Tutto si può dire di Grillo, ma non che abbia lasciato il pur minimo dubbio su ciò che farà, anzi che non farà il Movimento 5 Stelle in Parlamento.

Lui dice: non daremo la fiducia a nessun governo, non faremo accordi sottobanco con il Pd e meno che mai parteciperemo al mercato delle vacche spartendo poltronee prebende. Voteremo esclusivamente le leggi del nostro programma. E chi non vuole capirlo è un fallito, uno stalker e ha la faccia come il culo. Del resto, entro sei mesi questi partiti saranno finiti, la maggioranza degli italiani sarà con noi e, finalmente, potremo governare da soli. Amen.   

Berlusconi è quello che è, ma non è tipo da nascondersi dietro le parole. Che voglia al più presto un voto bis è così evidente che ha già prenotato una manifestazione di piazza per il 23 marzo. Il suo calcolo è semplice: se sono riuscito in poche settimane a recuperare una barca di voti, con qualche mese a disposizione posso puntare alla vittoria piena anche perché delusi dalla sinistra parolaia e dal grillismo lunare, gli italiani torneranno in massa da me. Il flop di Monti è sotto gli occhi di tutti, ma anche il Professore, par di capire, ha un progettino per restare a galla. Basta leggere i giornali amici che parlano di congelare il premier poiché visto che un governo nuovo non si riesce a fare allora teniamoci quello vecchio.   

Perfino nel Pd, dove come al solito siamo al tutti contro tutti, già si guarda al voto che sarà. Quando Bersani sfida Grillo sul finanziamento dei partiti, sembra portarsi avanti col lavoro, esattamente come Renzi, che propone di rinunciare ai rimborsi elettorali da destinare all’emergenza case (ma guarda un po’).

In attesa che Napolitano decida come mettere in piedi uno straccio di esecutivo, che duri il tempo per fare una nuova legge elettorale (impresa niente affatto semplice), sarebbe interessante sapere cosa ne pensano di tutto ciò i cittadini italiani. Soltanto una settimana fa pensavano di votare chi avrebbe comunque provato ad affrontare una crisi che ha già prodotto tre milioni di disoccupati. Soltanto una settimana dopo si ritrovano con un Parlamento che è un cubo di Rubik. L’altra sera, in televisione, c’era un disoccupato del Sulcis che gridava: “Dopo Grillo c’è il sangue”. Ecco.

Il Fatto Quotidiano, 3 Marzo 2013