“Il patto di non belligeranza” è stato siglato. Come racconta La Repubblica, il contatto atteso da giorni è diventato realtà: Pier Luigi Bersani e Mario Monti si sono visti la mattina del 16 gennaio, alle 7,30, per pianificare un strategia comune che prevede, come punto cardine, l’accordo tra progressisti e moderati da sviluppare subito dopo il voto. Un accordo che passa attraverso l’individuazione del pericolo comune in Silvio Berlusconi. Il cavaliere infatti, hanno deciso i due leader, diventerà nei prossimi giorni il bersaglio principale dei discorsi e dei comizi del segretario del Pd e del leader centrista. 

I primi segnali dell’avvenuto contatto sono arrivati con l’intervista a Libero di Stefano Fassina: ”Noi collaboreremo con Monti, anche se dovessimo vincere al Senato. Si apre una stagione durissima, in cui tutti i riformisti sono chiamati a un lavoro comune”, ha detto il responsabile economico del Pd sottolineando tuttavia di aspettarsi che “ad avere ruoli di governo sia la forza che esce premiata dal voto. Se i sondaggi non mentono, sarà il Pd”.

Eppure Fassina, nei primi attacchi del Professore, era, insieme alla Cgil e a Vendola, identificato come “conservatore”, come “ala estrema da tagliare”. Ora, di fronte alla rimonta nei sondaggi di Berlusconi, Monti e Bersani dimenticano i dissapori di inizio campagna elettorale e siglano il patto. “Questa stagione lo richiede”, per dirla con l’ex ribelle Fassina. I nemici, quelli veri, sono altri. Ingroia e Santoro, in testa. A dirlo, la “nota del mattino” , quella che ogni giorno viene mandata allo staff del segretario Bersani, all’ufficio stampa, a chi si occupa di comunicazione. Il testo di martedì 15 gennaio, dopo una serie di considerazioni sull’economia e un paio di commenti su Monti che sbugiarda Berlusconi e il processo Ruby che va avanti, arriva la parte sui sondaggi: “Quelli veri, mostrano la verità. La strada è irta di ostacoli, ma il Pd e il centrosinistra, se ben lavorano, vincono”. E poi, il dato dell’Ipr Marketing, che dà il Pd al 31 per cento nazionale e, soprattutto, vincente in tutte le regioni in bilico al Senato.

Il problema, a livello elettorale, è sempre il Senato. Se infatti la maggioranza alla Camera per il Pd sembra cosa fatta, a Palazzo Madama le circostanze sono tutt’altro che chiare. A causa del Porcellum il premio per i seggi di Palazzo Madama scatta a livello regionale. E ci sono regioni che pesano di più e regioni che pesano di meno. Dunque la vittoria di Pier Luigi Bersani passa per la Lombardia, per la Sicilia e per la Campania. Ma al Sud Rivoluzione Civile, il partito di Antonio Ingroia è dato in continua crescita, oltre quel 4 per cento necessario per entrare al Senato. E come reagisce l’ex pm di fronte alla neo alleanza tra Monti e Bersani? Il Pd “si sta dimostrando piuttosto sordo” al nostro appello “mentre continua a guardare dall’altra parte, a Monti. Ma forse i sondaggi recenti li stanno preoccupando. Noi in ogni caso continueremo a essere disponibili“, ha detto Ingroia ospite di Radio Anch’io. Disponibili sì, ma nessuna “desistenza” come richiesto sottobanco dal Pd a Rivoluzione civile, in nome di un diritto unico a presentarsi agli elettori, come hanno notato molti commentatori negli ultimi giorni. 

Intanto, come riporta ancora La Repubblica, Monti e Bersani hanno trovato un terreno di dialogo arrivando anche a concordare la gestione delle presenza televisive, punto di forza di Berlusconi. D’ora in poi, infatti, confronti e partecipazioni tv potrebbero essere gestite in accordo dai rispettivi staff. A partire dalla decisione di non andare a Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro che ha rilanciato “l’animale televisivo” Silvio. 

Non crede all’accordo tra Pd e Scelta civica l’ex capo delegazione del Pdl a Strasburgo e oggi candidato con Monti Mario Mauro: “Tutti dicono che dopo il voto Monti farà un patto di governo con il Pd. Siamo così sicuri? – si è chiesto l’ex europarlamentare in un’intervista ad Avvenire – E’ tutto davvero così scritto? Io non escluderei che un confronto vero sulla natura riformista ed europeista del Pdl possa portare a una ricomposizione del rapporto con il Professore. E azzarderei un altro scenario: il Pdl e il Professore potrebbero trovare un’intesa proprio nel nome del Ppe”. 

Apre invece alla possibilità di un accordo con Monti anche Massimo D’Alema che, all’inizio, aveva giudicato “immorale” la salita in campo del Professore: ”In diversi paesi europei i socialisti governano anche con i popolari. Può accadere – ha spiegato l’ex ministro degli Esteri a Radio Capital – Il Pd sarà la forza guida del governo, poi in tutti i paesi il partito più grande, che prende il 32 – 33 per cento, cerca alleati. E’ giusto. Non vogliamo governare da soli, vogliamo costruire una coalizione che dia stabilità al paese”.