In tempo di sondaggi scientifici vietati, a giudicare dai miei 1280 contatti di Facebook sparsi su tutta Italia, che a naso dovrebbero essere molto più di stampo progressista che conservatore, il M5S farà un exploit come raramente si vede a un’elezione politica in Italia. 

Sicure le due cifre, ma a questo punto è molto probabile che la prima cifra non sia un “1” bensì un “2”. Un M5S che prendesse dal 20% in su dei voti sarebbe una roba da entrare nei libri di Storia del futuro. Anche se tradurre in termini di seggi è molto difficile con il Porcellum, perché dipende anche da una serie di variabili fra cui i dati delle altre formazioni, parliamo di un 120-150 (mal contati) di nuovi parlamentari “grillini” alla Camera e, sempre malissimo contati, attorno ai 70 senatori. La gran parte di questi voti sembrerebbe venire da chi di solito si astiene o decide di votare proprio all’ultimo, ma una fetta assai considerevole viene dall’ultra-sinistra, motivo per cui può darsi che Rivoluzione Civile faccia addirittura fatica a superare la soglia del 4%, o la superi a stento.

Si tratta solo di ciò che captano le mie personali “antenne”, niente di scientifico. Ma vedo dalle reazioni sulla rete che devono essere in molti a pensarla così. Infatti se prima fioccavano da destra gli inviti a non votare per il M5S sostenendo che sia “pieno all’80% da gente No Tav e da esponenti dei centri sociali“, come se i centri sociali fossero novelli covi delle Brigate Rosse e non le realtà normalmente positive che sono, è ormai da alcuni giorni che piovono inviti uguali e contrari a non votare M5S da sinistra.

Alle volte si leggono impropri paragoni fra Grillo e Mussolini. Ma Grillo non ha molto a che vedere con Mussolini, se non un’analoga capacità di tenere in pugno le piazze usando una ars retorica comunque diversa, e un populismo di fondo che parte in ambedue i casi da una sinistra social-anarcoide. Altre volte ci si imbatte in riflessioni molto più intelligenti e intriganti, come quella della blogger Sara R., che sostiene: la “gente per bene” e “con la faccia pulita”, magari “giovane e alla prima esperienza”, si trova anche fra i candidati del Pd, di SeL, di Rivoluzione Civile e, probabilmente, anche di tutte le altre formazioni di centro e destra: il Movimento 5 Stelle non ne ha l’esclusiva. Siamo nel campo dell’ovvio: e la stessa considerazione si deve fare per la disonestà e la corruttibilità, motivo per cui sono abbastanza sicuro che una parte, spero piccola, degli eletti del M5S passerà sotto altre insegne una volta eletta.

Più ideologica e strutturata, con i pro e i contro conseguenti, l’analisi proposta dal blog degli intellettuali della Wu Ming Foundation, che dopo aver offerto in modo acuto come oggi si possano intendere categorie politiche novecentesche quali “Sinistra” e “Destra”, sostiene che “«Di destra», invece, è chi pensa che la nazione sarebbe – e un tempo era – unita, armoniosa, concorde, e se non lo è (più) la colpa è di […] intrusi, […] e ora vanno ri-isolati e, se possibile, espulsi, così la comunità tornerà unita.” In modo alquanto convincente – almeno per me – le belle penne della Wu Ming sostengono in modo chiaro: “Tutte le destre partono da questa premessa, […] Per capire se un movimento è di destra o di sinistra, basta vedere come descrive la provenienza dei nemici. Invariabilmente, i nemici vengono «da fuori».” Su questa base, la Wu Ming Foundation sostiene che il “grillismo” è di destra, e la cosa va di pari passo con la geniale definizione data dallo scrittore Christian Raimo, che sul suo FB ha scritto: “I grillini sono quelli che non avendo trovato un vero partito di sinistra da votare ne votano uno di destra.” 

Per quanto io stimi molto sia Raimo che i colleghi della Wu Ming, non sono del tutto convinto che il M5S sia un fenomeno politico di destra. Lo dico guardando ai suoi programmi e ai suoi candidati, che senza fare lunghe analisi, non mi sembrano più vicini all’idea di Destra che ho studiato io e che poi ho conosciuto sui marciapiedi del quartiere Trieste di Roma. A mio giudizio il M5S è un movimento populistico assai fluido, dove per alcuni è presente un chiaro culto del leader, ma per altri c’è una semplice partigianeria in favore del proprio leader e movimento, che in politica è tutto sommato normale. 

Per come la vedo io, se il prossimo Parlamento saprà esprimere una maggioranza della coalizione di centrosinistra Pd-Sel-Psi-Cd in entrambe le camere, cosa che mi auguro vivamente, i tantissimi parlamentari del M5S saranno utilissimi come controllori, come rappresentanti d’una opposizione attenta e sufficientemente elastica per valutare criticamente ogni proposta di legge.

Non mi sorprenderei affatto se i parlamentari del M5S dicessero “sì sì” e “no no” entrando ogni volta nel merito della questione, senza alcun paraocchi di tipo ideologico o pregiudiziale. In questo modo dimostreranno al Paese coi fatti di essere una formazione democratica come le altre, e anche più legittima del Pdl di quel Berlusconi che continua a fare esplicite promesse di voto di scambio ora anche per iscritto, o a chiamare a raccolta i criminali e gli evasori d’Italia sparando a palle incatenate contro la Magistratura, lo Stato, e il Fisco. Insomma, ancora una volta, per l’Italia il vero pericolo è rappresentato da Silvio Berlusconi e dalla sua indubbia capacità di abbindolare e corrompere la gente. Non certo dal centinaio e passa di neo-parlamentari iscritti al Movimento 5 Stelle.