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La caccia a qualunque costo è sempre più insostenibile per l’ambiente

L’apertura della stagione venatoria si conferma sotto il segno dell’insipienza politica e del consumismo esasperato
La caccia a qualunque costo è sempre più insostenibile per l’ambiente
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L’apertura, un’ora prima dell’alba di domenica 20 settembre, della stagione venatoria 2026/27 si conferma sotto il segno dell’insipienza politica e del consumismo esasperato da parte dei 429.484 cacciatori italiani, in costante diminuzione.

Non è bastato il lungo caldo record, con le associate siccità e diminuzione di risorse alimentari, che hanno stressato le popolazioni di molte specie di mammiferi ed uccelli, per portare a più miti scelte le Regioni italiane, 16 delle quali hanno persino autorizzato deroghe per consentire alcune giornate suppletive di caccia ad inizio di settembre ad alcune specie di migratori, come tortore e colombacci.

Mentre i Tar di Veneto, Piemonte e Sicilia hanno già sospeso alcune parti dei rispettivi calendari venatori regionali, su ricorsi del mondo ambientalista, per l’immotivata elusione dei pareri scientifici obbligatori dell’Ispra, la vigilanza venatoria provinciale risulta numericamente ancora ai minimi storici, dopo le riduzioni operate nel 2015 con il Decreto Madia e gli organici mai ripristinati.

In drastico declino rimangono specie tuttora cacciabili, come l’Allodola, la Pernice bianca, il Gallo forcello, la Tortora selvatica, il Combattente, la Pavoncella. Del resto, a dispetto di tutte le chiacchiere di distrazione di massa sul cinghiale, sono in realtà gli uccelli migratori a sopportare il peso maggiore dello sforzo di caccia a scopo ricreativo.

In questi giorni la maggioranza di centrodestra spinge in commissione agricoltura della Camera dei Deputati per proseguire l’esame a ritmi forzati della proposta di legge n.2984, volta a peggiorare l’attuale legge quadro sulla caccia n. 157/92; contiene proposte di liberalizzare ulteriormente l’impiego dei richiami vivi, ridurre la percentuale delle superfici destinate a parchi naturali, diminuire le pene per chi pratica bracconaggio nelle aree protette, autorizzare i visori notturni (vietati dalla Convenzione di Berna sulla vita selvatica in Europa), aprire alla caccia le foreste demaniali e abolire l’attuale scelta obbligatoria fra tre forme di caccia in via esclusiva (in Zona Alpi, da appostamento con richiami vivi, tutte le altre forme), esasperando il nomadismo venatorio.

La caccia a qualunque costo reclamata da piccole lobby sempre più arroganti e capricciose, smaccatamente sostenute dall’industria armiera, è sempre più insostenibile per i nostri ecosistemi, consolidandosi come corpo estraneo alla ruralità, oltre che come passatempo anacronistico disprezzato dalla maggior parte degli italiani.

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