Ha esordito nei panni di Silvio Berlusconi, distribuendo soldi “non miei” agli italiani. Pochi minuti, il tempo di una canzone-parodia. Poi, immediata, la contestazione di una parte del pubblico in sala a Maurizio Crozza. Oltre un minuto di insulti, anche pesanti, con il comico impossibilitato a proseguire. Al punto che il presentatore Fabio Fazio è dovuto intervenire per chiedere ai contestatori di calmarsi. Solo dopo l’uscita di alcune persone dal teatro, lo spettacolo di Crozza è ripreso. Con evidenti difficoltà da parte del comico, nei primi minuti, a ingranare. Nel pomeriggio, il Cavaliere aveva dato un avvertimento al comico: “Si tenga alla larga dal Papa”.

“Non mi sono mai divertito tanto da quando Alfano ha detto che il Pdl faceva le primarie”. “Sono formidabile o no? Dico qualcosa che vi dà uno choc? Dico che non bisogna pagare il canone? Gubitosi – ha detto rivolto al dg Rai seduto in platea e lanciando delle mazzette di finti euro – tieni!”. “Ma quanto mi amate? Io invece questo Paese lo odio, altrimenti perchè avrei proposto il condono? Scherzavo”. Poi “formidable” diventa “condannable”, “imputable”, “culona intrombable”.

Ed è partita la contestazione. “Vai a casa…”. Si è sentito distintamente questo invito dal pubblico. “Niente politica…”, ha urlato più d’uno. E’ intervenuto quindi il presentatore chiedendo al pubblico di applaudire e apprezzare, e “non ad approfittare del Festival di Sanremo per farsi notare con due urli, perché la storia è una sciocchezza. Ascoltiamo tutti l’intervento di Crozza che siamo onorati di avere qui. Alla fine ciascuno applaudirà quello che crede”. Crozza ha detto dal canto suo “la mia non è propaganda”, scatenando ancora di più il pubblico. In molti hanno urlato in corso “fuori, fuori”, e ci sono stati anche fischi. Fazio, poi, si è rivolto al pubblico dell’Ariston, ringraziandolo per l’aiuto utile “a superare un momento difficile” e, soprattutto, fondamentale per “riconoscere due persone peraltro ben note che hanno colto l’occasione per farsi riconoscere anche questa volta”. Chiaro il riferimento all’analogo ‘incidente’ (seppure con una contestazione meno rumorosa e meno prolungata) dello anno scorso, quando venne fischiato Celentano. In quell’occasione, Claudia Mori, che era in platea, sostenne che la contestazione era stata sobillata da due-tre persone. E la storia, a quanto pare, sembra essersi ripetuta anche nell’edizione 2013. Altra chiave di lettura dell’accaduto è arrivata da Massimo Martelli, autore di Sanremo. “Quello che non si è capito dai teleschermi – ha spiegato – è che la gran parte del trambusto che si è sentito e l’invito ripetuto ad andare ‘a casa, a casa’ non era rivolto a Maurizio Crozza ma ai due contestatori seduti vicini in platea che hanno cominciato a urlare ‘no politica a Sanremo’ ma anche insulti tipo ‘pirla'”. Fatto sta che dopo l’interruzione lo spettacolo è continuato.

Dopo Berlusconi, le parodie di Bersani e Ingroia
E dopo una divagazione sulla natura degli italiani, Crozza è riuscito a ingranare di nuovo ed è ripartito con Bersani: “Tutti stanno a dire che mi stanno a rimontà ma ho già vinto le primarie contro Renzi mica posso vincere tutto”. “Vendola non sa cosa vuole, Monti non sa cosa vuole, io sono vent’anni che guardo il menu. Monti o Vendola questo è il problema. La tav o i matrimoni gay? Gliel’ho detto a Vendola: ‘completiamo la Tav e in due ore ti vai a sposare in Francia'”. “Prima avevamo Fassino ora abbiamo Fassina : noi i dirigenti li scegliamo con Ruzzle…Dico un’ultima cosa sul Pd e vado via: non è che se sulla tavoletta del cesso ci attacchi una mela diventa un MacBook”. Poi una battuta con l’atteso riferimento al Papa: “Sai qual è la sfiga di Bersani? Che se anche vince le elezioni, il 28 si dimette il Papa e lui è sempre la seconda notizia”.

Ripreso il ritmo e il favore della platea, Crozza ha proseguito con il suo Ingroia pigro, dalla parlata sbiascicata. La voce fuori campo di Adrea Zalone lo ha intervistato: “Lei ha voglia di fare politica?”. E il Crozza-rivoluzionario Civile ha replicato: “Beh, voglia… E’ più un languorino”. L’intervista è proseguita con affermazioni all’insegna del luogo comune indeologico. Poi ha accennato “Bella ciao”, sempre stancamente. Per il finale su Ingroia Crozza è tornato Crozza: “Cos’è la società civile? Quella che non prende il vitalizio, poi entra in politica, prende il vitalizio e diventa incivile”. E infine, Montezemolo per parlare della Lista Monti, che fa parte di “quelli che si incontrano a Cortina Incontra, Capri annuisce, Saint Moritz fa spallucce”. E’ entrato Fazio per intervistarlo: “Vi accusano di essere distanti dalla gente”. “Aspetti mi faccia guardare il sole per capire in che periodo dell’anno siamo, che stagione è”, ha detto Crozza-Montezemolo. Fazio: “Perché non lo sa?”. “Azzardo”, ha replicato il finto Montezemolo, che ha proseguito tra le citazioni di convegni improbabili in tutti i luoghi più belli del mondo e ha sbertucciato “le poverate”. “Lo sa che c’è gente che va avanti con 500 euro al mese?” lo ha incalzato Fazio. E lui: “Mila euro. La nostra moneta non è in mila euro?”.

La polizia ha identificato i contestatori
Sono stati accompagnati nel foyer dell’Ariston e quindi identificati dalla polizia i due che erano tra il pubblico e che sono stati individuati come protagonisti della contestazione a Maurizio Crozza in avvio dell’intervento del comico, contestazione che ha poi innescato – stando a quanto poi sostenuto da uno degli autori del Festival – la reazione del pubblico nei confronti degli stessi due invocando che fossero mandati via dal teatro. Ma i due sono risultati in possesso di regolare biglietto di ingresso a pagamento, tanto è vero che i due sono tornati regolarmente in sala prendendo il loro posto all’Ariston, a dispetto di quanto invece sembra – secondo appunto uno degli autori del programma – che il pubblico volesse nei loro confronti. 

Le reazioni. Verro: “Avrei fischiato anch’io”. Capezzone: “Autogol di Fazio”
Non sono mancate le reazioni all’esibizione di Maurizio Crozza. Il consigliere d’amministrazione della Rai, Antonio Verro, candidato del Pdl al Senato, ha dichiarato: “Non sono a Sanremo. E questa volta nessuno potrà accusarmi, come accaduto l’anno scorso per Celentano, di aver orchestrato qualsivoglia contestazione. Ma da cittadino se fossi stato in sala avrei fischiato l’intervento di Crozza”. “Non mi è piaciuto per niente – aggiunge – ha fatto una par condicio degli insulti. Una cosa è la battuta, la satira, altra è un intervento su tutti in insulti. Queste sono cose che poteva dire Grillo sul palco, non un comico”.

Non meno incendiaria la presa di posizione di Daniele Capezzone: “Crozza, Fazio e i vertici Rai sono stati protagonisti di un clamoroso autogol – ha detto il portavoce del Pdl – Farebbero bene a scusarsi e a riflettere sul grave errore che hanno commesso. E soprattutto farebbero bene a rispettare tutti gli italiani che pagano il canone e non vogliono comizi faziosi e di parte”.

La serata, da Va pensiero di Verdi alla lettera a San Remo della Littizzetto
La serata si è aperta sulle note di Giuseppe Verdi:  “Va pensiero”, l’aria più celebre del Nabucco. Per introdurlo Fazio ha spiegato che quest’anno cade il bicenteraio del compositore, “eletto deputato nel 1861 e poi anche senatore”. Poi l’arrivo di Luciana Littizzetto, che ha inaugurato la serata con una letterina a San Remo piena di battute e doppi sensi sui divieti alla parolaccia e sul rispetto della par condicio, su politica e attualità, ma anche sul festival. “Caro Santo Remo – ha letto – fai che non mi venga mai in mente di fare rime mentre presento Gualazzi. Meno male che non c’è Samuele Bersani, sennò bisognava trovare un Samuele Monti e un Samuele Berlusconi“. E ancora: “Dopo la neve, le polemiche politiche e le dimissioni del Papa manca solo la pioggia di rane e lo sbarco degli alieni ad Arma di Taggia”. Non manca una battuta sul Monte dei Paschi e la minaccia a Fazio: “Faccio subito vedere la farfallina o fai vedere tu il lombrico?”. Alla fine una promessa. “Non pronuncerò mai il nome di un politico e nemmeno parole che cominciano per Ber. Al limite diro Ber-saglio, Ber-tuccia. Nè parole che finiscono con Oni. Invece di Maroni dirò beige e invece di Casini dirò puttanaio”. Ma le battute e le frecciatine sono tante, come quella sull’Imu: “I soldi della restituzione li vorrei prima delle elezioni…”. In particolare la Littizzetto doveva evitare il ricorso a parole “pesanti”, ma alla fine la parola “culo” è riuscita a dirla..

Niente bacio gay sul palco dell’Ariston
Niente bacio-scandalo sul palco dell’Ariston tra la coppia gay italiana che ha deciso di sposarsi e però potrà farlo fuori dall’Italia, giovedì 14 a New York. Stefano Olivari e Federico Novaro, con il solo accompagnamento della musica di un pianoforte, hanno illustrato la loro storia d’amore servendosi di cartelli, senza mai pronunciare una sola parola e sorridendo. Con molta compostezza e rispetto per gli altri, Stefano e Federico hanno spiegato come si sono conosciuti e come nel tempo si sia arrivati all’amore e quindi alla decisione di dare un senso forte e istituzionale alla loro unione. Sposandosi, appunto. Ma fuori dall’Italia “perché le leggi del nostro Paese – era scritto nell’ultimo cartello – non ce lo consentono”.