Parliamo di cose serie, e quindi non della “polemica Al Qaeda”. Che non esiste, non sposta mezzo voto e serve unicamente per radicalizzare i pareri su Beppe Grillo. Chi lo odiava già lo farà più di prima (brandendo Repubblica come una clava) e viceversa. Il tema delle esagerazioni linguistiche di Grillo va avanti da anni e mi ha sempre annoiato. Una gigantesca pippa intellettuale, derubricabile alla voce “guarda il dito e non la Luna” (prassi in cui i tifosi del Pd, dichiarati e sotto mentite spoglie, son maestri).

Le cose serie, riguardo al Movimento 5 Stelle, sono altre. E contemplano anche le critiche. Se n’è parlato giovedì sera a Otto e mezzo, presentando il libro Il partito di Grillo di Elisabetta Gualmini (presente in studio) e Piergiorgio Corbetta. C’ero anch’io. Non pochi ultras grillini mi hanno massacrato, perché “troppo critico con il Movimento 5 Stelle” (mannaggia: e io che credevo di essere lo spin doctor di Grillo). I bimbominkia esistono in ogni partito e movimento, dal Pd a Ingroia: l’Italia è un popolo di tifosi. Sono critiche che lusingano, ma – avendo già un ego ben pasciuto – non è questo il punto. Che riguarda invece alcune criticità programmatiche del Movimento. Affrontiamole.

– “Non hai detto che il M5S rifiuta i rimborsi elettorali”. Figuriamoci. La registrazione c’è. Il Movimento rifiuterà i 100 milioni di “rimborso” e ha fatto tempestivamente sapere che lo stipendio parlamentare sarà di 5mila euro lordi (invece dei 10435 attuali). Saranno mantenuti benefit e diaria. Il noto statista Giovanni Favia aveva ritenuto tale riduzione troppo bassa, salvo poi accettare uno scranno da Rivoluzione Civile (la sua coerenza mi affascina al punto da ricordarmi Capezzone). Nel programma ho ricordato anche la meritoria decurtazione del 70% (Grillo a volte dice 75%) dei consiglieri siciliani. Stavo per aggiungere che quei soldi servono per un microcredito destinato a piccole e medie imprese, ma sono stato interrotto. 

La domanda di Lilli Gruber non riguardava però i “rimborsi elettorali”, ma i “fondi parlamentari”. In merito, nel Codice di Comportamento del M5S, si legge: “Il Regolamento della Camera dei Deputati e del Senato prevede che a ciascun gruppo parlamentare vengano assegnati dall’Ufficio di Presidenza contributi da destinarsi agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare, nonché alle “funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili”. La costituzione di due “gruppi di comunicazione”, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonchè di evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili. Ogni gruppo avrà un coordinatore con il compito di relazionarsi con il sito nazionale del M5S e con il blog di Beppe Grillo. La concreta destinazione delle risorse del gruppo parlamentare ad una struttura di comunicazione a supporto delle attività di Camera e Senato su designazione di Beppe Grillo deve costituire oggetto di specifica previsione nello Statuto di cui lo stesso gruppo parlamentare dovrà dotarsi per il suo funzionamento. E’ quindi necessaria l’assunzione di un esplicito e specifico impegno in tal senso da parte di ciascun singolo candidato del M5S al Parlamento prima delle votazioni per le liste elettorali con l’adesione formale a questo documento”. Secondo Valentino Tavolazzi, tale panegirico cela il desiderio di Grillo e Casaleggio di “blindare” quei compensi. Casaleggio ha già querelato chi lo sosteneva.

“Non siamo una Setta”. Lo so. Era il parere della Gualmini, secondo cui la struttura verticistica ricordava un po’ una setta. E’ anche il parere del noto statista Favia. Il M5S non è una setta, ma di sicuro rischia di essere un contenitore in grado di rendere famosi i primi che passano. In ogni caso, le critiche civili vanno sempre accettate. Altrimenti, reagendo da bimbiminkia, si sembra proprio una setta. E’ un movimento politico, non il fan club di Ligabue.

“Noi sopravviveremo a Grillo”. Mah. Il M5S insegue la democrazia diretta ma, al momento, non può vivere senza il suo megafono Grillo. Ho molta stima dei Pizzarotti e dei Cancelleri, ma senza Grillo non esisterebbero politicamente. Cambierà in futuro? Auspicabile, ma ne dubito. Il M5S contiene anche questa anomalia di inseguire la democrazia dal basso (“Uno vale uno”) ma di essere al tempo stesso la dimostrazione (per ora) del contrario.

“Non è vero che non saremo mai al Governo”. Bah. Ognuno è libero di credere alle proprie utopie preferite. In un paese conservatore e dormiente come l’Italia è già un miracolo che il M5S vada a due cifre. E per me le elezioni del 2013 costituiranno il botto irripetibile del Movimento. Posso sbagliare, certo. Credo comunque che il Movimento, a livello nazionale, dia il massimo come forza di opposizione reale in grado di ergersi a sentinella del potere. Ciò che il centrosinistra mai o quasi mai ha fatto.

“Non siamo dilettanti allo sbaraglio”. Essere “dilettanti” non è un difetto, ma un dato di fatto che può assurgere a pregio. Gli attivisti 5 stelle non potranno essere peggiori di altri dilettanti come le Gelmini. Lo stesso Pizzarotti ha mosso i primi passi da dilettante (un po’) allo sbaraglio, emergendo nei mesi successivi come sindaco senz’altro criticabile ma in grado di raggiungere risultati concreti (e non facili).

“Non esiste un problema di democrazia interna”. Certo che esiste. E’ evidente che Grillo e Casaleggio abbiano un forte potere decisionale. Ma non è questo il problema principale. Anzi: al momento non è neanche un problema. O Grillo (e Casaleggio) gestiscono un tale magma incandescente, o il M5S si frantuma qua e là. Non ci sono altre strade. Lo sapevano anche le Salsi e i Favia, ma ci hanno giocato (la prima denotando poi coerenza, il secondo va be’).

“Prendiamo voti a sinistra”. Sai che scoperta. La Gualmini lo scrive adesso, io lo sostenevo già nel 2007/8. Il Movimento 5 Stelle nasce anzitutto grazie ai disastri del Governo Prodi nel 2006. Lì, prim’ancora che il M5S si formasse, molti orfani di sinistra si sono spostati su Grillo (che non è di sinistra). Poi, in un secondo momento, sono arrivati i delusi da Bossi e Berlusconi. E – con lo scandalo Monte dei Paschi – stanno arrivando nuovi indignati. Se al Movimento togli quelli che fino al 2006 votavano centrosinistra, Grillo non arriva neanche al 10%. Enrico Letta lo nega, e questo conferma la veridicità dell’analisi.

“Tornare in tivù non è contraddittorio”. Certo, e io sono Fabio Fazio. Eccome se è contraddittorio. E incoerente. Grillo ripete da vent’anni che la tivù è morta, allontana chi ci va e poi è il primo ad andarci. Uhm. Come ho ripetuto dalla Gruber, è incoerente ma “giusto” politicamente. Non andare in tivù durante la campagna elettorale, mentre tutti ci bivaccano (da Monti a Berlusconi), è come tagliarsi gli zebedei per fare un dispetto alla moglie. Grillo deve andare in tivù, se vuole fare il pieno elettorale. Ha ripetuto anche a Bologna che non andrà in un talkshow. Quindi sceglierà una tribuna politica (che mestizia) o un contenitore con una sola intervistatrice (tipo Lo Spoglio di Ilaria D’Amico, sua amica). Vedremo.

“Grillo è fascista”. L’infamia più irricevibile che circola su Grillo e il Movimento. Una falsità alimentata dalle frasi (assai infelici) su Casa Pound. Grillo ha ben reagito alle contestazioni, facendo salire sul palco chi lo criticava e ribadendo di “provenire da una famiglia socialista ed essere antifascista”. Doveva urlarlo anche prima: asserire che “destra e sinistra pari sono” è un conto, dialogare con i fascisti è semplicemente inaccettabile. Da qui a tratteggiare il Movimento come una succursale 2.0 della Gioventù Hitleriana, ce ne passa. Amici e compagni di Repubblica: un po’ di ritegno, su. Avete già cannato clamorosamente su Monti, che ritenevate fino a ieri il Salvatore (come stai, Scalfari?). Siate sereni. E brindate all’imminente, e sfolgorante, pareggio.

“E’ un programma più di sinistra che di destra”. Certo. Sempre stato così. Sanità pubblica, scuola pubblica, reddito minimo garantito per tutti, pacifismo, ambiente, liste pulite, abbattimento dei costi della politica, no agli inceneritori, etc. Il M5S è di destra come Storace di sinistra. Casomai ha indigeste derive paraleghiste, vedi vicenda Ius Soli.

“E’ populista come Bossi e Berlusconi”. Sì e no. La comunicazione di Grillo ha due cortocircuiti. Il primo, noto, è che Grillo parla da comico ma fa politica (vedi Al Qaeda). Il secondo, meno noto, è che Grillo usa una forma comunicativa populista (il dileggio, la battuta, il parlare alla pancia) ma ha poi un contenuto spesso utopico. Grillo da una parte insegue la risata grassa ma dall’altra auspica un cambiamento radicale – etico, morale – degli italiani. Qui risiede la sua utopia (e il suo fallimento, perché gli italiani non cambiano. Mai). Se Bossi e Berlusconi sono populisti nella forma come nel contenuto (quindi a loro modo malamente coerenti), Grillo è populista solo nella forma (ma non nel programma). Calderoli somiglia a Bossi, la Santanchè a Mussolini. Mentre Pizzarotti non somiglia a Grillo. Tutto questo rende il movimento ancora più inclassificabile e dunque attaccabile. Dal primo che passa, tipo Gianni Riotta, ma anche da quello più preparato.

“Ce l’hanno tutti con noi”. Abbastanza vero, ma la teoria del complotto e la frignata sistematica – dopo un po’ – annoiano.

“Il Movimento è sottostimato”. Credo anch’io. Fino a un mese fa lo davano al 10, ora al 18% (Swg: l’istituto da sempre più lucido nel misurarlo). Sarà comunque una cifra incredibile. Poiché al Senato è inutile (aritmeticamente) votare Rivoluzione Civile, la speranza è che gli italiani non sprechino la loro scelta. Permettendo che non solo alla Camera ci sia un nutrito gruppo di “dilettanti” in grado di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”.

“Le nostre piazze sono sempre piene”. Anche sotto la pioggia. E Grillo ha “rubato” Piazza San Giovanni alla sinistra per il comizio finale a Roma. Mossa molto abile, nonché guittamente carognesca. Non è detto che tutti quelli che vanno a vederlo poi lo votino, ma Grillo rimane l’unico politico a riempire le piazze. E neanche ha la scorta. Qualcosa vorrà pur dire.

“Fate le pulci solo a noi”. Abbastanza vero. Se il Movimento 5 Stelle ha il raffreddore lo si bombarda col napalm, se gli altri politici hanno il cancro gli si dà un’aspirina. La comunicazione, sui giornali e in tivù, in Italia funziona quasi sempre così. Se però il M5S ha qualche pulce, va mostrata e non nascosta sotto il tappeto. La gravità non risiede qui, ma nel non mostrare le pulci (pardon la rogna) degli altri.