospettiva di governo, e siamo pronti da domani ad aprire un confronto pubblicando in rete i punti. La nostra proposta è anche aperta a contributi”. Così Pier Luigi Bersani presentando gli 8 punti del programma per la proposta di governo del Pd.

Ore 11.04 – Emiliano: “Bersani non ha chance, a Palazzo Chigi un M5S”
“Non credo che Bersani abbia chance per formare il governo ma ha il diritto di provarci.”. Così Michele Emiliano, sindaco di Bari e dirigente del Pd, ospite a “24 Mattino” su Radio 24. Emiliano insiste sul coinvolgimento del M5S, dovesse fallire il primo tentativo di Bersani: “C’è possibilità di fare un governo in alleanza col Movimento 5 Stelle che indichera’ il premier. Noi dovremmo avere in seconda battuta la generosità di sostenere il loro governo con la maggioranza ampia del Pd che darebbe garanzie ai mercati perché abbiamo la maggioranza in Parlamento”.

Ore 11.03 – Bersani: “Dobbiamo rivendicare la responsabilità proposta”
Pier Luigi Bersani ha rivendicato il diritto del centrosinistra di fare una proposta di governo. “Il risultato nostro inferiore alle aspettative non assicura governabilita’, ma il risultato e’ anche in relazione alla governabilita’ che una legge da’ con due meccanismi elettorali e si capira’ meglio chi non l’ha voluta cambiare”, ha premesso il segretario del Pd nella sua relazione alla direzione del Pd.

Ore 10.58 – Bersani: “Tocca a noi, gli altri partiti non offrono meglio”
“Gli altri partiti non possono offrire qualcosa di meglio per la governabilità, non hanno le intenzioni nè i numeri. Oltre a qualche idea per sbarrarci la strada, non hanno qualcosa da dire al paese. Tocca a noi fare la proposta al paese e ribaltare lo schema: no accordi politici fuori dal parlamento”. Così Pier Luigi Bersani.

Ore 10.55 – Bersani: “Siamo pronti a proporre un governo di cambiamento”
Pier Luigi Bersani ha ribadito l’intenzione di presentarsi in parlamento a cercare una maggioranza. “E’ inutile cercare accordi politici o diplomazie fuori dal parlamento. Noi parliamo al paese, gli altri parlino altrettanto chiaramente”, ha spiegato alla direzione del Pd. “Siamo pronti a proporre un governo di cambiamento sulla base di un programma essenziale”, ha detto.

Ore 10.53 – Bersani: “Abbiamo cercato scelte in controtendenza, ma non sono state percepite”
“Abbiamo cercato scelte in controtendenza”, rispetto all’incapacità di riforme della politica, parlando in campagna elettorale con le parole del “cambiamento” e con iniziative come le primarie, ma questo non è stato percepito, se non fosse stato così “l’onda d’urto ci avrebbe colpito ancora di più”.

Ore 10.51 – Bersani: “La lista Monti non è decisiva per la governabilità”
“Scelta civica non è in grado di dare un contributo decisivo alla governabilità a dispetto della presunta centralità con cui il sistema ci chiedeva di fare i conti”. Lo ha spiegato Pier Luigi Bersani nella sua relazione alla direzione del Pd.

Ore 10.49 – Bersani: “Rimonta Pdl? E’ stata solo una mancata disfatta”
Pier Luigi Bersani ha dato la sua lettura dei dati elettorali e del risultato destra nel corso della direzione del Pd. “L’idea che non ci fosse l’avversario ci ha danneggiato. Ha messo in liberta’ dei voti, ma che sia colpa nostra discutiamone”, ha spiegato il segretario del Pd. “Anche noi siamo stati vittime di questo coro”, ha assicurato. Duetto questo, “la cosiddetta rimonta non è un reale recupero di consenso, ma deriva dal mancato verificarsi della totale disfatta annunciata”, ha assicurato. “La rimonta della destra non è recupero consenso ma è il frutto del mancato risultato nostro” ha aggiunto.

Ore 10.48 – Bersani: “Le elezioni testimoniano una fase convulsa di transizione”
“E’ in corso da anni una fase convulsa di transizione, un sommovimento profondo di cui le elezioni sono state testimonianza”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani parlando dello scenario al quale è necessario rapportarsi in questa fase nella quale, ha evidenziato: “Sappiamo che le decisioni che prenderemo in questa fase potranno segnare non solo questo momento ma anche il futuro”. Bersani ha parlato della situazione in aree come Portogallo e Spagna, le “rilevazioni di opinione in Francia, l’Olanda, il ripiegamento anti-europeo in Germania”. Insomma, “ci sono ovunque ancora gravi incertezze e lo sciame sismico che scuote le democrazie rappresentative in Europa aumenta”.

Ore 10.47 – Bersani: “C’è sofferenza acuta nella base del consenso del Pd”
I dati elettorali “parlano un linguaggio drammatico ma chiaro: c’è una sofferenza acuta nella base larga del consenso del Pd”. Lo ha detto Pierluigi Bersani, nella sua relazione alla Direzione del Pd. “Questa sofferenza sociale, il blocco dei processi di riforma della politica, la percezione di inutilità della politica ci fanno leggere largamente omologati al sistema che non gira – ha detto il segretario del Pd – Ci viene attribuita come colpa persino l’esistenza di Berlusconi. Tutte queste dinamiche che non hanno avuto lenimento si sono accentuate nell’esperienza del governo Monti”.

Ore 10.45 – Bersani: “Elemento profondo dei Cinque Stelle è la questione sociale”
Il Movimento 5 Stelle “è segnato dall’uso sapiente della rete ma l’elemento profondo si riferisce palesemente a una questione sociale”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani nel suo intervento alla direzione del Pd.

Ore 10.42 – Bersani: “Non stiamo corteggiando Grillo, ma bisogna capire la società”
Pier Luigi Bersani ha bacchettato i commentatori che da 20 anni “spiegano il verbo senza un anno sabbatico e pagare dazio” e ha chiarito il progetto del Pd. “Qui non si sta corteggiando Grillo, ma si tratta di capire ciò che si muove nel profondo, di bucare il muro dell’autereferenzialità del sistema perché comincia a essere in gioco il sistema”, ha detto. “Il canale democratico non è ostruito. Se si rivolge alle istituzioni per rinvigorirle o per farne una vuota cassa risonanza è da capire, ma questo dipende dalla nostra iniziativa che deve sollecitare una risposta”, ha sottolineato.

Ore 10.38 – Bersani: “Rispetto di percorsi e prerogative di Napolitano”
“Apriamo questa direzione nel pieno rispetto dei percorsi istituzionali e delle prerogative del Capo dello Stato ma abbiamo il diritto-dovere di pronunciarci con semplicità davanti all’opinione pubblica”. Così Pier Luigi Bersani aprendo la direzione del Pd. “Sentiamo il dovere politico di pronunciarci con semplicità e chiarezza davanti all’opinione pubblica e di rendere esplicito il nostro orientamento”, ha chiarito il segretario del Pd.

Ore 10.35 – Al via la direzione: gran pienone, ci sono anche i neoeletti
Gran pienone alla direzione del Pd,convocata per votare la proposta del segretario Pier Luigi Bersani su un governo di minoranza che si presenti alle Camere per chiedere la fiducia, in primis al M5S, su un programma di 8 punti. Alla riunione, a largo del Nazareno, sono arrivati anche i neoeletti, come Corradino Mineo e Iosefa Idem, e partecipa anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi, che, per la prima volta, prenderà la parola.