Nuovo siluro in arrivo sulla finanza rossa. Questa volta nel mirino non c’è Siena, ma Bologna, sede di Unipol, il polo assicurativo delle Coop in procinto di fondersi con Fondiaria Sai sotto la regia dell’amministratore delegato Carlo Cimbri e con la benedizione di Mediobanca, creditrice di entrambi i gruppi. Ma dovrà prima vedersela con gli azionisti di risparmio A di FonSai che, secondo quanto trapela dal mercato, sono pronti a muovere una dura battaglia legale con potenziali risvolti finanziari e giudiziari non da poco.

Niente a che vedere con le malefatte dei Ligresti, questa volta. L’oggetto del contendere, infatti, è il trattamento subito in occasione dell’assemblea dei soci che la scorsa estate ha varato le ricapitalizzazioni necessarie per il passaggio della compagnia dalle mani della famiglia siciliana a quelle di Bologna. Con il concorso di una delibera che, lamentano gli azionisti di risparmio A, si è in seguito rivelata lesiva dei loro preesistenti diritti e privilegi di partecipazione agli utili del gruppo. E questo nonostante le precedenti rassicurazioni in senso opposto da parte del consiglio di amministrazione di Fondiaria Sai, per altro avallate da una perizia della società di consulenza contabile Pkf.

I primi, increduli, dubbi erano sorti poco dopo il cambio di controllo, lo scorso autunno. Tanto da provocare una richiesta formale di chiarimenti ai nuovi vertici. Richiesta che però è rimasta inevasa fino a venerdì 15 febbraio, quando Fondiaria ha di fatto smentito la lettura della delibera fornita preventivamente dalla perizia di Pkf dandone una in senso opposto che, secondo stime informali, avrebbe come risultato finale di far risparmiare alla compagnia una somma compresa tra 7 e 8 milioni di euro. Nel frattempo a farla da padrone sul mercato è stata l’incertezza.

Immediate le reazioni degli sconcertati azionisti di risparmio che, in queste ore, sono in attesa della convocazione in assemblea per votare l’impugnazione della delibera estiva. E qui rischia di scivolare la fusione delle due compagnie già nel mirino tanto della Procura di Milano quanto dei sindacati che, alla luce degli oltre 2000 esuberi dichiarati, stanno gridando alla “macelleria sociale d’impresa”. Se infatti i soci dovessero ottenere la sospensiva della delibera a monte dell’acquisizione, sorgerebbero comprensibili problemi per le nozze e la nascita di Uni-Sai.

Una via d’uscita, non gratuita, per Unipol sarebbe quella di riconoscere il diritto di recesso agli azionisti di risparmio. Resta però alto il rischio di contenzioso con gli altri soci. Non solo. Della faccenda è già stata investita anche la Consob, sul tema dell’adeguatezza delle informazioni fornite al mercato in questi mesi dal gruppo guidato da Cimbri, che a sua volta è fresco di prescrizione dall’accusa di aggiotaggio nel processo Unipol-Bnl. E ancora, non si può escludere a priori che la magistratura in sede penale non voglia verificare se questi mesi di incertezza sui mercati non abbiano favorito qualcuno. Insomma, i Ligresti passano, ma i guai continuano.