È più a suo agio a parlare di esodati Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera. Ne ha fatta una battaglia personale ed ha portato a casa la “salvaguardia” per 130mila persone. Non è solo suo il risultato, ma lui si è speso molto e promette che continuerà a farlo fino a salvaguardare tutti. Mentre sui giovani e la disoccupazione, riparte dal 2007 , quando era ministro del Lavoro del secondo governo Prodi, dal suo protocollo su previdenza, lavoro e competitività e dal cuneo fiscale.

Reddito minimo di cittadinanza a tutti, è d’accordo?
“Bisogna andarci cauti è una materia complessa. Come slogan può funzionare, ma un reddito di cittadinanza indipendentemente dal lavoro svolto non penso sia fattibile, non va assolutamente bene. Invece bisogna introdurre un salario minimo per chi ha un reddito basso, un contratto a progetto per esempio, bisogna dare degli standard di remunerazione e di equità retributiva: sotto un minimo non si va”.

La struttura degli ammortizzatori va cambiata?
“Va migliorata e potenziata. Nella crisi dovremmo rendere gli ammortizzatori sociali più adatti a tutelare il lavoro. La riforma Fornero li accorcia troppo: 18 mesi non sono sufficienti. Mobilità e disoccupazione devono rimanere”.

E la cassa integrazione va mantenuta? La ministra del Lavoro Elsa Fornero ha più volte parlato di lavoratori parcheggiati, dentro a un freezer.
“È una sciocchezza. La cassa integrazione, si divide in tre parti: ordinaria, straordinaria e in deroga. L’ordinaria e straordinaria sono una sorta di mutua, pagata da lavoratori e imprese, quella in deroga dalla collettività. Le prime due servono per momenti di crisi, il parcheggio è momentaneo, l’azienda non è necessariamente decotta. La Fiat usa la cassa integrazione, non vogliamo mica dire che è decotta! La cassa integrazione va mantenuta assolutamente”.

Con la riforma Fornero del mercato del Lavoro si poteva fare di più per i giovani?
“In questa legislatura avevamo proposto una legge bipartisan con incentivi e agevolazioni per le start-up, per le imprese giovanili, ma si è fermata. Il mio cruccio sono gli esodati, pur avendo salvato 130mila lavoratori ne rimangono altrettanti”.

Per i giovani cosa farete nella prossima legislatura?
“Quando ero ministro con il protocollo 2007 (legge 247, ndr) ho istituito il riscatto della laurea, ho migliorato la totalizzazione dei contributi per i giovani, ho messo l’indennità di malattia e maternità per i precari, le contribuzione assicurative per i precari, un fondo di rotazione di 150 milioni per un giovane precario per avere una paga di 600 euro al mese da restituire a tasso 0 in 36 mesi. È un’esperienza importante che può aiutarci a trovare soluzioni. Oggi Bersani propone la mia antica proposta sulla decontribuzione, bisogna far costare di meno il lavoro stabile rispetto a quello flessibile, è il punto su cui dobbiamo insistere, ce lo copia persino Berlusconi”.

Quali saranno gli ostacoli?
Sempre i soliti, avere le risorse per fare queste iniziative. Ostacoli politici e culturali non ne vedo.

Sui contratti interverrete? Quello a tempo indeterminato sarà prevalente?
“Semplificheremo, da ministro del Lavoro ho già cancellato lo staff leasing e il contratto a chiamata, Sacconi (ministro del Lavoro dell’ultimo governo Berlusconi, ndr) li ha rimessi. Noi li ricancelleremo. Il contratto a tempo indeterminato deve essere quello prevalente attraverso lo sconto sul cuneo fiscale a vantaggio delle imprese che stabilizzano i giovani e gli over 40-45”.

Per i lavoratori pubblici prevedete licenziamenti, mobilità?
“Non prevedo nessun licenziamento, ci sono regole vigenti che comprendono la mobilità. Bisogna riorganizzare i lavoratori, sulla base delle regole contrattuali, là dove sono in eccesso o carenti. Non possiamo pensare che la pubblica amministrazione risponda solo a se stessa, è un servizio per i cittadini”.

C’è un problema di controllo di efficienza?
“C’è sempre stato. Ora c’è il problema di rinnovare i contratti di lavoro dopo 3-4 anni di blocco. Efficienza e tutela vanno di pari passo”. (LAP)