La proposta elettorale del Pd sulla sanità si basa sull’uso della fiscalità per rifinanziarla e quindi sul rifiuto della tesi cara al governo Monti della sua insostenibilità finanziaria. La relazione della Corte dei Conti dice invece che non si tratta tanto di rifinanziare la sanità ma di bonificare la sua spesa da una impressionante elenco di reati che nel loro complesso costituiscono un costo altissimo e che desidero citare in parte ma solo perché davvero variopinti:

  • irrazionale distribuzione delle risorse

  • disattenzione dei pubblici amministratori

  • moltiplicazione dei centri di spesa

  • proliferazione delle strutture

  • mancanza di controllo sulla gestione e sul funzionamento

  • cattiva gestione dei presidi sanitari

  • violazione dell’obbligo di esclusività

  • irregolarità nella realizzazione di opere o nell’acquisizione di beni e servizi

  • affidamento illecito di incarichi

  • illegittima assunzione di personale

  • sprechi

  • irregolarità nella prescrizione di farmaci

  • illeciti di carattere penale

  • dolosa emissione di ordini di pagamento per corrispettivi non dovuti

  • emissione di fatture per fittizie prestazioni sanitarie o farmaceutiche

  • inosservanza di disposizioni in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, di abusi nella conduzione di attività di prevenzione ( screening per la diagnosi dei tumori femminili)

  • errori medici”

A tutto ciò bisogna aggiungere tangenti, comparaggio, falsi accreditamenti, opportunismi di tutti i tipi ecc.

Il nodo a cui la Corte riconduce questa sorta di troiaio è “l’eccessività dell’impegno finanziario, a fronte delle utilità che assicura” cioè quello che a più riprese ho definito “anti-economicità”.

Tutto questo in sostanza vuol dire che se c’è un qualche problema di sostenibilità questa è dovuta principalmente all’elevato grado di anti-economicità della spesa sanitaria. Se non si fa della lotta contro l’anti-economicità una priorità strategica si rischia di rifinanziare sia la buona che la cattiva sanità. Ma tutto questo vuol dire anche che la sostenibilità/insostenibilità della sanità è un opinabile pregiudizio sulla spesa che invocato da destra è una scusa per privatizzare, invocato da sinistra è una scusa per lasciare invariante il sistema. In entrambi i casi si finisce con il conservare le malversazioni del denaro pubblico.

La spesa sanitaria è una funzione F a tante x, cioè a tanti argomenti che se non specificati dire sostenibile o insostenibile non ha senso. Trenta miliardi di spesa pubblica sono scaricati sui cittadini costretti a curarsi nel privato. Almeno 2 punti di quel 7.2 % di spesa pubblica sono abusi e corruzione . Esiste ormai un sistema sanitario parallelo di tipo mutualistico che è anche una spesa parallela. Complessivamente abbiamo una spesa sanitaria più o meno nella media europea. Ma allora perché dire che in sanità non esiste un problema finanziario? Il giudizio sulla spesa, nel caso del Pd, è a ben vedere un giudizio sintetico sulla sanità, sulle politiche fatte, sulle Regioni, e quindi, nel bene e nel male, sulle proprie responsabilità politiche.

Dire che il problema delle risorse è la loro insufficienza, evitando, come in uno slalom, le contraddizioni è come dare un giudizio positivo sul sistema fino a proporne tout court il “rilancio”. Ciò tradisce non solo un problema di autocritica costruttiva ma un difetto di progettualità. Ma a quale idealità del Pd corrisponde questa strategia? L’idealità che sembra emergere sembra essere prevalentemente amministrativa perché amministrare soprattutto a livello regionale è sempre stata la sua principale preoccupazione. Amministrare la sanità vale come amministrare un bel pezzo di spesa pubblica e quindi di potere. Niente da ridire a parte ammettere la possibilità che quello che è funzionale a questo potere non è detto che lo sia anche per la sanità.

Il ragionamento base del Pd ne è l’esempio: se spendiamo poco allora dobbiamo dare più soldi alle “regioni” non alla “sanità” (non è una sottigliezza). Si ignora così che i problemi della spesa si intrecciano con i problemi della governabilità e che la Corte dei conti ci dice che la vera priorità è bonificare i rapporti tra i modi di governare e di gestire e i modi di spendere. A me pare che le ragioni del Pd si spieghino con una specie di “ragion di Stato” che tutto giustifica: le regioni, di fronte alla spending review hanno come si dice “sbarellato”, prive di un progetto di riforma non riescono ad incidere sulle storiche anti-economicità del sistema, per cui , se non rifinanziate rischiano tutte di essere obbligate ai piani di rientro e di perdere i poteri amministrativi acquisiti. Salta così il discorso bucato da Monti “emergenza quale cambiamento”. Se non c’è emergenza perché cambiare? Ma l’emergenza c’è sia dentro la sanità che fuori. Far crescere la spesa sanitaria in recessione a sistema invariante è una scelta debole e rischiosa che reggerebbe fino al prossimo cambio di governo, che di fronte ad una spesa non bonificata ma più alta, metterà mano a pesanti contro-cambiamenti.

Io so che, in sanità più il sistema è corrotto più sarà insostenibile. Moralizzare vuol dire rendere sostenibile. Non riformare vuol dire contro riformare. E’ questo che vuole il Pd?