D’accordo, è una strategia. Va bene, la campagna anti-tv funziona soltanto se non vai in tv. Siamo tutti del parere che Beppe Grillo è a suo modo un genio della comunicazione, costringe le televisioni a occuparsi di lui, è in video più di chiunque altro ma può dire in piazza che a lui la tv gli fa schifo e non gli serve per trovare voti. Chapeau.

Ma che senso ha sfilarsi dall’intervista concordata su Sky stasera con un tweet? E senza dare spiegazioni. E’ un leader serio uno che fa così? Da Savona si limita a strillare: “I politici vanno in tv, ma che cosa ci vanno a fare? Io ho rifiutato, e credo di aver fatto bene. Questi vanno e poi dicono tutto e il contrario di tutto. Sono dei ridicoli, devono andare a casa”.

E allora perché aveva preso l’impegno per l’intervista? (En passant, i giornalisti saranno pure servi di un sistema da abbattere, ma sono pure lavoratori dipendenti che meritano un minimo di rispetto).

Caro Beppe, ti rivelo un segreto: sei un politico anche tu. E da un bel pezzo, ormai. E lo sono anche i ragazzi del Movimento 5 Stelle che si preparano a entrare in Parlamento. E’ una dura realtà a cui dovete rassegnarvi.

C’è qualcosa che comincia a essere inquietante nella strategia di comunicazione di Grillo e dei suoi. Loro le domande proprio non le vogliono. E non credo sia soltanto una forma di ribellione al sistema. E’ che, secondo me, Beppe e gli altri temono le domande perché non sanno le risposte.

Perchè se ti chiedono come pensi di rinegoziare il Fiscal Compact non puoi rispondere “Tutti a casa”. E magari se dici che Monte Paschi ha un buco da 21 miliardi – come ha fatto Grillo ieri – ti chiedono cosa hai fumato e devi spiegare perché inventi numeri. E così via.

Non è vero che tutti i talk show sono pieni di giornalisti cattivi servi del sistema pronti a fare il trappolone al povero grillino indifeso. Ma è vero che se il grillino suddetto dice idiozie, la cosa si nota.

Comincio a pensare che Beppe non abbia alcuna fiducia nei suoi candidati. Che li consideri semplici pigia tasti che in Parlamento attueranno le direttive impartite da Genova (e dal sempre misterioso Casaleggio). Che lo slogan “uno vale uno” non sia un’esaltazione dell’uguaglianza e della dignità del singolo, ma un invito un po’ sovietico a evitare di pensare con la propria testa.

Grillo non manda i candidati neppure alle tribune elettorali sulla Rai. Cioè spazi praticamente istituzionali. Viene proiettato uno spot con le piazze piene (che, almeno in questo caso, non dovrebbero essere la premessa a urne vuote). Perché? Che messaggio è? Davvero qualcuno può credere all’immediata applicabilità della democrazia diretta?

Anche le rivoluzioni richiedono il loro tempo. In attesa di decidere tutto per referendum, i grillini dovranno andare nelle commissioni parlamentari, presentare emendamenti, fare discorsi in aula, votare.

E io sarei curioso di sapere cosa pensano, di farmi un’idea se sono capaci o no. I futuri parlamentari di altre liste, più o meno, abbiamo imparato a conoscerli. E vedere certi candidati della lista Monti in tv ha senza dubbio contribuito a far scendere il Professore nei sondaggi.

Ma coi 5 Stelle non si può giudicare in anticipo. Bisogna votare a scatola chiusa.

Ed è un peccato.