Sospendere la campagna elettorale o proseguire seguendo la linea Ambrosoli: dimissioni in caso di rinvio a giudizio. Il centrosinistra lombardo prova una difesa tra imbarazzi e confusione. Le spese contestate ai consiglieri dell’opposizione, 29 in tutto quelli iscritti dalla Procura di Milano, sono di entità inferiore, per esempio, rispetto ai 6000 euro spesi (e poi restituiti) dal leghista Galli per il matrimonio della figlia o i quasi 1000 euro spesi dalla Minetti per una cena al Principe di Savoia. Ma pongono immediatamente un dilemma morale e politico:  si può fare la campagna elettorale con un avviso di garanzia in tasca? Il centrosinistra dovrà stabilire se un invito a comparire davanti ai magistrati è una patente di impresentabilità tale da compromettere le candidature, quelle regionali ma soprattutto quelle per un seggio a Roma che sono vincolate alle preferenze.

Sul punto i diretti interessati pesano le parole e fanno valere come un mantra la linea tracciata dall’avvocato candidato al Pirellone. Ma il problema della credibilità dei candidati che affrontano le urne resta e sarà oggetto di riunioni nei prossimi giorni. Il centrosinistra, del resto, ha l’esigenza di marcare una differenza dal centrodestra caduto su creme di bellezza, cene da migliaia di euro e cartucce da caccia rimborsate come attività di rappresentanza. Ma al momento le poche informazioni non lo consentono e a prevalere è l’imbarazzo. Lo stesso Pippo Civati, rottamatore della prima ora e candidato alla Camera, ha ricevuto un avviso a comparire e a caldo pone il problema: “Ho ricevuto un avviso a comparire per 3.100 euro di rimborsi in cinque anni che sono perlopiù spese si viaggio, treni, taxi. Nessun regalo o spesa che non sia riconducibile all’attività di consigliere. Ma certo non nascondo l’imbarazzo, stiamo valutando anche un’ipotesi di sospensione temporanea della campagna elettorale, ma è una posizione che il gruppo prenderà collegialmente, anche perché le informazioni sul chi e il perché stanno arrivando in queste ore alla spicciolata. Molto dipende poi da cosa contestano i magistrati”.

Il capogruppo Pd, Luca Gaffuri, congela però questa ipotesi all’istante e rimarca: “La linea ufficiale è quella di Ambrosoli, la settimana prossima incontreremo i magistrati per spiegare”. In cinque anni ha speso 14mila euro ma, come chiarito dall’interessato, non c’è spazio per grandi banchetti: 3.400 euro di spese telefoniche, 3210 di giornali, 4077 in ristoranti, 2.982 in rimborsi chilometrici e 621 in biglietti ferroviari. Franco Mirabelli, candidato al Senato, riferisce di aver ricevuto contestazioni per circa 6mila euro. “Si tratta di una decina di pranzi di rappresentanza. Sono molto tranquillo, andrò dalla magistratura e spiegherò”.

Anche sul fronte Idv c’è un mix di stupore e fermezza. “Quello della magistratura – spiega il capogruppo Stefano Zamponi, candidato alle regionali – è un atto dovuto e doveroso. Avete presente quando uno guida e incappa nel posto di blocco? Esibisci patente e libretto e aspetti che la conclusione degli accertamenti”. Ma un avviso di garanzia è una patente di impresentabilità? “Secondo me no, nel senso che i magistrati dovranno accertare la fondatezza delle spese sostenute e in caso contrario dovranno dimostrare l’elemento del dolo che caratterizza il reato di peculato. Il tutto avendo però a riferimento una legge del 1975 che forse ha maglie troppo larghe, ma la legge si può migliorare precisando con rigore cosa è una spesa di rappresentanza e cosa no”. Sul fronte Sel interviene il capogruppo Chiara Cremonesi. Tra le contestazioni spese per colazione, rifornimenti di benzina, manifesti e un master da 59 euro dal titolo “vincere le elezioni”. “Ci è stato contestato – recita una nota del gruppo – sostanzialmente l’intero bilancio del gruppo consiliare, dagli abbonamenti al Corriere della Sera, la Repubblica e Radio Popolare al materiale di consumo quali carta, penne e cartucce per stampanti e fino ai rimborsi per vitto o trasporti ai nostri collaboratori volontari. Nella consapevolezza di aver agito nel pieno rispetto dell’etica pubblica e della buona gestione dei rapporti di lavoro con i nostri collaboratori rendiamo sin da ora disponibili le nostre dimissioni in caso venisse dimostrato il contrario”.