I vertici del Partito democratico che chiedono a Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia di non presentare le liste in Sicilia, la Campania e la Lombardia, ovvero le “regioni chiave” che saranno determinanti per la governabilità del prossimo governo al Senato. In una nota il sindaco di Palermo Leoluca Orlando spiega che Dario Franceschini lo avrebbe “contattato questa mattina a nome del Pd” per proporre “un accordo di desistenza. Credo – ha aggiunto Orlando – siano molto preoccupati per la continua crescita della nostra lista ‘Rivoluzione civile'”. Ma a prendere le distanze dalle parole del sindaco è lo stesso Franceschini che spiega, al contrario, di non avere avanzato ”nessuna proposta di patto e nessuna desistenza”.

Resta vero, però, che per assicurarsi una solida maggioranza al Senato, il Pd non può permettersi di perdere in Lombardia. O se i democratici escono sconfitti da lì, allora devono vincere in tutte le altre regioni. La causa è da ricercare nel Porcellum che prevede il premio per i seggi di Palazzo Madama a livello regionale. Dunque, se il risultato positivo alla Camera sembra cosa fatta, al Senato le circostanze sono tutt’altro che chiare e la vittoria di Pierluigi Bersani passa per la Lombardia, per la Sicilia e per la Campania. In più i sondaggi, al momento, danno il centrosinistra in svantaggio nella regione del Pirellone dove, secondo l’istituto Ispo, il Pdl appare nettamente avanti, con un distacco che supera i 3 punti. La stessa distanza percentuale che persiste nella corsa per la successione di Formigoni, tra Roberto Maroni e Umberto Ambrosoli.

Secondo Orlando, firmatario del manifesto fondativo di Rivoluzione civile, l’invito del Pd di non presentare le liste di Ingroia “fa seguito a mille rifiuti” dei democratici che, “nei mesi scorsi e nelle ultime settimane, ha opposto un netto no a qualunque dialogo per costruire una vera alternativa intransigente al berlusconismo e al montismo. Se questa dovesse essere una proposta elettorale francamente ritengo che sia una cosa molto modesta”. Ma, aggiunge, “non comprendiamo se sia o meno un segnale di un ravvedimento del Pd che intende troncare ogni rapporto con Monti e con il montismo per costruire finalmente un’alternativa credibile di governo. La riposta può darla solo il Pd. Io non posso che portare questa richiesta nella cabina di regia di Rivoluzione civile”.

Tuttavia a smentire le sue parole interviene proprio l’ex segretario del Pd. “Le cose che ho detto a Orlando sono le stesse che ho detto pubblicamente in due interviste questa mattina. Mi pare fin troppo evidente come non vi sia alcun spazio per una qualsiasi forma di accordo politico con la Lista Ingroia, anche per rispetto delle legittime ma profondamente diverse posizioni politiche tra noi e loro”. Le sue parole, spiega, sono state dettate da “una semplice constatazione aritmetica più che politica“. Infatti, “per come è fatta la legge elettorale al Senato, nelle regioni in bilico, come Lombardia, Sicilia e Campania, la presenza della Lista Ingroia rischia di far vincere la destra, rendendo il Senato ingovernabile”. Per Franceschini, dunquem è “tutto qui”. I democratici non intendono avanzare “nessuna proposta di patto o desistenze – ha concluso Franceschini- parola peraltro sfortunata che evoca ambiguità inconciliabili con la linea di chiarezza voluta dal Pd. Ma – ha aggiunto – soltanto la descrizione di un quadro oggettivo, rispetto al quale ognuno deve assumersi le proprie responsabilità“. Come quella di fare pendere l’ago della bilancia dalla parte sbagliata. Specie nelle “regioni chiave”.