Raggiunto a Ginevra l’accordo tra 140 paesi per un trattato internazionale legalmente vincolante per limitare l’uso di mercurio, sostanza gravemente tossica per la salute umana. Una lunga, dura settimana di negoziati, coordinati dall’agenzia Onu per l’Ambiente (UNEP), conclusa la mattina di sabato all’alba, che ha prodotto un testo lungamente atteso dalle associazioni ambientaliste. Svizzera e Norvegia, che da oltre 10 anni promuovono i negoziati, hanno salutato con favore la firma. «Il nuovo trattato ridurrà la produzione e uso di mercurio, specialmente nei processi industriali», ha commentato il ministro degli Esteri svizzero, Didier Burkhalter.

Attualmente il mercurio viene utilizzato in una serie di prodotti: dalle amalgame dentali alle lampadine e persino nelle maschere facciali. Mentre una grande quantità è immessa nell’ambiente da cementifici, centrali elettriche a carbone, fonderie e miniere d’oro di piccola-media scala. I danni di questo elemento (in particolare del metilmercurio, MeHg, la forma in cui questo composto si trova nell’ambiente), provoca tumori, malattie respiratorie, perdita dei denti e infezioni cardiovascolari. L’effetto più grave tuttavia sarebbero i danni cerebrali e correlati disordini psichici. Secondo il progetto di ricerca europeo Democophes, il costo dell’effetto neuro tossico del MeHg si aggira sui 10 miliardi di euro all’anno ed interessa centinaia di migliaia di feti. Solo in Italia si stimano 380mila casi l’anno di neonati con esposizioni sopra il livello di sicurezza.

Una situazione che potrebbe cambiare. Con il nuovo accordo ONU siglato a Ginevra aumenteranno i controlli sulle emissioni e verrà limitato l’uso di mercurio in un numero elevato di prodotti, dal bando globale dei termometri (in Italia già in vigore), alle amalgama dentali usate per le otturazioni, all’uso nelle lampadine a basso consumo. Entreranno poi in vigore rigidi controlli nelle miniere, cementifici ed anche nelle centrali termoelettriche a carbone per catturare le emissioni di MeHg. Una notizia positiva anche per l’ambiente: se il trattato verrà effettivamente implementato nei prossimi anni si potranno limitare le quantità di MeHg che ogni anno si depositano nell’Artico – 200 tonnellate secondo l’UNEP – limitando un danno grave alla fauna locale.

L’accordo verrà firmato ufficialmente il prossimo ottobre a Minamata, Giappone, in onore delle centinaia di cittadini morti in questa località a causa di una lunga contaminazione di mercurio. Quindi toccherà agli stati ratificare entro tre anni il trattato per farlo entrare pienamente in vigore.

Per molti supporter della legislazione internazionale, tuttavia, l’accordo non è «il passo che che tutti si attendevano». A commentare è Joe DiGangi di IPEN, l’associazione contro gli inquinanti organici ­persistesti noti anche com POP. «Certo è un primo passo in avanti ma servono ora programmi specifici».

A indebolire i negoziati le opposizioni dei paesi sviluppati che hanno cercato di limitare il contributo finanziario per l’implementazione di progetti per eliminare le emissioni di mercurio, e l’ostracismo delle economie emergenti, tra i primi emettitori di mercurio. Paesi come India e Cina hanno storto il naso più volte contro una legislazione che li obbligherà a usare dei filtri per catturare il mercurio emesso dalle centrali a carbone, mentre il Cile dovrà controllare le fuoriuscite di mercurio legate alle mega-miniere di rame. Ostilità anche da parte della lobby delle miniere d’oro, che negli ultimi anni hanno raddoppiato il giro di affari (e le emissioni). Il settore estrattivo aureo rappresenta il 35% totale delle emissioni di mercurio, sostiene uno studio dell’UNEP del 2012. Implementare e monitorare la legge non sarà un processo affatto semplice.

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