Dopo le pecore, il rischio di contaminazione nel tarantino potrebbe coinvolgere anche le “lumache”, la “fauna stanziale” e le uova di gallina. L’allerta è stata lanciata dal servizio veterinario del dipartimento di prevenzione dell’Asl di Taranto che in un lettera inviata ai sindaci del capoluogo e dei comuni in provincia (Statte, Palagiano, Monteiasi, Massafra, Martina Franca e Crispiano) ha chiesto l’adozione “di provvedimenti di divulgazione delle procedure di prevenzione del rischio di contaminazione degli alimenti di origine animale da diossina e Pcb”. Al primo cittadino di ogni comune, insomma, il direttore del settore Igiene Alimenti, Vito De Chirico, e del settore Igiene Allevamenti, Teodoro Ripa, hanno chiesto di adottare una serie di misure precauzionali necessari per la “prevenzione del pericolo della contaminazione in questione”.

Diossina e Pcb, quindi, potrebbero aver contaminato anche i terreni di comuni ben più distanti rispetto a Taranto. Come Palagiano, situato a poco più di 20 chilometri dalla fabbrica. Il sindaco Antonio Tarasco ha emanato il 14 gennaio scorso un’ordinanza nella quale informa che sono “da evitare” la raccolta di chiocciole in terreni incolti, la caccia di “esemplari di fauna selvatica stanziale, che abbia avuto accesso ad alimenti potenzialmente contaminati per lunghi periodi di tempo” e infine che “l’allevamento di galline ovaiole o di altri volatili da cortile per autoconsumo deve essere attuato con rigorose cautele”.

Alla base dell’informativa della e della richiesta del dipartimento Asl ai sindaci ci sarebbe “l’attività svolta dalla stesso Servizio veterinario nell’ambito delle analisi del rischio nel settore della produzione primaria degli alimenti di origine animale riferito alla contaminazione da diossine e Pcb e in particolare a seguito delle risultanze analitiche del piano di monitoraggio del 2012”. I dati non compaiono nelle carte, ma nell’ordinanza a firma del sindaco di Palagiano, il primo cittadino scrive tra le premesse che “il territorio di questo Comune risulta esposto al rischio di contaminazione”.

“Questa informativa – afferma Angelo Bonelli, leader dei Verdi – dimostra il disastro sanitario in cui si trova il territorio tarantino che descrive un vero teatro di guerra. Il Governo non ha preso provvedimenti urgenti a difesa della salute a partire dagli alimenti e dall’agricoltura dicendo in modo prescrittivo cosa si deve coltivare e cosa no. Il governo è solo impegnato a garantire gli interessi dell’azienda e non dei lavoratori. La gravità – aggiunge Bonelli – sta anche nel fatto che solo il comune di Palagiano ha preso questo provvedimento. Il silenzio e l’omertà sulla difesa salute da parte del Governo è immorale perché doveva essere lui a ordinare i divieti”.

Il firmatario della missiva, il dottor Teodoro Ripa, però, tenta di ridimensionare: “In questi 5 anni – spiega a ilfattoquotidiano.it – abbiamo capito perfettamente che le diossine si depositavano e continuano a depositarsi, insieme ad altri inquinanti, nelle zone incolte, ma in quelli coltivati il rischio non sussiste. Io devo parlare più con scienza che con coscienza: questa è stata una pretesa, ritengo non molto motivata, degli ambientalisti, condivisa dal Tavolo tecnico regionale, che volevano che si facesse qualcosa per controllare lumache, cacciagione e le galline. In realtà noi abbiamo avuto solo due casi a meno di 15 km dalla zona industriale e abbiamo provveduto ad abbattere gli animali. In particolare su tre animali che si trovavano a 4 km dal polo industriale abbiamo riscontrato livelli di concentrazione elevate. Questi animali avevano meno di un anno di vita e ciò dimostra quanto grave sia ancora il rischio di inquinamento di aria e ambiente. Ma purtroppo nessuno prende provvedimenti seri. Mi riferisco al Governo e a tutti gli altri organi che avrebbero dovuto vigilare e non l’hanno fatto. Noi veterinari siamo costretti a effettuare campionamenti quando dovremmo occuparci di altro. La gente le diossine non le prende dagli alimenti, ma dall’ambiente, dall’aria. Io sono arrabbiato perché si usano misure rigorose per gli allevatori per eliminare rischi solo eventuali o inesistenti e per i rischi veri ci sono gestioni impalpabili che non tutelano le persone che vivono a ridosso della zona industriale che ogni giorno continuano ad ammalarsi”.