L’incertezza dell’esito del voto in Italia è “negativa” per il rating italiano e aumenta la possibilità di nuove elezioni, prolungando potenzialmente l’instabilità politica del paese. Lo scrive Moody’s in una nota diffusa in nottata. Dopo le elezioni italiane, prosegue l’agenzia di rating, il cui esito è così incerto, c’è il rischio di un “riaccendersi della crisi della zona euro”, perché le implicazioni del voto vanno “ben oltre la sola Italia”.

A rincarare la dose, in serata, è arrivato poi il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble.”Il risultato delle elezioni in Italia ha sollevato dubbi nei mercati sulla possibilità di formare un governo stabile e quando questo genere di dubbi sorge, c’è un pericolo di contagio”, ha detto in un’intervista all’agenzia Reuters.

Intanto in Piazza Affari al panico di martedì sono seguiti l’incertezza e un rimbalzo tecnico. Complice l’andamento positivo di Wall Street sostenuta da alcuni dati macro americani positivi, infatti, le Piazze del vecchio continente hanno chiuso in progresso. Milano inclusa, che ha registrato un rialzo dell’1,77 per cento, dopo aver oscillato nervosamente per buona parte della giornata. Stessa sorte per i titoli di Stato con lo spread Btp-Bund che nei primi scambi ha registrato una nuova impennata oltre i 350 punti base, i massimi da dicembre e si è poi raffreddato a 335 punti. Il Btp decennale paga comunque un rendimento notevole del 4,8%, seppure in calo rispetto al 4,90% della chiusura di martedì. 

In mattinata il Tesoro ha venduto tutti i quattro miliardi di offerta massima sul nuovo Btp decennale. Il tasso pagato agli investitori è salito al 4,83% dal 4,17% di gennaio, raggiungendo i massimi da ottobre. Il rapporto fra domanda degli investitori e offerta è a 1,65. Collocati anche tutti i 2,5 miliardi di offerta massima sul Btp quinquennale. Il tasso pagato agli investitori è salito in questo caso al 3,59% dal 2,94% di gennaio, raggiungendo i massimi da ottobre. Il rapporto di copertura è a 1,61.

Tensioni, poi, da Oltremanica, dove il Financial Times dedica un editoriale alla Penisola intitolato Dall’Italia un passo verso l’ignoto dove si sottolinea come sia “ancora troppo presto per dire cosa il risultato politico del voto in Italia produrrà, ma l’area euro dovrebbe prepararsi a nuove turbolenze”. Per il foglio della City che interpreta il voto come uno “schiacciante verdetto contro il sistema politico” ed esclude che il ritorno alle urne sia “un problema”, ai Democratici e ai loro alleati “va offerta l’opportunità di formare un governo cercando alleanze”.

Certo – sottolinea il Ft – nessuno “deve attendersi che questo governo possa varare ampie riforme strutturali, ma ci potrebbe essere spazio per importanti cambiamenti”. Ma, conclude l’editoriale, “un governo con un limitato programma può funzionare solo se i mercati decidono di non girarsi completamente contro Roma. I tassi di interesse sul debito italiano sono ancora gestibili, ma se l’Italia dovesse perdere l’accesso al mercato sarebbe costretta a chiedere” l’aiuto della Bce. In altro commento, dal titolo “L’Italia necessita di riforme politiche”, il Ft riporta l’analisi di due economisti italiani, Tito Boeri e Luigi Guiso, e scrive che “il nuovo governo dovrebbe tagliare i salari ai parlamentari e ridurre il loro numero”. Anche perché, se prima la prospettiva era un governo Bersani con il sostegno di Monti “l’esito del voto può essere simile – una larga coalizione non guidata nè da Bersani nè da Berlusconi, ma da una persona come Monti (e non necessariamente Monti stesso) – ma con un compito meno ambizioso: preparare il Paese a nuove elezioni, teoricamente con una migliore legge elettorale”.